Fabiana Dadone (M5S): Tg2 “Riforma costituzionale “

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Andrea Cecconi (M5S): Tg3 “Nessuna intenzione di espellere altri parlamentari”

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Claudio Cominardi (M5S) “Macchinisti delle Ferrovie dello Stato”

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Giorgio Sorial (M5S): #‎RENZICONLELOBBIES‬

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Giorgio Sorial (M5S): “Loro fanno una Stabilità recessiva, noi la #finanziAriabuona”

Giorgio Sorial (M5S): "Loro fanno una Stabilità recessiva, noi la #finanziAriabuona"
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Le 3.500 vittime sacrificali della Fondazione Maugeri

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“Davanti al Pirellone, abbiamo incontrato i lavoratori della Fondazione Maugeri (21 sedi in tutt’Italia e 3.500 lavoratori) riuniti in presidio per sollecitare un intervento proattivo e deciso di Regione Lombardia di fronte alla vicenda che, da luglio, li vede vittime sacrificali di un dissesto finanziario causato da mala gestione e corruzione, con processi assurti alle cronache qualche anno fa e a causa delle quali oggi rischiano di essere merce di scambio di una poderosa manovra speculativa che mette a repentaglio le loro indennità ed i livelli occupazionali. In questi mesi, il M5S Lombardia ha seguito la vertenza, al fianco dei lavoratori, e dopo aver analizzato tutta la documentazione di bilancio ed il Business Plan della Fondazione, ha chiesto e ottenuto che il Presidente della Commissione Sanità intervenisse per la salvaguardia dei loro diritti. Dopo il Presidio e grazie alle continue interrogazioni e interventi in Commissione Sanità del M5S Lombardia, il Presidente della Commissione Sanità ha inviato alla Fondazione una diffida a siglare qualsiasi accordo sindacale senza prima aver consegnato a Regione Lombardia, che ha un importante compito di vigilanza e controllo su questi enti, il Piano Industriale. La vicenda presenta contorni piuttosto ambigui: manca infatti un Piano Industriale e la Fondazione si è rifiutata di inviare a Regione Lombardia l’unico documento organico e strutturato esistente (Business Plan 2013-2017) che detta le linee di un piano di risanamento senza toccare le indennità dei lavoratori. La brusca accelerazione imposta di recente dal neo Presidente Brugger – che ha dichiarato di ipotizzare il conferimento del comparto sanitario a una costituenda società per azioni a scopo di lucro, mantenendo quindi in seno alla Fondazione unicamente il comparto della ricerca ed affidando la gestione del patrimonio immobiliare ad un fondo immobiliare – fa ipotizzare che a monte, dietro la motivazione del dissesto finanziario e del necessario risanamento, ci possa essere una manovra speculativa in atto. Su sollecitazione dei lavoratori che richiedevano di incontrare gli Assessori competenti per avere rassicurazioni in merito agli interventi da intraprendere da parte della Giunta Regionale, sinora silente, abbiamo fatto entrare l’intera delegazione a Palazzo Pirelli dove li abbiamo fatti incontrare con l’Assessore Regionale alle Attività Produttive che ha ribadito sostanzialmente la posizione ponzio-pilatesca già assunta dall’Assessore Regionale alla Salute in risposta alle nostre insistenti interrogazioni. Il M5S Lombardia chiederà di nuovo alla Giunta in Aula del Consiglio Regionale il 2 dicembre un intervento a garanzia della continuità aziendale e assistenziale”.
Iolanda Nanni – consigliere M5S Regione Lombardia

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Democrazia e mazze da baseball

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Dal blog dello scrittore Massimo Fini il post “Non è disaffezione. La democrazia è finita”

“All’indomani delle elezioni amministrative della primavera del 2012 in un articolo intitolato “Ecco perché il voto del 2013 potrebbe segnare la fine della democrazia” (Il Gazzettino, 11/5/2012) di fronte a un’astensione che stava montando di tornata in tornata, scrivevo: “Nel 2013…l’astensione potrebbe diventare valanga. I partiti non sembrano rendersi conto che stanno ballando sull’orlo di un vulcano in eruzione. La crisi ha aperto gli occhi ai cittadini che scoprono di essere presi in giro da almeno trent’anni, governasse la destra o la sinistra o tutte e due insieme”. E concludevo: “Le elezioni del 2013, Grillo o non Grillo, potrebbero segnare, con un’ ‘astensione colossale’, la fine della democrazia rappresentativa”. Nel 2013 ci fu un’ulteriore erosione dell’elettorato, ma quell’ “astensione colossale” che io prevedevo già per quell’anno è arrivata ora, nell’autunno del 2014. E solo adesso, tranne Renzi che fa il pesce in barile e definisce l’astensione ‘secondaria’ e Matteo Salvini che finge di aver vinto un’elezione che invece ha perso, come tutti, perché dai 116.394 voti delle europee è passato ai 49.736 di oggi, tutti gli esponenti di partito, i commentatori, i giornalisti scoprono l’esistenza del fenomeno. Naturalmente cercano di sminuirne la portata attribuendolo al tempo ridotto per votare, agli scontri in atto all’interno del Pd e a quelli con i sindacati, agli scandali emersi in Emilia Romagna, alle inchieste della magistratura e a qualsiasi altra causa cui possano appigliarsi. Ma tutte queste ragioni non possono aver avuto che un’incidenza molto parziale, direi minima, su un fenomeno così esteso.
La realtà è che la gente non crede più a questo sistema, non crede più al balletto delle elezioni, non crede più alla democrazia rappresentativa e, forse, alla democrazia ‘tout court’.
I partiti che si scannano per dividersi quel poco di elettorato che gli è rimasto appiccicato fanno la stessa impressione di chi, in un castello che sta andando in fiamme, si preoccupi di assicurarsi comunque gli appartamenti migliori, mentre là fuori sono circondati da milioni di arcieri che non hanno ancora trovato il loro Robin Hood ma che prima o poi occuperanno quelle macerie fumanti.
Il fenomeno non è solo italiano. Negli Stati Uniti un deputato, in un momento di sincerità, ha affermato che “gli elettori contano poco o nulla e non sanno neanche perché e per chi votano”. Tuttavia, come ho già avuto modo di osservare, l’Italia è, storicamente, un ‘paese laboratorio’ e la fine della democrazia da noi potrebbe preludere alla fine anche delle altre democrazie occidentali.
A differenza di quanto ha scritto Antonello Caporale sul Fatto, non ha vinto ‘il partito della pantofola‘. Chi è rimasto a casa è uno che ha esaurito ogni pazienza e, non essendo vincolato, a differenza di Grillo, a una rivoluzione pacifica che agisca all’interno delle regole democratiche, il giorno che, esasperato, deciderà di uscire allo scoperto lo farà, per usare un eufemismo, con le mazze da baseball, cioè con la violenza. E scorrerà del sangue. Perché, come dice la Bibbia, «terribile è l’ira del mansueto»”.
Massimo Fini

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