Più poltrone per tutti #rimpasto

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“Il consiglio dei Ministri ha spolverato nuove poltrone per far contento Alfano, che conta più ministri che percentuali di voto, con un infornata di nomine degna di questo Governo. Si inizia da Gennaro Migliore, nuovo sottosegretario alla Giustizia, premiato per il suo essere cambia bandiera e aver difeso la stessa legge elettorale che qualche tempo prima, quando era capogruppo di Sel, aveva aspramente criticato.
Sempre alla Giustizia un’altra medaglia viene appesa al petto di Federica Chiavaroli, nota per la sua proposta di penalizzare i Comuni che contrastano la diffusione delle slot machine e per la sua strenua lotta in difesa dei vitalizi ai parlamentari, di cui ha proposto l’estensione anche in caso di scioglimento anticipato della legislatura.
Poi c’è Antonio Gentile, neo sottosegretario allo sviluppo economico, già sottosegretario ai Trasporti in questo stesso Governo, dimessosi dopo che sono state scoperte le sue pressioni su un giornale – Calabria Ora – che stava pubblicando un’inchiesta riguardante il figlio. Le rotative furono bloccate, il giornale non uscì in edicola, lui è uscito dalla porta e ora rientra dalla finestra.
Un posto d’onore non si poteva togliere a Simona Vicari, già sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, ora sottosegretario al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, per premiarla del fatto di essere indagata per concorso in falso (avrebbe favorito Totò Cuffaro in carcere) e finita nelle carte dell’inchiesta sulla Cpl Concordia di Ischia: uno degli arrestati faceva riferimento al suo interessamento in consiglio dei ministri a proposito del metanodotto oggetto dell’inchiesta dei magistrati.
Dorina Bianchi ha finalmente trovato la sua poltrone dopo aver attraversato trasversalmente dal 2001 quasi tutti i partiti dell’arco costituzionale: Ccd, Udc, Margherita, Ulivo, Pd, Udc, Pdl ed Ncd.” M5S Camera

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Chi è Francesco BOSCHI? #BoschiRispondi

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Francesco BOSCHI, di Arezzo, che nel 1971-72 era nel Consiglio di amministrazione della Banca popolare dell’Etruria, secondo una ricerca di Aldo Giannuli, “era persona molto introdotta ai massimi vertici della massoneria, al punto di frequentarne i due massimi esponenti: il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani ed il Maestro Venerabile della più importante loggia“. Giannuli è arrivato a queste conclusioni consultando le carte della Commissione d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi e “Boschi sarebbe stato organico alla Loggia, anche se il suo nome non risulta nel suo piè di lista. E la cosa incuriosisce ancor di più, perché, come si sa, l’elenco completo degli affiliati non è stato mai ricostruito, dunque sarebbe uno dei nomi restati coperti“. Un Boschi, di Arezzo, di Banca Etruria, frequentatore di massoni ha fatto pensare a Giannuli (ci mancava solo fosse stato anche ministro) che si trattasse del nonno della più nota Maria Elena Boschi, ma così non è. Chi è Francesco BOSCHI allora? Ieri due giornalisti del Fatto Quotidiano si sono recati all’ufficio anagrafe del Comune di Laterina (Arezzo) per risolvere il mistero e hanno richiesto un documento di accesso pubblico: lo stato di famiglia del signor Boschi, padre della ministra Maria Elena, per capire di chi fosse lui figlio, o fratello, o nipote. Imbarazzo dei dipendenti. Non si può! Bisogna scomodare la Prefettura e attendere imprecisate autorizzazioni per via di una direttiva interna, con comunicazioni del prefetto di Arezzo. Una direttiva illegale perchè quegli atti sono pubblici. E’ tutto raccontato con dovizia di particolari qui. Non esistono norme speciali che riguardano i ministri e i loro parenti, ma a quanto pare esista una direttiva segreta ad hoc per la Boschi. La domanda è: perchè? La Boschi ha il babbo banchiere e gli antenati ignoti? Perchè tanto affanno nel occultare dei documenti pubblici? Chi sono gli altri membri della dinastia di “contadini” mai laureati? Francesco BOSCHI, di Arezzo, che nel 1971-72 era nel Consiglio di amministrazione della Banca popolare dell’Etruria, introdotto ai massimi vertici della massoneria e probabile affiliato della Loggia Massonica P2 è o no parente di Pier Luigi e Maria Elena Boschi? L’ufficio anagrafe è stato silenziato, può il ministro, per trasparenza, rispondere e sciogliere questo dubbio? #BoschiRispondi! Gli italiani hanno il diritto di sapere!

