Discorso di fine anno 2015 di Beppe Grillo

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Bollette: il governo impedisce un risparmio di 200 euro

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“Il Governo favorisce i venditori di elettricità e impedisce risparmi in bolletta di oltre 200 euro annui per ogni utente. La riduzione della bolletta elettrica e del gas è l’ennesima sparata a vuoto del governo: 57 euro in meno all’anno per famiglia, ovvero meno di 5 euro al mese, pari all’ 1,2% quando poteva essere del 5% pari almeno di 20 al mese se si fosse evitato di favorire i venditori di energia e gas, cioè le solite A2A, Iren, Hera, Acea, Enel, Eni…” Una piccola mancia di Capodanno con la quale il premier del “Salva Banche” spera di riguadagnare le simpatie degli italiani.
Si sarebbe potuto sfruttare meglio il calo dei prezzi delle materie prime di energia per alleggerire di un bel po’ le pesanti spese degli italiani. Ma Renzi ha preferito aiutare i grandi venditori di luce e gas.
La discesa del costo dell’energia e di alcune componenti degli oneri contenuti nella bolletta, vengono infatti vanificati dall’incremento della voce commercializzazione dovuta per far fronte alla riforma del mercato elettrico attualmente non ancora entrata in vigore ma in discussione nell’esame del DDL concorrenza in commissione industria del Senato.
Ecco svelato il trucco. Il quadro emerge dalla lettura dell’ultimo comunicato sulla bolletta inviato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas: si riscontra che nonostante una riduzione del costo dell’approvvigionamento energetico del 3,4% e un calo di circa il 2% degli oneri, in particolare di quelli che gli utenti pagavano per lo sconto concesso ai grandi consumatori di energia (cementifici, fonderie etc) oggi interrotto da una procedura di infrazione della Commissione europea, il costo della bolletta non cala come dovrebbe perché aumenta la voce commercializzazione per far fronte ad effetti di una riforma che il Parlamento non ha ancora approvato. Riforma cucita addosso guarda caso ai venditori di energia che non è ancora legge ma già erode risparmi ai consumatori. Per completare il quadretto, l’Autorità per l’Energia annuncia la fine delle tutele di mercato ancora prima che il Parlamento ne discuta. Qui si sta facendo una forzatura per camuffare la realtà e indorare la pillola ai cittadini. Interverremo nella commissione industria del Senato per ostacolare questo modo di operare e ridare al Parlamento il ruolo che gli compete, di decidere le regole in tutela dei consumatori.
Lo dimostrano chiaramente i conti diffusi dall’Autorità. Quei numeri, caro presidente del Consiglio, suonano come una presa in giro per milioni di cittadini che contavano su un vero risparmio e che invece hanno avuto in cambio solo vuote promesse”.
Movimento 5 Stelle – Senato

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Il #MinistroDelloSmog

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“Il #MinistroDelloSmog Gian Luca Galletti deve dire tutta la verità agli italiani: il governo ha indebolito la lotta allo smog. Mentre mezza Italia soffoca avvelenata, nel silenzio generale della palude di Bruxelles, con i giornalisti distratti in inutili dirette sul dilemma targhe alterne o blocco del traffico, il governo ha votato per annacquare la direttiva europea sulle emissioni inquinanti.

L’Italia, assieme alla maggioranza di 24 Paesi membri, ha proposto di abbassare i nuovi limiti nazionali delle emissioni inquinanti dal 2020 fino al 2030, indebolendo la lotta a gas mortali come anidride solforosa (SO2), ossido di azoto (NOX), micropolveri sottili (Pm 2.5), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e metano (CH4).

Le decisioni prese al tavolo con i sindaci e governatori sono palliativi, non risolvono strutturalmente il gravissimo problema dell’inquinamento in Italia. Il Parlamento europeo aveva approvato un piano per ridurre del 52% il numero delle vittime dello smog, ma nonostante questo sia responsabile in Europa di 430 mila morti premature all’anno, il Consiglio europeo dell’Ambiente è sceso al 48%. Dietro queste percentuali ci sono migliaia di vite umane in gioco. L’abbassamento degli obiettivi equivale a 17.200 morti per smog in più all’anno, 17.200 vite umane che si rinuncia a salvare (ogni punto percentuale equivale a 4.300 morti).

