Per la cultura non c’è niente da festeggiare, di Stefano Benni

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Dalla pagina Facebook di Stefano Benni

Poichè sono uscite notizie un po’ imprecise a riguardo, ecco il testo della motivazione con cui il Lupo Benni non ha accettato il premio Vittorio De Sica:
Gentili responsabili del premio De Sica e gentile Ministro Franceschini, vi ringrazio per la vostra stima e per il premio che volete attribuirmi.
I premi sono uno diverso dall’altro e il vostro è contraddistinto, in
modo chiaro e legittimo, dall’appoggio governativo, come dimostra il fatto che è un ministro a consegnarlo.
Scelgo quindi di non accettare. Come i governi precedenti, questo governo (con l’opposizione per una volta solidale), sembra considerare la cultura l’ultima risorsa e la meno necessaria.
Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche, mentre la televisione di stato continua a temere i libri, e gli Istituti Italiani di Cultura all’estero
vengono di fatto paralizzati. Non mi sembra ci sia molto da festeggiare.
Vi faccio i sinceri auguri di una bella cerimonia e stimo molti dei premiati, ma mi piacerebbe che subito dopo l’evento il governo riflettesse se vuole continuare in questo clima di decreti distruttivi e improvvisati,privilegi intoccabili e processi alle opinioni. Nessuno pretende grandi cifre da Expo,ma la cultura (e la sua sorgente, la scuola) andrebbero rispettate e aiutate in modo diverso. Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell’intelligenza.
Comprendo il vostro desiderio di ricordare il grande Vittorio De Sica, e voi comprenderete il mio piccolo disagio.
Un cordiale saluto e buon lavoro
Stefano Benni

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Michele Goebbels Anzaldi

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Michele “Goebbels” Anzaldi è un giornalista, come il suo predecessore tedesco, deputato Pd e membro della Commissione di Vigilanza RAI. Ha dichiarato al Corriere della Sera che Rai3 e Tg3 sono un problema perchè “il Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata” e perchè “Ballarò sforna a raffica editoriali contro il governo, intervista in pompa magna un grillino a settimana“. Le regole di Goebbels Anzaldi per la Tv pubblica sono chiare:
– vietato criticare il governo
– vietato intervistare portavoce del M5S
– il Pd ha sempre ragione
– chi sgarra paga (Vianello è avvisato per la seconda volta)
Sieg Heil, Pd.

Di seguito, l’intervista integrale di Goebbels Anzaldi al Corriere della Sera. Fatela leggere a chi ritiene ancora che in Italia esista la libertà d’informazione.

CdS: Sembra che voi del Pd abbiate un problema con Rai3, che è sempre stata la vostra rete di riferimento: è così?
Goebbels Anzaldi: C’è un problema con Rai3 e con il Tg3, sì. Ed è un problema grande, ufficiale. Purtroppo non hanno seguito il percorso del Partito democratico: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, Matteo Renzi, il quale poi è diventato anche premier. Niente, non se ne sono proprio accorti! E così il Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata come nemmeno ai tempi di Berlusconi”.
CdS: Sta dicendo cose gravi, onorevole.
Goebbels Anzaldi: “Sto dicendo la verità. Del resto, guardi: è Vianello che ha qualche difficoltà a percepire la realtà dei fatti, ascolti e trasmissioni fallimentari comprese, non noi. Quando abbiamo chiamato in commissione il direttore di Rai1 Giancarlo Leone dopo la vicenda dei Casamonica, quello s’è presentato pacato, dispiaciuto, collaborativo… Mentre Vianello arriva e…”.
CdS: E cosa?
Goebbels Anzaldi: “Tutto bene, tutto okay… Si fa così, vi spiego io…” un’arroganza… Tutto bene? Ballarò sforna a raffica editoriali contro il governo, intervista in pompa magna un grillino a settimana e va tutto bene? Lo sa che i nostri ministri non vogliono più andarci a Rai3?”.
CdS: Lei, onorevole, rappresenta un partito: può un partito parlare così di una rete pubblica?
Goebbels Anzaldi: “Io mi aspetto che Rai3 faccia servizio pubblico: e, per ora, non lo fa. Si sono chiesti a Rai3 perché Renzi è andato due volte da Nicola Porro a “Virus” su Rai2? Perché, se dobbiamo spiegare una legge, preferiamo che i nostri parlamentari vadano da Bruno Vespa? Comunque, guardi: adesso l’importante è che Vianello non faccia altri errori…”.

