Vuoto a rendere è legge

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“Vuoto a Rendere, grazie al M5S diventa legge ed inizia la sperimentazione nazionale. Insieme alle associazioni ambientaliste, i Comuni virtuosi, gli imprenditori e operatori innovativi, il Movimento 5 Stelle farà sì che questo primo passo decisivo per la riduzione dei rifiuti e l’economia circolare non cada nel vuoto.

La proposta originaria del Movimento 5 Stelle, a prima firma Stefano Vignaroli, era coraggiosa, innovativa e virtuosa. La norma contenuta all’interno del collegato ambientale, pur essendo uscita depotenziata rispetto a quella pentastellata, segna comunque un primo passo nella giusta direzione raggiunto grazie alla pressione del Movimento.

Ma i prossimi mesi saranno decisivi perché di fatto sarà il Governo a doverla attuare.
La pressione delle lobby, che il M5S ha prontamente respinto, si è comunque fatta sentire in questi mesi riuscendo a far inserire al Senato parole limitanti e frutto della paura di innovare il sistema. Parole come la ‘sperimentazione volontaria del singolo esercente’ ed il limite di essere ‘senza oneri pubblici’.

Tutto questo, quando in Europa vengono organizzate iniziative virtuose che vanno in senso opposto e ben più innovativo. Del resto la prima priorità d’azione nella gestione dei rifiuti per l’Unione Europea è quella della prevenzione.

Ora le lobby nei prossimi mesi torneranno alla carica del Governo, e provando a boicottare il vuoto a rendere.

Per questo motivo il Movimento 5 Stelle attiverà nei prossimi mesi una campagna trasversale e propositiva per coinvolgere associazioni ambientaliste, Comuni Virtuosi, imprenditori e operatori innovativi, per far sì che la proposta operativa di sperimentazione sia attuata in maniera seria e rappresenti il volano di un grande progetto per modernizzare il Paese e l’economia tutelando ambiente, salute e creare nuovi posti di lavoro”.
Movimento 5 Stelle Parlamento

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2015: l’anno nero della Sicilia

