Reddito e lavoro: i temi del futuro

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di Beppe Grillo

Oggi Papa Francesco ha parlato dei due temi che sono al centro del dibattito per il futuro del nostro Paese e della nostra civiltà: reddito e lavoro. I piccoli leader in cerca di visibilità e i piccoli giornalisti hanno subito strumentalizzato alcune sue parole a fini politici, ma non si sono soffermati a capire e hanno ascoltato solo quello che pareva a loro. Il Papa ha detto che “Il sistema politico a volte sembra avvantaggiare chi specula e non chi investe”, come dargli torto davanti a un governo che ha abolito l’articolo 18 per rendere più facili i licenziamenti? Ha criticato il gioco d’azzardo, che il governo continua a incentivare in tutti i modi possibili, e la scelta di mantenere negozi aperti 24 ore su 24.

Ha detto anche che “l’obiettivo da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti, perché senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti”. La proposta di Reddito di Cittadinanza del MoVimento 5 Stelle va esattamente in questa direzione. Il Reddito di Cittadinanza del MoVimento 5 Stelle garantisce a tutti i cittadini di avere un reddito al di sopra della soglia di povertà e contemporaneamente permette loro di inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro. L’occupazione è il fine del Reddito di Cittadinanza, ma mentre si raggiunge questo obbiettivo dobbiamo tirare fuori milioni di persone dalla povertà, garantire loro un tenore di vita dignitoso che gli consenta di potersi sfamare e vivere a testa alta all’interno della società. Il Reddito di Cittadinanza che il MoVimento 5 Stelle propone all’Italia è una misura che è presente in tutta Europa, tranne che nel nostro Paese e in Grecia ed è l’unica risposta possibile all’emergenza nazionale che i partiti hanno causato e fanno finta di non vedere: la povertà.

Non è un mistero che il lavoro che dà reddito stia scomparendo a causa dell’avanzata dell’automatismo, della robotica e dell’intelligenza artificiale. Non tenere in conto questo dato, per chiunque si candidi a governare il Paese, è segno di miopia. Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg, nel suo discorso ad Harvard, ha avanzato l’ipotesi di un “reddito di cittadinanza universale, per dare a ognuno un punto d’appoggio per provare a fare cose nuove. Cambieremo lavoro molte volte, quindi abbiamo bisogno di assistenza ai bambini che sia accessibile, per potere andare al lavoro, e di cure sanitarie che non siano legate a un’azienda.” Elon Musk, CEO di Tesla, ha avanzato la stessa proposta a più riprese. Sono due delle persone al mondo che hanno i mezzi più avanzati per avere un’idea precisa del futuro che ci aspetta.

Ma adesso la priorità è il Reddito di Cittadinanza come proposto dal MoVimento 5 Stelle: garantiamo alle persone una dignità e aiutiamole a inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro.

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#ProgrammaSicurezza – Sicurezza e libertà

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di Renato Scalia

Sicurezza e libertà sono da annoverarsi tra i fondamenti di una civiltà democratica. Queste due variabili vengono spesso considerate l’una in opposizione all’altra, ma in realtà sono finemente complementari.

Quando si invoca più sicurezza – quindi affidandosi alla protezione dello Stato, delle Forze dell’Ordine, dell’Intelligence (servizi segreti e di Informazione) e dell’Esercito – è naturale arrivare a cedere parti anche minime della propria libertà di movimento e della propria privacy, per consentire agli organi ed enti preposti azioni di prevenzione, controllo e difesa. Come qualunque armatura che si rispetti, anche l’armatura invisibile che chiamiamo “sicurezza” deve conoscere e saper interpretare il corpo di chi la indossa, in un reciproco adattamento fra le parti.

Allo stesso tempo, tuttavia, quando aumenta la sicurezza percepita intorno a noi, aumenta anche il nostro senso di libertà.

Una strada buia senza controllo e videosorveglianza è una strada libera. È una strada senza limitazioni o restrizioni, che chiunque può percorrere senza essere visto né registrato. È realisticamente libera. Ma allo stesso tempo è insicura: noi possiamo percorrerla senza lasciare traccia, ma anche chi ci vuole male è libero di fare altrettanto. E la paura che ci viene da questa insicurezza limita inconsciamente la nostra libertà di movimento, al punto da chiederci: mi conviene fare quella strada o è preferibile prenderne un’altra?