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Chi si ammala è perduto #MuoriSereno

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Che bello morire senza sapere di essere malato. Molti ragionano così. Hanno paura delle diagnosi “E se poi mi trovano qualcosa?“. Per questo il governo ha avviato l’ennesima riforma, quella sui tagli sulla salute per mano di Maga Magò Beatrice Lorenzin. Per fare un favore a chi è malato ma preferisce non saperlo. Così malattie che, in presenza di sintomi,possono essere sconfitte con la prevenzione saranno sconfitte solo dalla morte, magari improvvisa, di chi ne è affetto che fino a quel momento vivrà tranquillo. Perchè soffrire per il risultato di una Tac o di una Risonanza magnetica, vivere nell’ansia di un risultato che potrebbe rivelarsi una neoplasia? Meglio non sapere.
180 esami in gran parte diagnostici non verranno più erogati se non sotto la responsabilità del medico che potrà essere sanzionato economicamente in caso di valutazione di “non necessità“. Supponiamo che il medico non prescriva una tac per sfuggire a eventuali sanzioni. Cosa farà il paziente? O rinuncia con gravi rischi per la sua salute o si rivolge a una clinica privata se può permetterselo, la maggior parte dei pensionati, dei disoccupati, degli esodati non può. Maga Magò Lorenzin, che come background per il ruolo di ministro della Salute ha un diploma di liceo classico, dice che le misure saranno condivise con i medici. E’ una presa per il culo. Prima decide poi si consulta con la categoria. In puro stile di questo governo littorio. Qualunque medico sa che una diagnosi, oltre a salvare la vita al malato, costa meno di un intervento quando la malattia è già sviluppata. Quindi questi tagli, inseriti con linguaggio burocratico-curiale in un documento dal titolo “Individuazione delle condizioni di erogabilità e delle condizioni di appropriatezza prescrittiva” aumenteranno i costi della Sanità, non li diminuiranno, ma avranno però il vantaggio di favorire la sanità privata. La riforma punta a ridurre gli “sprechi” con tagli che arriveranno a sette miliardi entro il 2017. Chi si ammala è perduto, però può far finta di essere sano.

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Gli interessi degli USA in Ucraina

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da l’Antidiplomatico

“Come parte del suo discorso alle Nazioni Unite Obama ha cercato di coprire il coinvolgimento americano nel colpo di stato presidenziale in Ucraina nel febbraio del 2014. “L’America ha pochi interessi economici in Ucraina.“, ha dichiarato per rispondere a qualunque coinvolgimento. Per chi si è dimenticato le parole di Victoria Nuland e della sua “strategia” post-golpe in cui mandava a “fanculo” l’Europa, vi alleghiamo un articolo de l’AntiDiplomatico di qualche mese fa. Emerge un leggero interesse economico degli Usa in Ucraina.

Il cerchio si chiude in Ucraina: il figlio di Biden entra nella principale azienda di gas del paese” (14 maggio 2014)

Hunter Biden, il figlio più giovane di Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti d’America, è entrato nel Consiglio di amministrazione della più importante compagnia di gas dell’Ucraina. La società, la Burisma Holdings, ha annunciato la nomina di Biden sul suo sito martedì.