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“Chi vive in Sicilia sa che questa isola assomiglia all’anticamera dell’inferno. Siamo tanto lontani da quell’Europa centro-settentrionale che ci ha tirato dentro questa avventura dell’Unione Europea e dell’Euro. Siamo una colonia di una colonia. Messina, pochi mesi fa, è stata senza acqua per settimane. 250 mila persone che hanno rischiato di dimenticare cosa fosse un rubinetto, con scuole e università chiuse. E la beffa delle beffe è che un acquedotto da 500 litri al secondo, vicinissimo Messina, butta a mare, ormai da anni. Volete sapere perché? Alla fine degli anni ’60 la conduttura fu presa in gestione da enti regionali che chiesero somme astronomiche al comune di Messina, che rinunciò a quell’acqua. Ma ci sono tante altre zone della Sicilia dove la penuria d’acqua è frequente, specialmente d’estate.
Parliamo di economia siciliana, in recessione totale, con un mercato del lavoro a dire poco disastroso. Il tasso di occupazione di uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è del 42,4%, cioè il più basso di tutte le regioni europee. Quattro volte peggio rispetto a quella della media dei paesi UE! I più disoccupati d’Europa, bel primato.
Il debito complessivo della Regione Sicilia con gli istituti di credito Ammonta a 7 miliardi e mezzo. Al 1 gennaio 2014 il debito era di appena 5 miliardi. Poi si sono fatti mutui per pagare altri debiti e poi ancora altri debiti per pagare i mutui e così verso il concetto di debito infinito! I trasporti sono stati al collasso per un po’ di tempo, ma ormai fortunatamente hanno finito di soffrire e sono passati a miglior vita! Abbiamo i treni più lenti d’Europa con tempi di percorrenza da capogiro, e frane e smottamenti e deragliamenti appena piove: per percorrere i 100 km da Palermo a Trapani ci vogliono 4 ore (media di 25 km all’ora); 2 ore per collegare Palermo ad Agrigento che distano 125 km; mentre da Palermo a Ragusa si impiegano dalle 6 alle 9 ore, con vari cambi, per un totale di 269 km ed una velocità media di circa 25 km all’ora; mentre i 300 km tra Trapani e Ragusa si possono tranquillamente fare in appena 10 ore e mezzo, grosso modo lo stesso tempo di percorrenza aerea tra Roma e Pechino. E pensare che la prima ferrovia italiana, inaugurata nel 1842 aveva una velocità di 50 km all’ora!
Il trasporto su strada è bloccato. Dal 10 aprile, con la rottura del viadotto Himera, la Sicilia è tagliata in due parti, vero è che da novembre è stata aperta una bretella, ma sulla riapertura del viadotto nessuno sa nulla! Ma tutta la viabilità interna è all’osso: nessuna illuminazione, manto stradale deformato, frane, smottamenti e chiusure continue, asfalto vecchio di anni, segnaletica insufficiente e o del tutto assente. La chiusura della Palermo a Catania, è stata solo la punta del naso di questo dinosauro affogato. L’elenco delle strade che non si possono percorrere tende all’infinito. Che il 2015 sarebbe stato l’anno orribile per la viabilità in Sicilia si era capito subito a inizio anno, con il crollo del viadotto Scorciavacche in provincia di Agrigento, appena terminato e subito franato. Ad Enna circa un 1/3 delle strade provinciali non è percorribile; mentre la statale 113 nei pressi di Trabia fino alla provinciale 18 che collega Palermo a Piana degli Albanesi è crollata. Sulla strada Statale 626 (Caltanissetta-Gela) il viadotto Geremia si è spezzato in due, mentre allagamenti e frane sulle strade statali 121 e 191 nei pressi di Mazzarino. Il Movimento 5 stelle ha rifatto, in tempi record e con spese minime e tutto in regola, la Regia Trazzera (borbonica ovviamente) sostituendosi di fatto ad uno stato latitante; mentre sulla provinciale 4 (Corleone – San Cipirrello) il ripristino è avvenuto in totale autonomia da parte degli abitanti della zona, ormai disperati, per potere raggiungere le loro campagne. Sarà forse un caso che la Sicilia, dopo il Molise, è la regione italiana con il più alto tasso di mortalità per incidenti su in strade extraurbane, un tasso doppio a quello della Lombardia (Statali, Provinciali e comunali extra urbane ) ed è la regione con la più alta percentuale di giovani morti sulle strade!
Puntiamo allora sulla cultura, ma le università del’isola sono tra le peggiori d’Italia, almeno secondo la classifica del Sole 24 ore. Per cui su 61 atenei pubblici in Italia, Palermo e Catania sono rispettivamente al 55° e 56° posto, mentre Messina al 39° posto rappresenta una eccellenza. Tra le università private la Kore di Enna è messa male.
Nell’ultimo anno la Regione ha speso 938 milioni di euro per pagare lo stipendio a 15.000 dipendenti assunti a tempo indeterminato. Niente male se si considera che questa cifra è pari a poco meno della metà di quello che impiegano le altre 15 regione a statuto ordinario italiane per pagare i propri dipendenti. Cioè la Sicilia costa quanto 7/8 regioni italiane. I dirigenti di tutte e 15 le regioni italiane a statuto ordinario sono pari al numero dei dirigenti della Regione Sicilia: 1836. e 16.000 pensionati. Ci sono poi società controllate dalla Regione Sicilia (oppure ad essa collegate) che hanno altri 7.000 dipendenti.
La sola Presidenza della Regione contava, fino a poco tempo fa, 192 dirigenti e circa 1300 dipendenti, lo stesso numero, ha fatto notare qualcuno, della Presidenza del Consiglio britannica. Ma in Inghilterra sono 53 milioni, dieci volte di più che in Sicilia!
Il capitolo più pesante della spesa regionale è quello della Sanità: 9,168 miliardi di euro spesi nel 2014, pari al 46% del totale delle uscite regionali. Ma nonostante le alte spese che la regione siciliana destina alla sanità, i posti letto pro capite per abitante sono pochini: 2,9 posti ogni 1.000 abitanti, peggio solo della Campania (2,8) contro una media Italiana di 3,4. E recentemente anche il Ministro della Salute ha ammesso che si, ci sono stati miglioramenti, ma “persistono significative inadempienze, soprattutto relative a : riorganizzazione dei punti nascita; cure palliative; prevenzione; riorganizzazione della rete dei laboratori”.
Igor Gelarda, dirigente Consap
L’anno scorso Goletta verde, su 26 località di balneazione esaminate in giro per l’isola, ne ha bocciate 16 a causa dell’inquinamento. Mentre per quanto riguarda il trattamento delle acque reflue l’Unione europea ha riscontrato anomalie in 175 agglomerati urbani sui 390 presenti nell’isola.
E nel frattempo i siciliani soccombono: secondo il rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno la Sicilia ha un triste primato. Il 41,8 per cento dei siciliani è a rischio povertà, mentre tra il 2008 e il 2015 hanno perso il lavoro circa 800mila siciliani.
E la qualità della vita nelle città siciliane. E’ Ragusa la meno peggio in Sicilia, classificandosi al 78° posto su 110 (guarda caso con un sindaco a 5 Stelle), seguita da Siracusa al 90°, ultima Palermo al 106° posto, che però ha un tram nuovo! Sì, è vero che noi abbiamo il sole, il mare. Ma il sole ed il mare non riescono a darci da vivere”.
Igor Gelarda, dirigente Consap