Una strada sorvegliata da telecamere e agenti in divisa o in borghese, invece, non è una strada libera. È una strada nella quale il nostro passaggio viene osservato, registrato e archiviato, incrociato con altri dati. Chi è in possesso di quelle informazioni può riconoscerci e identificarci, limitando la nostra privacy. Le Forze dell’Ordine che presidiano quella strada potrebbero anche fermarci e arrestarci, se fossimo fonte di pericolo imminente. Insomma non è una strada realisticamente libera per tutti. Ma è una strada “sicura”, nella quale ci sentiamo più liberi di circolare.

Viviamo in un tempo in cui la minaccia alla sicurezza avviene con modalità nuove, a cui non siamo abituati, in cui gli obiettivi da colpire non sono quelli “dello Stato” ma i cittadini nella loro vita ordinaria. Un tempo in cui gli obiettivi primari della minaccia sono di creare diffidenza incontrollata e paura.

Il rapporto tra sicurezza e libertà non è quindi così scontato. E non è vero che all’aumentare dell’uno diminuisce l’altro e viceversa. Sono due variabili assai complesse in grado di influenzarsi a vicenda, ma che a loro volta subiscono l’influenza di vari e molteplici fattori, come cultura e formazione.

Sono domande alle quali il legislatore è chiamato spesso a rendere conto, suo malgrado, in tempi brevi e a volte brevissimi. Pensiamo, ad esempio, al verificarsi di un fatto tragico e devastante, o all’insorgere di un’inchiesta giudiziaria odiosa. Fra cittadini sgomenti, opposizioni che pressano e l’effettiva necessità ed urgenza di un intervento legislativo, tante volte si tende a fornire risposte in funzione dell’emotività del momento.

Per prevenire il manifestarsi di tali situazioni e per evitare contraddizioni o incoerenze, è necessario disporre fin da subito di un’indicazione chiara e inequivocabile, una linea da seguire che rappresenti il faro della nostra azione politica, una blindatura “a sangue freddo” che ci ponga al riparo dalla frenesia “a caldo”.

Nei mesi scorsi è stato convertito in legge il decreto Minniti sull’immigrazione. Per accelerare lo svolgimento dei processi per ricorso contro il rigetto della domanda di rifugiato, è stato abolito il grado di appello: di fatto, un giudice potrà decidere da solo già in primo grado, senza neanche sentire le parti, emettendo un decreto nel chiuso del suo ufficio.

È una deriva pericolosa: può sembrare necessaria dinnanzi all’emergenza del fenomeno migratorio, ma può trasformarsi nel grimaldello per ridurre tutte le garanzie di difesa e il diritto ad un giusto processo in generale anche in altre materie.

Ancora, si pensi al potere di intervento del Sindaco, introdotto recentemente dal decreto legge sulla sicurezza urbana: esso diventa molto ampio e riguarda una materia assai sensibile, qual è quella dell’ordine pubblico: se dunque i sindaci utilizzeranno questo nuovo potere a fini preventivi, cioè per riqualificare e recuperare le aree più degradate delle città e per promuovere attività di inclusione sociale, sarà di certo una vittoria; ma vista l’indeterminatezza delle norme, c’è il serio rischio che l’applicazione di misure come l’ordine di allontanamento e il divieto di accesso finiscano per ghettizzare ulteriormente soggetti già emarginati, aggravando ancora di più la situazione già preoccupanti in cui versano le nostre periferie.

Ebbene, in questo come in altri casi ci si trova davanti ad un bivio. E spesso mancano i tempi per promuovere un dibattito ragionato e oggettivo. Dunque, la domanda che riteniamo di dover porre agli iscritti si pone l’obiettivo di identificare in maniera chiara e non equivoca gli interessi prevalenti che il Movimento 5 Stelle deve tutelare, evitando che questi interessi prevalenti siano piegati, di volta in volta, alle derive emozionali causate da eventi tragici.

Un obiettivo è quindi chiaro. È necessario evitare, sull’onda della paura, di assumere provvedimenti inutilmente restrittivi delle libertà personali e dei diritti fondamentali della persona.
I provvedimenti da adottare in tema di sicurezza e libertà devono essere efficaci in entrambe le direzioni, e non sbilanciati in favore dell’una o dell’altra parte. Ma quanto dei propri diritti di libertà e privacy, costituzionalmente garantiti, sono disposti a cedere i cittadini a fronte di una crescente richiesta di sicurezza? Fino a che punto il legislatore deve potersi spingere per garantire la sicurezza del proprio popolo? E quando deve fermarsi perché la sua azione legislativa non si trasformi in una limitazione della libertà del popolo tale da minare l’equilibrio democratico del Paese?