Burisma ha reso noto che Biden avrebbe assunto la posizione di capo dell’unità legale della società. La Casa Bianca ha spazzato via qualsiasi accusa di conflitto di interessi con la nomina di Hunter Biden. La portavoce di Joe Biden, Kendra Barkoff, ha sottolineato che la nomina di Hunter non è da collegare al vice presidente. “Hunter Biden è un privato cittadino e un avvocato. Il Vice Presidente non sostiene alcuna società in particolare e non ha alcun coinvolgimento con la Burisma“.
La nomina di Hunter Biden arriva mentre gli Stati Uniti e gran parte dell’Occidente cerca di aiutare l’Ucraina a liberarsi dalla sua dipendenza dalle forniture di petrolio e gas russo. Il mese scorso, durante un viaggio a Kiev, il vice presidente Biden ha promesso l’assistenza degli Stati Uniti nel perseguimento dell’indipendenza energetica dell’Ucraina dalla Russia.” l’Antidiplomatico

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Dado a #Italia5Stelle a Imola il 17 e 18 ottobre


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Dado con questo video appello conferma la sua presenza a Italia 5 Stelle a Imola il 17 e 18 ottobre.

“Beppe, Beppe Grillo, e te lo dico mentre strillo. Ci vengo anch’io, ci sarò anch’io, accanto a te in pedana, a dir “porca puttana”. Vengo anch’ioooo… il 17 e il 18 ottobre a Imola, un po’ per ridere, un po’ per pensare, come se il movimento illuminista non fosse mai passato in Italia, e ci fosse bisogno di un nuovo MoVimento per illuminare le coscienze. Illuminare? Diciamo che non si può illuminare qualche cosa che è incrostata e ricoperta di merda, quindi prima bisogna scrostare la merda, e io vengo proprio a Imola il 17 e 18 per scrostare la mia merda dalla coscienza. Si, ahh, una coscienza che la società piccolo borghese ha piastrellato di merda, e io non vedo l’ora di togliere qualche piastrella di merda a colpi di scalpello, di libertà.
E vengo anch’io, ci sarò anch’io, il 17 e 18 ottobre a Imola.” Dado

Elenco artisti che hanno confermato la loro partecipazione
Dario Fo
Paolo Migone
Malandrino e Veronica
Dado
Flavio Oreglio
Amscat – Kamasutra Do Brasil
Leonardo Manera
Leiner
Valentina Tioli
Nina Monti
Markayn
Bayres
Yarik
Cime
Fuoco sul beat
Lello Analfino e i Tinturia
Rudy Rotta
I Musicanti del Vento
Formazione minima
Il Sinfonico e l’improbabile orchestra
Giovanni Romano
Andrea Tosatto
Le Gal
Il Duo Va
Fabrizio Zanotti
Un grazie a tutti questi artisti che si esibiranno gratuitamente!
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Passaparola: L’Isis è una creazione dell’Occidente, del Monsignor George Abou-Khazen

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Il Monsignor George Abou-Khazen, francescano della Custodia di Terra Santa è vescovo della città siriana di Aleppo. Vive da 11 anni in Siria ed è la testimonianza diretta di una delle più sanguinose guerre dell’ultimo secolo. “Noi lo sappiamo bene. Tutti quanti lo sanno e tutti quanti ne sono consapevoli ma tutti quanti fanno finta di non sapere: l’Isis è stato creato dalle potenze occidentali”. Monisgnor George Abou-Khazen

Blog– Come sta la Siria?

Mons. George – La situazione è molto difficile, come tutti sanno, e purtroppo questa situazione drammatica sta spingendo la gente a fuggire e a scappare. Ci sono varie ragioni per cui queste persone scappano e fuggono, come la sofferenza o il pericolo della morte. Ci sono molte aree (in Siria, ndr) dove oggi è impossibile vivere a causa di questa guerra civile e intestina e questo ci dispiace. Purtroppo la Siria si sta ormai svuotando, svuotando della sua popolazione. E chi parte? Partono i giovani, quindi una nazione senza giovani è anche una nazione senza un futuro. Parte la gente istruita, qualificata.

Blog– Cosa sta facendo l’Europa?

Mons. George – Noi ringraziamo l’Europa per il suo senso umano e per l’accoglienza di questi profughi, però siamo di questo avviso: perché invece di curare gli effetti non si va subito alla radice, ovvero alla causa? E’ risolvendo il problema alla radice che si risolve il problema dei profughi. Invece di armare i vari gruppi, addestrarli e incitarli a combattere l’uno contro l’altro, perché non obbligarli a stare insieme, a dialogare, a fare la pace? Certo, è un po’ difficile, ma non è impossibile.