VIDEO Le balle della Boschi agli italiani

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Nogarin mantiene le promesse #Livorno5Stelle

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intervento di Filippo Nogarin, sindaco MoVimento 5 Stelle Livorno

“Avevamo detto loro che non sarebbero rimasti indietro e abbiamo mantenuto la parola. Oggi i 33 precari dell’Aamps, la municipalizzata per l’ambiente del Comune di Livorno, hanno firmato l’assunzione a tempo indeterminato con effetto immediato. Si tratta di 10 operatori e 23 autisti che contribuiranno al benessere della città. Nel mentre procede l’iter per il concordato preventivo in continuità che sanerà l’azienda, azzererà i privilegi e vedrà i lavoratori come base da cui ripartire. Anche in questo caso mi avevano detto che sarebbe stato impossibile. Invece oggi la promessa, oggetto anche di una decisione del consiglio comunale, è stata mantenuta. In alto i cuori.” Filippo Nogarin

intervento di Luigi Di Maio

“Quelli che lo attaccavano sono quelli che avevano causato i disastri a Livorno, incluso il sindacato della CGIL. Adesso che Filippo ha mantenuto gli impegni stanno tutti zitti.
Filippo Nogarin Sindaco di Livorno ha dovuto fronteggiare l’attacco assurdo della CGIL, la macchina di disinformazione del Partito Democratico e di tante reti televisive nazionali, proprio mentre stava cercando di risolvere i problemi di un’azienda piena di debiti, causati proprio da quel Partito Democratico che tra le altre cose non pagava la tassa dell’immondizia per le sue sedi di partito.

VIDEO #NonPagoPerIlPd! VideoMessaggio di Filippo Nogarin

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Lo hanno ingiuriato, offeso e attaccato solo perché sta provando a mettere le mani negli affari stantii di 70 anni di governo cittadino di sinistra. Adesso però che ha nominato il nuovo Consiglio d’Amministrazione, stabilizzato i dipendenti di cui l’azienda aveva bisogno per il suo funzionamento e iniziato la strada per la riduzione del debito, come mai nessuno ne parla?
Mi aspetto le scuse dei partiti al nostro Sindaco e un servizio della Rai che gli dia atto di aver mantenuto le promesse.
Sappiamo governare e lo stiamo dimostrando.
Forza Filippo, ti siamo vicini.” Luigi Di Maio

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L’anticorruzione inchioda Zingaretti

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intervento di Roberta Lombardi, M5S Camera

“Oggi vi raccontiamo un esempio concreto dell’ “impegno” del PD in tema di anticorruzione, avente ad oggetto un documento importantissimo, scoperto dal MoVimento 5 Stelle e tenuto nascosto da Nicola Zingaretti (presidente Pd della Regione Lazio) e da una stampa di regime, che non ha dedicato neanche una riga alla notizia.

A dicembre 2015 Cantone scrive una nota durissima a Zingaretti, rilevando come l’impianto anticorruzione del Lazio, non funzioni correttamente. Come non si effettuino i controlli. Come la responsabile anticorruzione della regione abbia subito “atti di influenza“; e come lo stesso Zingaretti, sarebbe dovuto essere ritenuto colpevole e quindi sospeso, per la nomina illegittima di Agresti (commissario dell’ Ipab – Ss Annunziata di Gaeta in provincia di Latina).

VIDEO Roberta Lombardi smaschera Zingaretti

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La vicenda era nata proprio a seguito di un esposto nell’agosto 2015 del Movimento 5 Stelle all’ANAC, con cui si chiedeva a Cantone di sospendere il potere di nomina di Zingaretti, per questa nomina illegittima applicando la legge Anticorruzione. A settembre, l’Anac emette un provvedimento in cui si stabiliscono i criteri da applicare al caso, e che avrebbero dovuto portare alla sospensione necessaria di Zingaretti, per tre mesi dal potere di conferire incarichi, delegando l’istruttoria e l’applicazione della sanzione al responsabile per la corruzione del Lazio, che è una dirigente regionale dipendente proprio da Zingaretti.

Ad Ottobre, la dirigente regionale incaricata, invece: emette un provvedimento di assoluzione totale di Zingaretti contrastante con le indicazioni dell’Anac, che viene pubblicizzata ai quattro venti da tutta la stampa di regime, oltre che dallo stesso Zingaretti.