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La violenza del Pd sulla consigliera del M5s

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“Queste immagini devono fare il giro del mondo! Guardate la violenza del PD! Il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso si scaglia con violenza sulla consigliera Sara Marcozzi, unica donna in aula, durante l’azione dimostrativa del M5S a tutela dei soldi degli abruzzesi. Guardate cosa accade ai banchi della giunta mentre l’aula del consiglio regionale era ancora deserta”. Giorgio Sorial

Di seguito il video delle minacce del PD:

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Il governo ti uccide, digli di smettere

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Il regalo di fine anno del governo per gli italiani è arrivato. Circola infatti una nuova bozza di decreto per la realizzazione di altri impianti di incenerimento indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, all’ Ufficio di Gabinetto e alla Direzione generale del ministero dell’ Ambiente relativa a 9 nuovi inceneritori. Le regioni interessate sono: Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo, Sardegna e due in Sicilia. In queste nuove regioni si dovranno bruciare 1.951.261 tonnellate di rifiuti l’ anno. Con i 40 già attivi e i sei in fase di realizzazione, in Italia il totale sarà di 55 inceneritori. L’esecutivo si è inventato di sana pianta che l’incenerimento è primario e strategico in barba alla riduzione dei rifiuti, il recupero materia e la raccolta differenziata. Del resto, accontentare le municipalizzate di partito è prassi ormai nota. L’incenerimento oltre ad essere una pratica che danneggia la salute umana e l’agroalimentare di qualità è il più anti-economico sistema di smaltimento rifiuti. Non crea posti di lavoro e senza incentivi di denaro pubblico e aiuti per le tariffe non sta in piedi.
Sono macchine che bruciano a ciclo continuo. E dato che spesso (per fortuna) il comportamento virtuoso dei cittadini che fanno la raccolta differenziata affama la bestia, essi procedono a raccattare (a pagamento) rifiuti da altre zone d’Italia e dall’estero, fino alla saturazione degli impianti.
Dal Parlamento Europeo sono giunte indicazioni molto chiare contro l’incenerimento dei rifiuti. L’UE chiede di virare verso un più efficace sistema di riutilizzo dei rifiuti e quindi delle materie. Il Movimento 5 Stelle non mollerà di un solo millimetro! No all’incenerimento, si al recupero totale dei materiali, come chiede l’Europa.

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Intanto i livelli di inquinamento continuano a rimanere altissimi. Francesco Forastiere, epidemiologo ed esperto di inquinamento atmosferico che ha diretto lo studio “Viias” del ministero della Salute – dove si parla di 35mila morti premature per effetto dell’inquinamento in Italia – ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Stampa per spiegare cosa succede a causa dell’alto livello delle polveri sottili o micropolveri. E le sue parole sono terrificanti. Eccone un estratto:

«Sì. Stiamo parlando di dieci mesi di vita in meno. In media i cittadini italiani muoiono dieci mesi prima per l’inquinamento. Dieci mesi che diventano 14 al Nord e 6 al Sud. Ci sono differenze importanti tra grandi centri e centri più piccoli, ma dipende molto dalla situazione geografica. La differenza tra Roma e Viterbo è importante, mentre nella Pianura padana l’inquinamento è più diffuso. I mesi di vita “perduti” a Roma sono 12, e soltanto 6 a Viterbo. In Val Padana, invece, non c’è grande differenza tra Milano e Monza: in tutti e due i casi i mesi di vita sottratti sono 14. Di che malattie stiamo parlando? Primo, malattie cardio e cerebrovascolari, ovvero infarto, scompenso cardiaco, aritmie e ictus. Secondo, le malattie respiratorie, come bronchite cronica e asma bronchiale. Infine il tumore, a partire dai polmoni».