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Antonio Foderaro sindaco 5 Stelle di Sesto San Giovanni

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di Antonio Foderaro, candidato sindaco Sesto San Giovanni MoVimento 5 Stelle

Nella Stalingrado d’Italia è arrivato il momento, dopo oltre 70 anni di governo di centro sinistra, di cambiare pagina e ridare slancio alla nostra città. Solo il Movimento 5 Stelle è l’alternativa credibile ai partiti che hanno distrutto il tessuto sociale ed imprenditoriale del nostro territorio. Per questo vi aspettiamo numerosi domenica 28 maggio alle ore 20.30 a Villa Visconti d’Aragona, in Via Dante 6 a Sesto San Giovanni (Mi) con Luigi Di Maio.

Sesto San Giovanni risulta agli ultimi posti nella raccolta differenziata tra i Comuni della Lombardia, con solo il 37,9 % di differenziata. Non possiamo più accettare una gestione dei rifiuti inefficiente volta solo al sostentamento del vecchio inceneritore cittadino. Garantiremo una gestione virtuosa dei rifiuti con aumento della differenziata e diminuzione delle tasse.

Sesto era una città industriale e produttiva che dava lavoro a migliaia di cittadini: oggi si ritrova schiacciata dalle speculazioni immobiliari e dai centri commerciali cattedrali nel deserto di Caltagirone. Tuteleremo il verde perché il 67% del territorio è cementificato: siamo tra i peggiori 20 comuni lombardi.

In attesa della Città della Salute, venduta come la panacea di tutti i mali, la città vecchia muore schiacciata dal disinteresse dell’amministrazione PD e dal degrado. Ridare centralità nella programmazione alle esigenze dei piccoli commercianti ed artigiani cooperando anche con le scuole ed i nostri giovani sui quali vogliamo investire valorizzando i rapporti diretti tra istruzione ed imprese del territorio.
Investiamo sul futuro partendo dai giovani, dall’istruzione e dalla cultura per dare alla città una nuova vita.

Lavoreremo per portare l’EMA (l’agenzia europea del farmaco) accanto alla Stazione Ferroviaria e della metropolitana per garantire un rilancio al nostro territorio e garantire lavoro ed occupazione qualificata ai nostri giovani.

La macchina Comunale sarà riorganizzata ponendo la meritocrazia al centro per garantire i migliori servizi ai cittadini. A Sesto nessuno deve rimanere indietro, per questo porremo grande attenzione agli ultimi attivando la sperimentazione del reddito di cittadinanza Comunale. Vogliamo portare a Sesto quanto di ottimo stiamo facendo nei comuni in cui governiamo a partire da Torino.

Sesto merita di ripartire, Sesto merita un sindaco a 5 stelle!

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Il Pd contro la scienza: scomparsi i soldi per la ricerca

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di MoVimento 5 Stelle

Con la ricerca non si scherza. Dove sono finiti i soldi dell’Istituto italiano di tecnologia? L’Iit è un centro pubblico di ricerca creato nel 2003 e controllato dal Ministero dell’Economia. È una realtà in crescita finanziata per quasi 100 milioni di euro all’anno e spazia dalla robotica alle nanotecnologie, passando per la salute e la farmacologia. Visti i costi ridotti dei primi anni di attività ha accumulato ad oggi un tesoretto di 415 milioni di euro, depositati in Banca d’Italia.

O meglio, questi soldi dovrebbero essere depositati ma non lo sono più. Un emendamento del deputato Svp Daniel Alfreider al decreto manovrina ha smascherato la sua stessa maggioranza, che ha prima accantonato l’emendamento e poi attraverso l’intervento diretto del Governo ha spinto il deputato a ritirarlo. La senatrice e biologa Elena Cattaneo, del Pd, ha dichiarato di aver appreso in via informale da fonti della maggioranza che i 415 milioni di euro sono già stati utilizzati, probabilmente per coprire qualche buco di bilancio creato dall’incapacità dell’esecutivo.