Il MoVimento 5 Stelle e l’ ADUSBEF (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi), impugnano al Tar l’assoluzione di Zingaretti. L’avvocatura di Stato si costituisce in giudizio dandoci ragione, chiedendo l’accoglimento del ricorso, perché l’assoluzione era irregolare. Cantone, manda la Finanza in regione per esaminare la documentazione relativa, e la finanza accerta che il provvedimento di assoluzione è viziato e contradditorio, perché si è limitato a recepire in maniera acritica, esclusivamente le difese di Zingaretti è contrastante con le indicazioni dell’Anac e, quanto meno, doveva essere riconosciuta la responsabilità per colpa di Zingaretti stesso. Fatto, ancor più grave, accerta, che la dirigente regionale che lo ha assolto, ha subito atti di influenza mirati a condizionarle il comportamento, insomma pressione.

A dicembre, Cantone recepisce la relazione e scrive a Zingaretti, contestando tutte queste irregolarità. Zingaretti prende la lettera e la chiude in un cassetto. Fino a quando il MoVimento 5 Stelle eseguendo un accesso agli atti individua la lettera. La stampa tace, non dice nulla e parla di altre cose, denigrando il MoVimento 5 Stelle. Mentre leggi che dovrebbero prevenire i fenomeni di corruzione, sono violentate continuamente e in modo plateale dagli esponenti più rappresentativi del Pd. Questa è l’anticorruzione del Partito Democratico.

Zingaretti perchè non rispondi a Cantone?” Roberta Lombardi

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#SfiduciamoDeLuca

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Domani in Campania si vota la sfiducia del pluri condannato e pluri indagato Vincenzo De Luca. Il M5S voterà per mandarlo via, affinchè la Campania inizi a preoccuparsi dei problemi dei cittadini anzichè dei guai giudiziari dell’impresentabile. #SfiduciamoDeLuca!

intervento di Valeria Ciarambino, portavoce M5S Campania

“La Campania è in una situazione scandalosa a causa del suo presidente Vincenzo De Luca, un condannato in primo grado, plurindagato e rinviato a giudizio per reati che riguardano proprio le sue discutibilissime modalità di amministrare la cosa pubblica. Colleziona condanne, rinvii a giudizio e indagini come fossero medaglie.

Il “medagliere” di De Luca
– Condannato dalla Corte dei Conti di Napoli nel 2010 a pagare 23.000 euro a causa della vicenda “stipendi d’oro” dei dirigenti comune di Salerno.
– Condannato dal tribunale di Napoli per diffamazione ai danni di Travaglio (maggio 2013).
– Condannato a un anno di reclusione e uno di interdizione dei pubblici uffici dal tribunale di Salerno per abuso d’ufficio nell’ambito delle vicenda del termovalorizzatore, condanna che lo rende ineleggibile per la legge Severino.
– Indagato per corruzione, truffa aggravata, falso, associazione a delinquere e concussione nell’ambito dell’inchiesta sul “Sea Park”. Reati prescritti nel 2012 ma De Luca rinuncia alla prescrizione. Nel 2005 la giunta per le autorizzazioni alla Camera nega ai magistrati l’utilizzo delle intercettazioni.
– Rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, falso ideologico, lottizzazione abusiva per il Crescent, un ecomostro a ridosso del lungomare di Salerno il cui cantiere (attualmente sotto sequestro) ricade in aree demaniali.
– Prescritto nel 2010 in merito alla vicenda sullo sversamento dei rifiuti nel sito di Ostaglio.
– Il 29 maggio 2015, a ridosso delle ultime elezioni regionali, viene inserito nella lista degli “impresentabili” dalla Commissione bicamerale Antimafia.
– A novembre 2015 scoppia lo scandalo dell’indagine per la presunta corruzione del giudice che lo ha salvato dagli effetti della Severino, sospendendo temporaneamente la sospensione del presidente, indagine che coinvolge Mastursi, il braccio destro di De Luca, e De Luca stesso, indagato per concussione per induzione.
– E’ notizia di ieri l’ennesima indagine che lo riguarda per falso in atto pubblico, per un incremento di costi per 8 milioni nei lavori di piazza della Libertà, secondo i pm non giustificato.