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Questa che vedete, intanto, è un’immagine (scattata da un aereo) della Pianura Padana coperta da una cappa di nebbia e smog. Immagini scattate dall’alto, dopo la partenza dall’aeroporto di Linate, che mostrano la spessa coltre che da giorni soffoca tutta l’area, anche per l’assenza quasi totale di correnti che possano ripulire l’aria dalle sostanze inquinanti.

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29mila imprese in meno nel 2015

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“Nel 2015 il bilancio tra aperture e chiusure di negozi, bar e ristoranti sarà in rosso, con un saldo negativo di oltre 29 mila imprese. È la stima dell’Osservatorio Confesercenti. «Un crollo meno grave di quello registrato nel 2014 (-34mila) ma comunque peggiore delle attese». Tra le regioni a fare peggio è stata la Sicilia, dove hanno chiuso più di 16 mila esercizi commerciali.
Il calo delle chiusure, il primo in cinque anni, è quasi annullato dalla frenata delle aperture: quest’anno si stima che inizieranno l’attività circa 37 mila nuove imprese, contro le oltre 42 mila dello scorso anno. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di contrazione per il commercio in sede fissa, la ristorazione ed il servizio bar, spiega Confesercenti.
«In totale, dal 2011 ad oggi, questi tre settori hanno registrato circa 207mila aperture e 346mila chiusure, per un saldo negativo di poco meno di 140mila imprese». In media, negli ultimi 5 anni, ogni giorno hanno aperto 114 imprese e 190 hanno chiuso, per un saldo giornaliero negativo di 76 attività. I cinque anni di desertificazione hanno interessato tutto il territorio nazionale, anche se con intensità diverse a seconda delle zone, sottolinea l’associazione.
Tra le regioni, è la Sicilia ad aver messo a segno il saldo peggiore tra aperture e chiusure di negozi e locali (-16.355 imprese). Seguono, nella classifica delle emorragie di imprese più significative, la Lombardia (-14.327) e la Campania (-13.922). Tra le città capoluogo di provincia, invece, il primato di chiusure va a Roma: l’Urbe sta soffrendo una crisi commerciale ancora più intensa di quella registrata dal resto del Paese: in cinque anni la città ha subito un saldo negativo di quasi 7.500 tra negozi, bar, caffè e servizi di ristorazione. Seguono il comune di Torino, che perde oltre 3mila imprese, e quello di Napoli (-2.327 imprese).
Complessivamente, considerando tutti i capoluoghi di provincia, l’unico comune che ha registrato un saldo positivo è Padova, dove negli ultimi cinque anni il numero di bar, negozi e ristoranti è cresciuto, anche se solo di 42 unità. «Attività commerciali e pubblici esercizi non sono ancora usciti da uno stato di difficoltà che ormai dura da cinque anni», commenta il Presidente di Confesercenti, Massimo Vivoli.
«La ripartenza dei consumi, che pure c’è stata, è ancora troppo recente e modesta per portare ad una rapida inversione di tendenza, anche se finalmente nel 2015 tornano a calare le chiusure di imprese. Preoccupa, però, la frenata di nuove aperture, bloccate dalla stretta del credito e dalla riduzione dei margini di impresa, erosi dalla crisi e da una fiscalità cresciuta quasi costantemente negli ultimi cinque anni». Per far ripartire il settore Vivoli suggerisce di «ridurre il peso che grava su negozi, locali e botteghe» ed «introdurre affitti a canone concordato e cedolare secca per le imprese che aprono in uno degli oltre 600mila locali ormai sfitti per ‘mancanzà di attività in tutta Italia»”.
GdS

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Pisapippa avvelena anche te, digli di smettere. #AttilaPisapia

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Il sindaco di Milano, Giuliano Attila Pisapippa, sta trascorrendo il periodo natalizio a rincorrere i giornali per proclamare la sua innocenza. Lui con il Pm10 che sta avvelenando i milanesi non c’entra niente. E in un’intervista a Repubblica ha sottolineato con fermezza i suoi anni di lavoro in difesa dell’ambiente: «Anni di lavoro per l’ambiente, su di me solo attacchi politici».
Probabilmente si riferisce alle centinaia di alberi che la sua giunta, nei mesi scorsi, ha abbattuto nelle zone dei cantieri della metropolitana M4. Abbattimenti non dovuti a stringenti necessità tecniche (le metropolitane milanesi passano sotto a cantine, grattacieli, viali alberati, navigli, fiumi interrati!), ma a causa di un cantiere temporaneo e di una cattiva pianificazione dei lavori. In pratica per far fare manovra meglio alla betoniera, per avere più spazio per le macchine di scavo oppure per i gabbiotti degli operai. Così, Milano è stata privata di centinaia di alberi secolari.