Blog– Molti analisti parlano della guerra siriana come una “guerra per procura”…

Mons. George – Purtroppo anche noi pensiamo che sia una guerra per procura. Ognuno di questi gruppi armati fa capo a un Paese esterno che lo arma e lo finanzia. Quindi, volendo, questa guerra si può arrestare.

Blog – Gli Usa chiedono le dimissioni di Assad, Mosca vuole che resti al potere per aprire una transizione pacifica. Chi ha ragione dei due?

Mons. George – Gli americani dicono che per risolvere tutto Assad deve lasciare, ma lasciare che cosa? E il vuoto che si creerà? I russi invece dicono che Assad è un presidente di una nazione libera e indipendente, rieletto dalla sua stessa popolazione, lasciate che sia la sua popolazione a decidere se deve rimanere o deve andar via. E credo che questa sia la posizione più giusta.

Blog– Crede che un intervento militare della Nato possa essere la soluzione?

Mons. George – Noi siamo contrari a qualsiasi intervento militare. La guerra non ha mai risolto questioni. Noi siamo convinti al 100% che quello che loro credono di fare con un intervento militare si può fare in modo pacifico. Basta chiudere il rubinetto e le cose andranno bene.

Blog – La Germania ha annunciato di voler accogliere i rifugiati siriani, ma poi ci ha ripensato. Anche gli Usa si sono aperti all’accoglienza. Secondo lei perché?

Mons. George – L’Europa del Nord e gli Stati Uniti si sono detti pronti ad accogliere questi siriani, è vero, ma io credo che lo abbiano fatto per ripulirsi un po’ la coscienza, perché non ce l’hanno tanto pulita.

Blog – A cosa si riferisce?

Mons. George – Vedete, oggi la comunità internazionale si trova nella difficoltà di voler mettere pace, ma continua a vendere armi e queste armi sono mescolate col sangue degli innocenti. Quindi, per favore, il mio appello è questo: non vendete più armi. Tra l’altro, noi sappiamo anche che l’Isis oggi è in possesso di giacimenti di petrolio e di gas, e che lo sta vendendo. Ma chi lo sta comprando?

Blog – La Turchia?

Mons. George – Sì la Turchia e qualche altro Paese tramite la Turchia. La cosa più pericolosa però è che stanno vendendo tutto il tesoro artistico e archeologico dell’Iraq e della Siria. Ciò che non possono vendere, invece, lo stanno distruggendo. Stiamo parlando di un giro di miliardi per queste opere artistiche.

Blog – Eppure, nonostante gli stalli, i negoziati di adesione di Ankara all’Ue sono ancora aperti…

Mons. George – La Comunità europea aveva cominciato un processo che per noi era logico: a chi voleva essere membro o avere delle relazioni con l’Unione europea aveva imposto delle regole, come i diritti dell’uomo, la libertà religiosa, eccetera. E speriamo che l’Europa continui su questo percorso, perché con quello che stiamo vedendo, anche nella stessa Turchia ad esempio, dove c’è un radicalismo religioso che pian piano sta nascendo. Prima era un Paese laico, mentre oggi i governanti non sono più laici, bensì islamici. E poi noi abbiamo una esperienza poco felice (con la Turchia, ndr), perché molti di questi combattenti stranieri provengono proprio da lì. Insomma, io credo che aprire gli occhi non faccia mai male.

Blog – L’Isis cos’è?

Mons. George – C’è questa organizzazione dello Stato Islamico che occupa gran parte della Siria, dicono più del 50% del territorio, quello dove c’è la ricchezza nel sottosuolo, ovviamente, e dove ci sono poche persone. Il punto è che noi lo sappiamo bene. Tutti quanti lo sanno e tutti quanti ne sono consapevoli, ma tutti quanti fanno finta di non sapere. La nostra lettura è questa: dalle potenze occidentali è stato creato l’Isis, che oggi è sostenuto anche da altri Stati come quelli del Golfo.

Blog – Torniamo ai rifugiati: come fermare gli sbarchi?