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Galletti dovrebbe dire agli italiani che ha tolto il metano dall’elenco dei gas inquinanti! Secondo dati scientifici il metano determina il 18% dell’effetto serra ed è 21 volte più dannoso dell’anidride carbonica. Le emissioni di metano sono prodotte da discariche, miniere di carbone, allevamento intensivo, estrazione dei combustibili fossili e riscaldamento delle biomasse. Ecco chi difende il #MinistroDelloSmog: petrolieri e lobby degli inceneritori che tra l’altro “hanno trovato un altro regalo sotto l’albero di Natale: gli incentivi previsti nel Decreto ministeriale Fer non fotovoltaiche che prevede per gli inceneritori una tariffa incentivante di 119 Euro per MWh, quando per un impianto eolico o a biogas sono previste tariffe meno vantaggiose”, così scrive in una nota il Coordinamento Free, fonti rinnovabili ed efficienza energetica che raggruppa 30 associazioni del settore.

Galletti dovrebbe dire agli italiani che ha abbassato la soglia del target dell’ammoniaca per l’Italia dal 26% al 14% e del PM 2.5, le micropolveri sottili, il cui target è stato ridotto del 5%. Questi sono i fatti che Galletti ha omesso di dire davanti all’opinione pubblica durante il vertice per fronteggiare l’emergenza smog. Adesso deve dire tutta la verità agli italiani”.
M5s Europa

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15 banche italiane sotto vigilanza diretta

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“La Bce ha reso noto la nuova lista delle banche di importanza significativa per il sistema finanziario europeo e dunque soggette a vigilanza diretta da parte dell’Eurotower. Il numero sale di 6 unità a 129 istituti, il risultato di 8 aggiunte e di 2 eliminazioni. La pattuglia della banche italiane sottoposte a vigilanza diretta è di 15 unità.
Si tratta di Banca Carige, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare, Banca Popolare dell’Emilia Romagna (era stata tolta insieme con il Creval e adesso rientra in lista), Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Vicenza, Barclays Italia, Credito Emiliano (era stato tolto insieme con il Creval e adesso rientra in lista) , Iccrea Holding, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Unicredit, Unione di Banche Italiane e Veneto Banca. Come indicato in un comunicato, la Bce inizierà la supervisione diretta delle otto nuove banche tra il 1 gennaio e il 1 febbraio, a secondo di quando sia stata presa la decisione sul nuovo status dell’istituto in questione”.
Fonte: Il Sole 24 Ore

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Financial Times: “Il Movimento 5 Stelle è maturo per il governo”

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Oggi il Financial Times – uno dei quotidiani più autorevoli e letti al mondo – parla del MoVimento 5 Stelle in prima pagina. Ecco il testo, tradotto, dell’articolo:

“Il MoVimento 5 Stelle è maturo. Un partito dal passato eccentrico si reinventa come seria alternativa a Renzi.
Quando il M5S esplose nella politica italiana nel 2009 durante la crisi economica, era caratterizzato da una protesta senza compromessi e dalla burlesca, sardonica figura del suo leader, il comico Beppe Grillo.
Ma il M5S sta cercando di cambiare volto rispetto a quello di uno dei più eccentrici -addirittura clowneschi- partiti politici europei. L’obiettivo che la trasformazione mira a raggiungere sembrava una fantasia appena un anno fa: governare il Paese e sfidare il governo di centrosinistra del primo ministro Matteo Renzi.
Beppe Grillo, 67 anni, ha tolto il suo nome dal simbolo del partito, un segnale del fatto che potrebbe presto farsi da parte. Il suo erede più probabile è Luigi Di Maio, un ventinovenne napoletano, dalla retorica efficace, con un look elegante e toni moderati. ”La percezione del MoVimento è cambiata” sostiene Di Maio. “All’inizio c’era l’idea che fosse solo un movimento di protesta… ma siamo riusciti a sfondare quel muro. Vogliamo governare.”
Le probabilità che ciò accada sono in aumento. Il M5S è il secondo partito d’Italia. Dopo lo svantaggio rispetto al partito di Renzi di quasi 20 punti un anno fa, i sondaggi mostrano che la distanza si è ridotta a circa 5 punti – 32 a 27 per cento.
Il M5S è sicuramente quello nella forma migliore, tra tutti gli sfidanti di Renzi, che ne è spaventato” afferma Gianfranco Pasquino, professore di scienze politiche al SAIS-Europa di Bologna.
Che il M5S abbia una chance nel minacciare Renzi la dice lunga sul declino sofferto dal quarantenne ex-sindaco di Firenze, che è salito al governo nel febbraio del 2014 tra grandi speranze di potere trasformare l’Italia. L’economia sta crescendo dopo anni di stagnazione, ma i miglioramenti non sono stati largamente percepiti.
“La gente è scoraggiata, delusa e ancora arrabbiata” sostiene Roberto D’Alimonte, professore di scienze politiche all’Università Luiss di Roma. “La ripresa non viene avvertita”.
Di Maio ha affinato il messaggio contro il primo ministro. “Renzi sembrava una faccia nuova, ma non ci è voluto molto a capire che si stava muovendo nella direzione dei soliti vecchi sistemi di governo del Paese”, dice.
Ma convincere gli italiani che il M5S sia un’alternativa credibile resta un arduo compito, visto che molti ancora lo vedono come un partito da ostruzionismo e opposizione. Lo slogan più famoso di Beppe Grillo quando lanciò il movimento era “vaffanculo”, una parolaccia indirizzata all’establishment, e lo stesso Grillo rifiutava di fare parte di qualsiasi coalizione.
Ma gradualmente il M5S ha vinto alcune elezioni locali, conquistando il controllo di città come Parma, Livorno e Ragusa. I risultati sono stati diversi. Il sindaco di Livorno, ad esempio, ha dovuto affrontare critiche in seguito ad uno scandalo scoppiato nella città portuale toscana per la mancata raccolta dei rifiuti.
“La loro indeterminatezza, la loro incompetenza, e la loro inadeguatezza sono evidenti a tutti” afferma Alessia Rotta, un’esponente del Partito democratico vicina a Renzi.
Un test più importante arriva il prossimo anno, quando le elezioni locali si terranno in alcune delle città più grandi d’Italia. Il premio è la città di Roma, travolta dagli scandali, dove il M5S ha primeggiato nei sondaggi fin dalle dimissioni del sindaco PD Ignazio Marino in ottobre.
“Gli altri partiti hanno paura di governare Roma, ma noi crediamo sia un’opportunità per metterci alla prova” afferma Di Maio, che è figlio di un imprenditore edile e di un’insegnante di scuola superiore ed è cresciuto in quella Pomigliano D’Arco all’ombra del Vesuvio famosa per l’industria Fiat. Ha studiato legge e stava avviando un’impresa di marketing prima di entrare in politica.
La piattaforma del M5S ha attratto sostenitori da destra e da sinistra. I suoi pilastri comprendono la battaglia contro la corruzione, l’attenzione all’ambiente e un referendum sulla permanenza nell’euro, che Di Maio ritiene responsabile di molte delle sofferenze economiche italiane.
“Il vero fallimento dell’unione monetaria è pensare che i Paesi del Sud possano viaggiare alla stessa velocità di quelli del Nord”, sostiene.
Il suo partito ha attaccato il salvataggio italiano di quattro banche, che ha spazzato via migliaia di piccoli investitori detentori di obbligazioni secondarie. “L’obiettivo è stato salvare i banchieri, non i cittadini”, ha scritto Di Maio su Facebook la scorsa settimana.
Ci sono segnali che Di Maio abbia cercato di smussare gli angoli di Grillo. E’ stato di aiuto nel definire un accordo con Renzi per eleggere tre giudici costituzionali. Dopo gli attacchi terroristici di Parigi, ha negato il suo appoggio al ritiro dell’Italia dalla NATO-un’idea sostenuta da Grillo. “Non è in discussione” ha affermato.
Invece dei bombardamenti, ritiene che l’Occidente necessiti di maggiore “human intelligence” e debba estinguere le fonti finanziarie dell’Isis nel Golfo. Non ha dubbi sul prendere le distanze da un altro partito che sta scuotendo l’establishment europeo, il francese Front National. La sua ascesa riflette un “clima di generale indignazione” dice Di Maio. Il M5S, aggiunge, non è una tossina populista, ma un antidoto: “Noi siamo i portavoce naturali dei cittadini. Siamo una barriera contro l’odio e l’estremismo”.
Fonte: Financial Times