VIDEO L’appello di Ciarambino per la sfiducia a De Luca

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Cosa vuole il M5S per la Campania
Siamo gli unici, noi del M5S, che stanno difendendo le istituzioni e che si stanno battendo per la legalità in Campania.
Fin dall’inizio della campagna elettorale regionale abbiamo denunciato con forza e in ogni sede, anche al Tar, l’incompatibilità di De Luca come candidato a presidente della Regione, chiedendo al Pd di ritirare la candidatura di un tale impresentabile. La Campania è paralizzata dai guai giudiziari di De Luca e del suo entourage.
La recente indagine sulla presunta corruzione del giudice che lo ha salvato dalla Severino getta ombre ancora più sinistre su questo indegno presidente. Per questa gravissima vicenda, il 12 novembre scorso abbiamo chiesto le dimissioni di De Luca, presentato una richiesta perché De Luca venisse a riferire in aula su questa vicenda gravissima e una mozione di sfiducia. Né per l’una nell’altra abbiamo trovato 4 consiglieri di destra o di sinistra che avessero a cuore la legalità e fossero disposti a sottoscriverle insieme al M5S, consentendoci di raggiungere il quorum di 1/5 dei consiglieri necessario per presentarle in aula.

Sfiduciamo De Luca!
Anzi, come se nulla fosse accaduto, il 16 novembre si è convocato un Consiglio su provvedimenti legislativi pesantissimi, come la legge sul riordino del servizio idrico, voluto dalla Giunta, che di fatto ha consegnato l’acqua nelle mani delle lobby. Abbiamo occupato il Consiglio, come gesto estremo di “resistenza”, per tenere accesi i riflettori dell’opinione pubblica su questa indegna vicenda e costringere la politica ad assumersi le sue responsabilità di fronte ai cittadini campani.
In Campania la gente fa i conti tutti i giorni per sopravvivere, abbiamo il primato della povertà minorile, la disoccupazione è una piaga sociale, da agosto in sanità sono stati sforati i tetti di spesa e non ci sono più soldi per pagare accertamenti e cure indispensabili. Ma da mesi e mesi anzichè lavorare per risolvere questi problemi ci stiamo occupando dei guai giudiziari di De Luca.
Domani nel Consiglio regionale arriverà la mozione di sfiducia che il centro destra si è deciso a presentare con un ritardo di quasi 3 mesi che noi voteremo per costringere tutta la politica della Regione Campania ad assumersi una responsabilità chiara di fronte ai cittadini campani.
Domani in Consiglio arriverà pure una proposta di legge di modifica dello Statuto, che con due soli articoli uccide la democrazia in Campania, dando un potere spropositato al presidente della Giunta, a danno delle prerogative del Consiglio. Dopo lo stupro della Costituzione in Parlamento, un plurindagato e condannato prova a mettere le mani su quella che è la costituzione della Regione e a trasformare la Campania nella sua monarchia.” Valeria Ciarambino, portavoce M5S Regione Campania

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L’#OlioDiRicinoPd ai giornalisti non allineati della Rai fascista

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La Rai dovrebbe licenziare Massimo Gianniniha sentenziato il piddino Michele Pavolini Anzaldi, braccio destro del Bomba e amico intimo del suo portavoce Sensi. Giannini ha sgarrato: ha parlato di Banca Etruria e del conflitto di interessi della Boschi. Guai a chi la tocca, si rischia il licenziamento per lesa maestà. Sono quotidiani gli attacchi a Berlinguer e Giannini (entrambi di RAI3), che andavano bene al Pd bersaniano ma che le nuove leve renziane considerano dei traditori perché non obbediscono agli ordini. Per loro olio di ricino piddino. Nella RAI fascista i non allineati non sono tollerati, devono essere epurati. L’obiettivo: sostituirli con due leccaculo del premier. Tra poco ci saranno le nuove nomine in RAI. Giannini, Berlinguer e chiunque pensi di poter dire mezza sillaba sui guai del governo sono avvisati: o vi autocensurate o siete epurati.
I giornalisti del servizio pubblico devono informare i cittadini che gli pagano lo stipendio non rispondere ai partiti, nè al governo. Spegniamo la RAI fascista!

VIDEO La carrellata di balle della Boschi a Ballarò

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#SeNonFosseNATO

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intervento di Manlio Di Stefano, Capogruppo M5S Commissione Affari Esteri

“Dal 1999 ad oggi, le guerre d’aggressione della Nato hanno prodotto decine di migliaia di morti, feriti, mutilati, sfollati, territori devastati, smembrati, economie fallite, destabilizzazioni estese a intere regioni. L’emergenza di chi fugge dalle guerre dell’Alleanza atlantica oggi mette persino in discussione l’esistenza stessa dell’Ue.