Sarebbe gravissimo privare l’intero mondo della ricerca dei già magri finanziamenti pubblici erogati. Già, perché non si tratta solo dell’Istituto italiano di tecnologia ma di tutti i poli di ricerca, università in testa, dato che l’emendamento prevedeva proprio di redistribuire i 415 milioni di tesoretto agli atenei oggi in stato di abbandono.

Gli ultimi Governi, e soprattutto il Governo Renzi, ci hanno abituato a giocare con i soldi dei contribuenti e con i conti pubblici. Pretendiamo quindi immediata chiarezza sulla vicenda, e nel caso venisse confermata l’indebita sottrazione di risorse alla ricerca italiana andrebbero individuati senza sconti i responsabili diretti e indiretti, Ministri inclusi.

Sarebbe veramente tragico scoprire che proprio la forza politica che strumentalizza la scienza per attaccare il M5S sui vaccini si mangia centinaia di milioni di euro della ricerca per coprire altre spese, magari inutili o clientelari.

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Una legge elettorale costituzionale per l’Italia

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di MoVimento 5 Stelle

Sulla legge elettorale il tempo è già abbondantemente scaduto e serve chiarezza.
Il 4 dicembre il 60% dei cittadini che sono andati a votare hanno detto un chiaro “No” al Governo di Matteo Renzi: si sarebbe dovuti andare subito a votare e invece ci hanno rifilato un Governo fotocopia, uguale a quello di Renzi.

Il MoVimento 5 Stelle aveva anche proposto una soluzione semplice ed efficace per risolvere il disastro costituzionale lasciato in eredità dal duo Renzi-Boschi: due leggi elettorali diverse per Camera e Senato, una delle quali per giunta incostituzionale. La soluzione era quella di applicare la legge vigente per la Camera al Senato, dopo la sentenza della Corte costituzionale che l’avrebbe resa legittima: un sistema che proprio per questo abbiamo chiamato “Legalicum”. Una legge che non è quella che il MoVimento 5 Stelle ha proposto nel 2014 ma che è stata proposta per dimostrare la nostra apertura, per senso di responsabilità e per togliere al PD l’alibi per rimandare le elezioni. Per cinque mesi la nostra proposta è stata ignorata perché il PD era troppo impegnato nel suo congresso per occuparsi della paralisi che aveva creato e ridare finalmente la parola al popolo. La nostra soluzione non solo era la più semplice e più giusta dal punto di vista della Costituzione, era anche quella più condivisa, quella su cui tutte le altre forze politiche convergevano, al punto che il Legalicum è stato anche il testo base proposto dal presidente della Commissione affari costituzionali (che non è certo del MoVimento 5 Stelle) come base per la discussione in grado di trovare ampia condivisione.

Ma il Pd, dimenticando la lezione del 4 dicembre, ha deciso di azzerare tutto e di imporre ancora una volta una legge elettorale ritagliata sulle sue esigenze.

Inizialmente hanno dichiarato di essere disponibili a una proposta simile al sistema in vigore in Germania, che, in effetti, da settant’anni, garantisce rappresentatività e governabilità. Si tratta di un sistema proporzionale, con una soglia di sbarramento nazionale al 5%, così in Parlamento sono ammessi pochi partiti ma rappresentativi. Dopo le elezioni, la soglia alta rende sconveniente le spaccature dei partiti e così i partiti e i governi tedeschi sono stabili, duraturi e supportati dal consenso popolare. Si tratta di una filosofia molto simile a quella del Democratellum, la proposta elettorale del MoVimento, che, non troppo diversamente, assicurava rappresentatività e governabilità, con un sistema proporzionale che favoriva le forze con più consensi a discapito di quelle meno votate dagli elettori.

Alla prova dei fatti, però, il Pd spacciava per tedesco un imbroglio vero e proprio. Quando infatti è stato depositato il testo, il Pd ha presentato il Verdinellum, una legge elettorale che è stata ispirata dal gruppo parlamentare mai eletto da nessuno di Denis Verdini e che riunisce i peggiori difetti della Prima e della Seconda Repubblica, che è stata appositamente studiata per danneggiare il MoVimento 5 Stelle e che, come le loro precedenti proposte, è di nuovo incostituzionale. È una proposta, poi, che non garantisce la rappresentatività, tanto che un partito con meno voti può persino ottenere più seggi di chi ha più voti! Ȓ una proposta che nemmeno garantisce la governabilità: consente coalizioni pasticciate diverse collegio per collegio, destinate a sfarinarsi in Parlamento, e consente ai partitini di contrattare posti nei collegi uninominali e così ricattare le maggioranze in Parlamento.