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AttilaPisapippa, paladino dell’ambiente, forse non sa che un albero secolare è un autentico polmone. Gli esperti hanno constatato che un albero di 100 anni, valutato in termini di produzione di ossigeno, vale molto di più di 2 alberi di 50 anni e, più si scende, più la proporzione non è artimetica, nel senso che, al limite, per ottenere lo stesso effetto di un albero secolare occorrono ben 1.800 giovani alberi.
Dove passa Pisapippa non crescono più gli alberi. Il Movimento 5 Stelle lo ha già denunciato. A Milano il sindaco e la sua giunta sono responsabili di un autentico disastro ambientale.

Guarda il video: l’attacco all’oncologa e la difesa degli inceneritori

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Traffico d’armi, fermiamo chi fa affari coi criminali

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“Per il 2016 abbiamo un sogno: basta armi, basta guerre. Per arrivare a questo obiettivo i portavoce del Movimento 5 Stelle Europa hanno proposto di sanzionare quei Paesi europei che esportano armi usate, poi, per fare guerre e alimentare il terrorismo. Questa proposta è stata approvata dal Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, lo scorso giovedì 17 dicembre. Le lobby delle armi difese in Parlamento dai gruppi politici ECR e PPE sono state battute nel voto finale del rapporto d’iniziativa su “esportazione di armi: applicazione della Posizione comune”.

Sul traffico d’armi l’Europa ha delle regole comuni. Come già denunciato dal Movimento 5 Stelle, però, molti Paesi membri non rispettano queste regole sull’esportazione delle armi convenzionali. L’Italia, per esempio, vendendo armi all’Arabia Saudita viola in maniera evidente il punto 2 della Posizione comune che recita: “non si possono vendere le armi ai Paesi che non rispettano i più elementari diritti umani o dove ci sia il rischio che possano essere utilizzate per fini di repressione interna”.

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Lo scorso 29 ottobre, infatti, dall’aeroporto di Cagliari su un cargo Boeing 747 con destinazione Arabia Saudita venivano caricate diverse tonnellate di bombe e munizioni. Ecco gli affari dell’Italia con il regime arabo. Quelle armi vengono usate per guidare la coalizione che, senza alcun mandato internazionale, da sette mesi sta bombardando lo Yemen, un conflitto che ha finora causato più di 4mila morti (di cui almeno 400 bambini), 20mila feriti e oltre un milione di sfollati. L’Arabia Saudita finanzia in modo diretto e indiretto l’Isis. Le armi Made in Italy vengono, inoltre, usate per la repressione interna degli oppositori al regime.

Il 29 ottobre dovrebbe essere celebrata come Giornata europea dell’ipocrisia, visto che mentre l’Italia inviava armi in Arabia Saudita la Conferenza dei Presidenti del Parlamento europeo assegnava il premio Sakharov al blogger saudita Badawi, condannato a 10 anni di prigione, 1.000 frustate e una multa per aver insultato i valori islamici sul proprio sito web Free Saudi Liberals (Liberali Sauditi Liberi).

Come l’Italia, tanti altri Paesi europei hanno violato le regoli comuni sull’esportazione di armi. Per ovviare all’assenza di sanzioni, il portavoce al Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo ha presentato questo emendamento, poi approvato dall’aula:

“Il Parlamento europeo ritiene che la vera problematica sia rappresentata da un’applicazione approssimativa e da un’interpretazione inconsistente della posizione comune da parte degli Stati Membri e ritiene pertanto cruciale che si persegua un’applicazione omogenea e ambiziosa degli otto criteri; rileva a questo riguardo la mancanza di meccanismi sanzionatori in caso di violazione dei criteri e ritiene opportuno prevedere modalità per eseguire verifiche indipendenti nonché meccanismi sanzionatori in caso di violazione della posizione comune”.
Inoltre, il Movimento 5 Stelle, sempre tramite Fabio Massimo Castaldo, ha presentato un secondo emendamento al testo finale che prevede la pubblicazione annuale della lista di tutte le armi esportate dagli Stati membri dell’Unione europea. Vogliamo nomi, cognomi e #NoAlleGuerre”.
M5s Europa

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