Sorta sul concetto di “difesa collettiva“, la Nato, con l’implosione dell’Unione Sovietica, ha di fatto perso il motivo alla base della sua stessa esistenza. Dal 1991 l’organizzazione si è presto trasformata in strumento di aggressione per il perseguimento di due obiettivi strategici degli Stati Uniti: mantenere il dominio militare in Europa e controllare qualsiasi possibile rinascita della Russia.

VIDEO Come è nato e chi alimenta il terrorismo

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Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Somalia, Sudan, Libia, Siria, Ucraina. Paesi d’interesse atlantista, e per questo travolti da una valanga di menzogne mortifere, per giustificare bombardamenti che hanno prodotto morte, macerie e milioni di profughi.

L’esito delle crisi di Ucraina e Siria determinerà il futuro assetto geopolitico e il nuovo equilibrio di potere nello scacchiere internazionale. Il Pentagono e il vice presidente Usa Joe Biden hanno annunciato questa settimana che gli Stati Uniti sono pronti ad un intervento in Siria congiunto con la Turchia (Paese Nato ormai fuori controllo) per armare e sostenere i cosiddetti “ribelli moderati”. Si tratta di un intervento contrario al diritto internazionale.

La crisi ucraina è l’ultimo capitolo di questa tragica saga. Il più pericoloso. Il colpo di stato del febbraio 2014 a Kiev si inserisce, infatti, nella progressiva e pericolosa espansione della Nato ad Est, operata a partire dagli anni ’90 e presentata al grande pubblico come una benigna diffusione di democrazia e ricerca di stabilità. In realtà, è semplicemente il modo più rapido per portare a termine la strategia ultima statunitense, vale a dire imporre all’Ue la Nato economica, il TTIP – acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership, vale a dire l’immensa area di libero scambio che i due blocchi stanno negoziando nel segreto quasi assoluto. Dopo l’invito formale al Montenegro nel dicembre del 2015, il prossimo paese nella lista, il trentesimo, a finire nella ragnatela dell’Alleanza dovrebbe essere nei piani proprio l’Ucraina. Si tratta di uno scenario dai contorni potenzialmente apocalittici, con Mosca che ha più volte ribadito che reagirebbe con ritorsioni belliche all’arrivo della Nato ai suoi confini.

Nel voler forzare l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, in poche parole, gli Stati Uniti stanno giocando con scenari di terza guerra mondiale. Con un approccio irresponsabile fatto di militarizzazione dell’est europeo – dal 2017 Ucraina, Polonia e Lituania costituiranno una brigata congiunta di 4mila uomini effettivi – e di sanzioni economiche alla Russia che hanno già messo in ginocchio il settore agro-alimentare europeo (l’Italia ha perdite complessive per un miliardo di euro l’anno), ci sono alcuni interrogativi che come Paese dobbiamo porci.

– Per quanto tempo dobbiamo violare la nostra Costituzione e i trattati internazionali fondamentali come il Trattato di non proliferazione nucleare per fornire a quest’alleanza la possibilità di usufruire di decine di basi sul nostro territorio con 90 testate nucleari annesse?
– Per quanto tempo dovremo devastare l’ambiente di intere regioni e la salute dei cittadini che vivono nei pressi di basi o poligoni NATO?
– Perché un’organizzazione concepita come un’Alleanza militare meramente difensiva si è trasformata negli anni in uno strumento di morte e aggressione?
– Esiste un modo che consenta all’Italia di sottrarsi a future guerre di invasione, come nel caso della Libia?

La partecipazione alla Nato pone oggi l’Italia di fronte a un bivio cruciale. Come MoVimento 5 Stelle chiediamo che nel Paese si apra una riflessione seria sull’argomento e per questo vi invitiamo tutti al convegno “Se non fosse NATO” che si terrà venerdì 29 gennaio alla Nuova Aula dei Gruppi parlamentari, a Roma, con la partecipazione di:
Mairead Corrigan – Premio Nobel per la Pace
André Vltchek – Reporter di guerra e autore, con N. Chomsky, di “Terrorismo Occidentale
Claudio Giangiacomo – Redattore della pdl di iniziativa popolare su basi e trattati militari
Alessandro Di Battista – Deputato M5S Commissione Affari Esteri
Luca Frusone – Deputato M5S Commissione Difesa
Elio Teresi – Movimento “No Muos
Valter Lorenzi – Rete Disarmiamoli / Comitato “No camp Darby
Mariella Cao – Comitato sardo “Gettiamo le Basi
Enrico Marchesini – Movimento “No Dal Molin
Manlio Di Stefano – Capogruppo M5S Commissione Affari Esteri
Per partecipare è necessario compilare questo form in tutte le sue parti.”

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