Consapevoli della necessità di una nuova legge elettorale per il Paese e della necessità di sciogliere rapidamente queste Camere elette con una legge incostituzionale e che ha prodotto maggioranze che troppi danni hanno già fatto al Paese, pensiamo di dover continuare a offrire la nostra disponibilità al confronto, sempre che ci si muova all’interno di proposte in armonia con la Costituzione e che non rischino di essere bocciate ancora una volta.
Con questo preciso intento risponderemo alla richiesta di incontro in Parlamento del Partito democratico per il prossimo lunedì 29 maggio.

Per le ragioni enunciate in quella sede vorremmo andare a proporre la nostra disponibilità al sistema tedesco, quello vero, però! Per avere un sistema pienamente tedesco, occorre assegnare a ogni partito sopra lo sbarramento il numero di seggi esattamente corrispondenti alla percentuale di voti ricevuti. Ciò significa che laddove dovesse capitare che il numero di seggi vinti da un partito nei collegi uninominali eccedesse il numero dei seggi ottenuti nel riparto proporzionale, quest’ultimo deve prevalere, al fine di garantire la piena proporzionalità del sistema come accade in Germania. In sostanza, dunque: voto subito, niente coalizioni elettorali, proporzionale rigoroso sulla totalità dei seggi della Camera e soglia di sbarramento al 5%, provando a chiedere al tempo stesso che si rafforzino le prospettive di governabilità nel rispetto della Costituzione (cioè con l’aggiunta di un premio di maggioranza per chi raggiunge la soglia del 40% o altri metodi di calcolo più selettivi che incrementino il numero dei seggi della prima forza politica).

Su questo delicato e importante passaggio chiediamo a tutti i nostri iscritti di esprimersi: siete favorevoli all’approvazione di un sistema elettorale di impianto tedesco che sia rispettoso della Costituzione, eventualmente con l’introduzione di correttivi di governabilità costituzionalmente legittimi? La consultazione online sarà aperta domani e domenica dalle 11 alle 19 su Rousseau http://ift.tt/1SCaEos

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Energia: i dati su calo produzione energia elettrica da rinnovabili e più CO2 sono corretti – ecco le prove

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di MoVimento 5 Stelle

I dati diffusi dal Movimento 5 Stelle sul calo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, il calo investimenti e l’aumento della CO2 prodotta relativa alla produzione di energia sono corretti. Il fact checking dell’Agenzia Agi (controllata Eni) ha utilizzato parametri diversi dai nostri. Mentre il M5S si riferiva chiaramente alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, l’agenzia Agi nello svolgere il fact-checking ha utilizzato altri criteri per la contabilizzazione tenendo presente anche il termico ed i trasporti.

IL TRUCCO CON DATI ISTAT

Agi, afferma correttamente che nel 2014 la produzione sale a 9,2 Mtep, nel 2015 sale ulteriormente a 9,43 Mtep. Attenzione però come ha spiegato il professor GB Zorzoli del Coordinamento FREE, è un dato più formale che sostanziale, raggiunto con un trucco (non imputabile certamente all’ agenzia Agi ma al governo).

Nel 2015 la produzione di energia da fonti rinnovabile sale a 9,43 Mtep successivamente ad un aggiornamento dei dati di Istat che come indicato da GB Zorzoli è stato clamorosamente corretto “al rialzo con i dati relativi alle biomasse rispetto a quelli su cui era basata la programmazione del governo. Si è così scoperto che la biomassa effettivamente bruciata sei-sette anni fa per produrre calore non differiva granché dall’obiettivo prefissato per il 2020.” La legna effettivamente usata nel 2010 per produrre calore con l’aggiornamento del dato Istat è diventata due volte e mezza la cifra ricontabilizzata: 7,7 Mtep (mega tonnellata equivalente di petrolio) invece di 2,2. Questo trucco ha favorito il raggiungimento di un risultato complessivo ma la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili rimane negativa. Un artefizio sul quale Girotto ha presentato anche un’interrogazione che attende risposta dal Ministro dello sviluppo e dell’ambiente.