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Il Financial Times: “Il Movimento 5 Stelle è maturo”

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Oggi il Financial Times – uno dei quotidiani più autorevoli e letti al mondo – parla del MoVimento 5 Stelle in prima pagina. Ecco il testo, tradotto, dell’articolo:

“Il MoVimento 5 Stelle è maturo. Un partito dal passato eccentrico si reinventa come seria alternativa a Renzi.
Quando il M5S esplose nella politica italiana nel 2009 durante la crisi economica, era caratterizzato da una protesta senza compromessi e dalla burlesca, sardonica figura del suo leader, il comico Beppe Grillo.
Ma il M5S sta cercando di cambiare volto rispetto a quello di uno dei più eccentrici -addirittura clowneschi- partiti politici europei. L’obiettivo che la trasformazione mira a raggiungere sembrava una fantasia appena un anno fa: governare il Paese e sfidare il governo di centrosinistra del primo ministro Matteo Renzi.
Beppe Grillo, 67 anni, ha tolto il suo nome dal simbolo del partito, un segnale del fatto che potrebbe presto farsi da parte. Il suo erede più probabile è Luigi Di Maio, un ventinovenne napoletano, dalla retorica efficace, con un look elegante e toni moderati. ”La percezione del MoVimento è cambiata” sostiene Di Maio. “All’inizio c’era l’idea che fosse solo un movimento di protesta… ma siamo riusciti a sfondare quel muro. Vogliamo governare.”
Le probabilità che ciò accada sono in aumento. Il M5S è il secondo partito d’Italia. Dopo lo svantaggio rispetto al partito di Renzi di quasi 20 punti un anno fa, i sondaggi mostrano che la distanza si è ridotta a circa 5 punti – 32 a 27 per cento.
Il M5S è sicuramente quello nella forma migliore, tra tutti gli sfidanti di Renzi, che ne è spaventato” afferma Gianfranco Pasquino, professore di scienze politiche al SAIS-Europa di Bologna.
Che il M5S abbia una chance nel minacciare Renzi la dice lunga sul declino sofferto dal quarantenne ex-sindaco di Firenze, che è salito al governo nel febbraio del 2014 tra grandi speranze di potere trasformare l’Italia. L’economia sta crescendo dopo anni di stagnazione, ma i miglioramenti non sono stati largamente percepiti.
“La gente è scoraggiata, delusa e ancora arrabbiata” sostiene Roberto D’Alimonte, professore di scienze politiche all’Università Luiss di Roma. “La ripresa non viene avvertita”.
Di Maio ha affinato il messaggio contro il primo ministro. “Renzi sembrava una faccia nuova, ma non ci è voluto molto a capire che si stava muovendo nella direzione dei soliti vecchi sistemi di governo del Paese”, dice.
Ma convincere gli italiani che il M5S sia un’alternativa credibile resta un arduo compito, visto che molti ancora lo vedono come un partito da ostruzionismo e opposizione. Lo slogan più famoso di Beppe Grillo quando lanciò il movimento era “vaffanculo”, una parolaccia indirizzata all’establishment, e lo stesso Grillo rifiutava di fare parte di qualsiasi coalizione.
Ma gradualmente il M5S ha vinto alcune elezioni locali, conquistando il controllo di città come Parma, Livorno e Ragusa. I risultati sono stati diversi. Il sindaco di Livorno, ad esempio, ha dovuto affrontare critiche in seguito ad uno scandalo scoppiato nella città portuale toscana per la mancata raccolta dei rifiuti.
“La loro indeterminatezza, la loro incompetenza, e la loro inadeguatezza sono evidenti a tutti” afferma Alessia Rotta, un’esponente del Partito democratico vicina a Renzi.
Un test più importante arriva il prossimo anno, quando le elezioni locali si terranno in alcune delle città più grandi d’Italia. Il premio è la città di Roma, travolta dagli scandali, dove il M5S ha primeggiato nei sondaggi fin dalle dimissioni del sindaco PD Ignazio Marino in ottobre.
“Gli altri partiti hanno paura di governare Roma, ma noi crediamo sia un’opportunità per metterci alla prova” afferma Di Maio, che è figlio di un imprenditore edile e di un’insegnante di scuola superiore ed è cresciuto in quella Pomigliano D’Arco all’ombra del Vesuvio famosa per l’industria Fiat. Ha studiato legge e stava avviando un’impresa di marketing prima di entrare in politica.
La piattaforma del M5S ha attratto sostenitori da destra e da sinistra. I suoi pilastri comprendono la battaglia contro la corruzione, l’attenzione all’ambiente e un referendum sulla permanenza nell’euro, che Di Maio ritiene responsabile di molte delle sofferenze economiche italiane.
“Il vero fallimento dell’unione monetaria è pensare che i Paesi del Sud possano viaggiare alla stessa velocità di quelli del Nord”, sostiene.
Il suo partito ha attaccato il salvataggio italiano di quattro banche, che ha spazzato via migliaia di piccoli investitori detentori di obbligazioni secondarie. “L’obiettivo è stato salvare i banchieri, non i cittadini”, ha scritto Di Maio su Facebook la scorsa settimana.
Ci sono segnali che Di Maio abbia cercato di smussare gli angoli di Grillo. E’ stato di aiuto nel definire un accordo con Renzi per eleggere tre giudici costituzionali. Dopo gli attacchi terroristici di Parigi, ha negato il suo appoggio al ritiro dell’Italia dalla NATO-un’idea sostenuta da Grillo. “Non è in discussione” ha affermato.
Invece dei bombardamenti, ritiene che l’Occidente necessiti di maggiore “human intelligence” e debba estinguere le fonti finanziarie dell’Isis nel Golfo. Non ha dubbi sul prendere le distanze da un altro partito che sta scuotendo l’establishment europeo, il francese Front National. La sua ascesa riflette un “clima di generale indignazione” dice Di Maio. Il M5S, aggiunge, non è una tossina populista, ma un antidoto: “Noi siamo i portavoce naturali dei cittadini. Siamo una barriera contro l’odio e l’estremismo”.
Fonte: Financial Times