Mons. George – Mi domando perché l’Europa e l’Occidente, che stanno sfruttando quest’Africa per cercare oro e petrolio, non pensano di fare un piano di sviluppo per questa povera gente. Cioè, creategli nel loro Paese delle opportunità di lavoro, portate fabbriche, istruzione, conoscenza. Questo si può fare ed è un bene economico sia per il Paese che esporta, sia per quello che importa, dove vengono realizzati questi piani di sviluppo. C’è una buona parte della comunità cristiana e delle minoranze della Siria che lasciano le loro terre, sono gruppi storici come i Caldei, gli Assiri, i Siriaci, che hanno migliaia di anni di storia, lingue e tradizioni che perdono quando sono costretti ad abbandonare le proprie città. E’ un peccato, un impoverimento per tutti. Perché non li si aiuta con lo sviluppo affinché questa gente possa restare nel proprio Paese? Costerebbe all’Europa e all’Occidente molto meno di quanto costa l’accoglienza dei migranti.

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#IoStoConDiMatteo: il silenzio uccide

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I portavoce del M5S in Regione Puglia hanno chiesto l’esposizione dello striscione “Noi stiamo con Nino Di Matteo” sui balconi del palazzo della Regione di via Capruzzi a Bari come segno di solidarietà e vicinanza a Di Matteo. Non lasciamolo solo. #IoStoConDiMatteo.

Io dissi che lo faccio finire peggio del giudice Falcone, perché questo Di Matteo non se ne va, ci hanno chiesto di rinforzare, gli hanno rinforzato la scorta. E allora se fosse possibile a ucciderlo, un’esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo“. Terribili, agghiaccianti, sono le dichiarazioni che il boss corleonese Totò Riina nel cortile del carcere milanese di Opera, rivolte al suo compagno d’ora d’aria Alberto Lorusso, mentre le telecamere della Dia di Palermo intercettavano ogni parola. Lo vuole morto, senza giri di parole.

VIDEO Di Matteo alla conferenza stampa con il M5S

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A dare conferma di quanto visto e sentito, sono le dichiarazioni dell’ex boss di Borgo Vecchio, Francesco Chiarello: “Il tritolo si trova già a Palermo, è stato trasferito in un nascondiglio sicuro“, dichiara il collaboratore di giustizia. Ma la conferma non arriva soltanto da Chiarello. Sempre l’anno scorso, infatti, anche il collaboratore di Barcellona Pozzo di Gotto, Carmelo D’Amico, parlò di centocinquanta chili di esplosivo, senza indicarne la sistemazione, perché forse, l’unico a sapere dove sia nascosto, è soltanto Vincenzo Graziano, colui che lo acquistò. Lo stesso che, al momento del suo arresto, burlandosi delle forze dell’ordine fece una rivelazione piuttosto inquietante: “L’esplosivo per Di Matteo dovete cercarlo nei piani alti”. I piani alti, probabilmente, rappresentano i dirigenti statali.
“Ho pudore a parlarne” lo dichiara commosso Nino Di Matteo, a Taormina, durante l’incontro all’interno della kermesse letteraria Taobuk, “purtroppo ho una brutta sensazione, ma amo il mio lavoro e lo vivo con enorme passione” lo ripete più volte, visivamente consapevole di chi sono i suoi nemici. Perché lui stesso, durante l’incontro dichiara che è necessario parlare di mafia, di corruzione, che servono dibattiti costruttivi per abbattere i muri del silenzio, dell’indifferenza e dell’omertà, l’arma che ha ucciso più della mafia, poiché siamo di fronte a un’organizzazione che ha ucciso come nessun’altra prima, ha agito e compiuto in maniera atroce, eliminando ogni ostacolo.

VIDEO L’omaggio di Luigi Di Maio al PM Di Matteo

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“Si parla poco, si riflette poco sul concetto di metodo mafioso”, parla di “obbligo morale della memoria e della conoscenza” perché Cosa nostra non è stata sconfitta, ha solo cambiato faccia e adesso siede nei salotti buoni.” da Siciliajournal.it

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