AUMENTO DELLE EMISSIONI DI CO2

L’aumento delle emissioni di CO2 citato nel convegno dal professor Giacomo Bizzarri docente di fisica tecnica dell’Università di Ferrara, fa riferimento a dati Ispra-Terna sulle emissioni specifiche per la produzione di energia elettrica (grammi di anidride carbonica per ogni kWh elettrico prodotto). I dati riportano che le emissioni specifiche, riferite ai consumi elettrici ed alla produzione elettrica lorda sono in costante aumento dal 2014. Dopo aver toccato il minimo nel 2014 per le categorie di produzione elettrica lorda ( 323 g di CO2/kWh) e dei consumi elettrici ( 309,4 g CO2/kWh) queste sono via via aumentate nel 2015( 332,4 g di CO2 per la produzione elettrica lorda e 315 g di CO2 per i consumi elettrici) e nel 2016 con la stima dei dati Ispra di 337,1 g CO2/kWh per la produzione elettrica lorda e 330,6 g CO2/kWh per i consumi elettrici.
Questi dati sono particolarmente preoccupanti, perché al di là della variabilità stagionale dell’idroelettrico, denotano uno stato di sofferenza generale per le nuove installazioni di impianti per fonti rinnovabili elettriche. E’ la prima volta dal 1990 che il trend di emissioni per questi due fattori è di nuovo in crescita.

DIMINUZIONE PRODUZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI

I dati citati nella relazione del professor Bizzarri sono relativi al bilancio dell’energia elettrica ed il Gap sulle rinnovabili tra il 2013 ed il 2015 (dati Terna) ha visto il totale della produzione elettrica da rinnovabili calare del 7,5% (-7,3 TWh). Se nel 2013 era di 96,9 TWh (33% del totale) nel 2015 è sceso a 89,6 TWh.

RIDUZIONE POTENZA INSTALLATA DA FONTI RINNOVABILI

La riduzione della potenza installata da fonti rinnovabili è stata indicata sia dal professor Bizzarri, riprendendo dati Terna al 2015 che da altri relatori e confermata con la riduzione del 19% della potenza installata nel 2016 (-19% potenza installata di eolico, idroelettrico e fotovoltaico) dai dati pubblicatida Confindustria- Anie Energia.

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Taranto fuori dall’illegalità con Francesco Nevoli sindaco

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di Francesco Nevoli, candidato sindaco Taranto MoVimento 5 Stelle

Il Comune di Taranto si trova in una in una situazione di illegalità! La legge stabilisce che al 31 dicembre 2012 il Comune avrebbe dovuto raggiungere il 65% di raccolta differenziata: dopo oltre 4 anni, la quota è scandalosamente ancora al di sotto del 20%. Vi è poi una mancanza di trasparenza: l’Amministrazione di centrosinistra da giugno 2016 non fornisce i dati della raccolta differenziata alla Regione Puglia per la pubblicazione on line.

Un danno per l’ambiente ma anche per le tasche dei cittadini: i costi del servizio a Taranto sono molto più alti rispetto ad altre città dove la raccolta differenziata supera il 65%. Non vi è stata alcuna iniziativa significativa da parte del Comune nel sensibilizzare la cittadinanza, a partire dalle scuole, al riutilizzo dei rifiuti e al decoro urbano. L’inceneritore – ferro vecchio – voluto dal centrosinistra, continua a bruciare soldi pubblici: vogliono spendere altri 4 milioni di euro per riattivarlo e bruciare materiali, producendo diossina e ceneri pericolose!

Il M5S propone “Rifiuti Zero”: produrre meno rifiuti e massimo riciclo e recupero attraverso una raccolta differenziata spinta che possa fruttare entrate economiche dalla vendita dei materiali e quindi abbassare i costi per i cittadini, favorendo l’economia circolare che produce nuovi posti di lavoro. I rifiuti in discariche ed inceneritori saranno sempre meno. Sui rifiuti ci vuole la massima trasparenza per non esser preda delle ecomafie! Il M5S vuole fare chiarezza sulla gestione dell’AMIU e dell’inceneritore. Appena entrati nel consiglio comunale porteremo subito le carte alla Procura, esattamente come ha fatto il sindaco di Livorno del M5S Filippo Nogarin e rivedremo il contratto di servizio!

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