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Lo smog uccide il pianeta

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“Smog. Aria irrespirabile. Clima impazzito. Morti premature. E’ il bollettino di guerra che la natura ci presenta alla soglia del 2016, proprio quando tutti eravamo concentrati sulla cena di Natale con i nostri cari. Questi eventi non sono frutto dell’imponderabile. Hanno responsabilità ben precise o, per semplificare, sigle di partito. Già, i partiti, divenuti ormai i cartelli che le lobby usano per muoversi all’interno dei vari parlamenti. Perché a decidere, come in fondo sapete anche voi, non è chi impone le targhe alterne. A muovere le fila ci sono immensi colossi petroliferi rappresentati da associazioni ai limiti della legalità in Europa: le lobby. Ma andiamo con ordine, e iniziamo a parlare coi fatti.

IL FOLLE VOTO DI FORZA ITALIA E LEGA NORD
A causa dei voti del Carroccio e di Forza Italia è stato perso il livello di ambizione delle riduzioni, riferite alle sostanze inquinanti presenti nell’aria. A svelare la follia della destra europea è stato il portavoce Piernicola Pedicini, unico relatore ombra italiano per la Direttiva NEC sui limiti delle emissioni nazionali. Un provvedimento che avrebbe attenuato anche il costo economico causato dalla cattiva qualità dell’aria. Quest’impatto terrificante sulla salute umana ammonta, secondo l’OMS, a 1.4 trilioni di Euro per tutta l’Europa (88 miliardi all’anno). La sola Italia ne avrebbe addirittura evitate 13.471 (37 morti al giorno) e avrebbe risparmiato almeno 7 miliardi di Euro ogni 12 mesi a partire dal 2025. Il Bel Paese, grazie a questi geni da televisione, subirà danni devastanti alla biodiversità grazie alla perdita di colture agricole per 17.953 Km2.

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IL DOPPIOGIOCO DEL PD UCCIDE
Il Consiglio europeo dei Ministri dell’Ambiente ha ulteriormente annacquato la revisione della direttiva sulle emissioni inquinanti approvata dal Parlamento europeo lo scorso 28 ottobre. La maggioranza qualificata di 24 Paesi membri (Italia a favore, ma il Ministro all’Inquinamento Galletti era assente) ha abbassato i nuovi limiti nazionali delle emissioni inquinanti dal 2020 fino al 2030. Si indebolisce la lotta a anidride solforosa (SO2), ossido di azoto (NOX), micropolveri sottili (Pm 2.5), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e metano (CH4). Siamo nelle mani di veri e propri inquinatori seriali. Il Parlamento europeo aveva approvato un piano per ridurre del 52% il numero delle vittime dello smog. Il Consiglio europeo è sceso al 48%. Dietro queste percentuali ci sono migliaia di vite umane in gioco. L’abbassamento degli obiettivi equivale a ulteriori 17.200 morti per smog in più all’anno, 17.200 vite umane che si rinuncia a salvare (ogni punto percentuale equivale a 4.300 morti).

QUELLA COP21 NON VINCOLANTE
Oltre alle morti, a preoccupare è la situazione generale del pianeta Terra. Durante l’ultima seduta della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo del 2015, il commissario all’energia Arias Cañete si è sottoposto ad uno scambio di opinioni con gli eurodeputati. All’ordine del giorno c’era fare il punto sugli incontri di Parigi, andando nel dettaglio dell’accordo, già propagandato dai media come ricoluzionario. Scommettiamo che non ne avete sentito parlare (di questo incontro) nelle ultime settimane, vero? Probabilmente perché i portavoce del M5S hanno fatto domande ben precise al commissario europeo: “Cosa comporterà non rispettare gli accordi?”. Dopo alcune insistenze, l’esecutivo europeo ha risposto. Ecco la sua ammissione: “Ci saranno solo dei richiami formali, ma nessuna sanzione, per i Paesi che non rispettano i vincoli”. Tanto rumore, per nulla.

IL GOVERNO E’ COMPLICE CONSAPEVOLE
Esattamente come per il caso Volkswagen. Dopo 7 anni di tira e molla, infatti, la Commissione ha finalmente introdotto un nuovo metodo di calcolo e l’obbligo di effettuare verifiche di conformità con misuratori di emissioni portatili. Ma lo scandalo è che gli Stati membri, d’accordo con la Commissione e con l’eccezione dell’Olanda e della Repubblica Ceca, si sono accordati per introdurre dei fattori di correzione da applicare alle misurazioni dirette che rendono legali emissioni doppie fino al 2018 e di 1,5 volte i limiti per gli anni successivi. Da questo documento emerge che l’Italia ha proposto di legalizzare emissioni superiori di almeno il 300% rispetto ai limiti. Ecco perché improvvisamente l’attuale premier e Sergio Marchionne sono diventati migliori amici. Si può facilmente dedurre che la vergognosa posizione italiana in seno al comitato tecnico si possa far risalire all’ex sottosegretario Graziano Delrio.

SONO TUTTI IMPAZZITI?
Viene da chiedersi se non si siano tutti bevuti il cervello. La risposta è no: attorno a queste scelte totalmente scellerate ci sono i soldi. Quelli con cui le multinazionali (rappresentate, ci ripetiamo, dalle lobby) oliano gli ingranaggi della politica e gonfiano i portafogli dei decisori nazionali ed europei. Il pianeta sta morendo, dobbiamo liberarci dalle catene del passato. Archiviare queste mummie fossili e tornare a respirare aria pulita. Per farlo, l’unica speranza sono i cittadini. Un Movimento di cittadini non ricattabile, non schiavo delle antiche logiche del “favore”. Un Movimento libero per tornare a respirare la legalità, la coerenza e, per una volta, libero di scegliere un’altra politica industriale. Lo dobbiamo prima che a noi, ai nostri figli.
M5s Europa

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