Ah ma non è Lercio, è l’ispettore #RomanoDerrick

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di MoVimento 5 Stelle

Oggi la prima puntata delle nuove avventure dell’ispettore #RomanoDerrick, nemico giurato dei fantomatici troll, alle prese con una spy story internazionale. Tratto dalla puntata di ieri di Un Giorno da Pecora

Giornalista di Un giorno da pecora: Secondo lei Putin e la Russia finanziano i 5 Stelle?

Andrea Romano, parlamentare piddino: Penso di sì, non ne ho la certezza naturalmente, ma credo che sia un argomento da investigare. Sicuramente c’è un sostegno di tipo informatico, cioè gli attacchi troll (ci spiega cosa sono? così ci facciamo due risate, ndr) che sono avvenuti in Italia sappiamo che sono riconducibili alla Russia e c’è una sorta di collaborazione informatica tra gli attivisti 5 Stelle e la Russia di Putin. Sono abbastanza convinto che sia così (bravo Romano, l’importante è crederci, ndr). E’ una pista da investigare. L’ipotesi che faccio io è che c’è un sostegno organizzativo e logistico alla grande armata digitale dei 5 Stelle in Italia e questo aiuto viene dato da Mosca. Non so se gli danno dei soldi, ma lo sospetto (l’ispettore Derrick ti fa un baffo, ndr).
Di Stefano, che è l’autorevole esponente dei 5 Stelle in campo internazionale, è andato a Mosca al congresso di Russia Unita e lui ha parlato tra i primissimi e ha fatto un discorso di omaggio a Putin, all’invasione della Crimea (il discorso fatto da Manlio Di Stefano all’evento a cui si riferisce Romano Derrick si trova qui e come potrete verificare ha parlato della follia delle sanzioni alla Russia che causano danni milionari alle PMI italiane, ndr). Quando uno parla al congresso vuol dire qualcosa. Loro vanno regolarmente a Mosca. C’è un legame molto stretto tra i 5 Stelle e, non solo la Russia, ma il regime di Putin. A me questo preoccupa (stai tranquillo Romano Derrick, il MoVimento 5 Stelle al governo non farà figuracce internazionali come Renzi, ndr).

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Ps: Queste sono tutte le nazioni in cui sono stati in missione i portavoce del MoVimento 5 Stelle della Commissione Esteri
MANLIO DI STEFANO: USA, Francia, Olanda, Inghilterra, Germania, Austria, Belgio, Polonia, Estonia, Israele, Palestina, Portogallo, Spagna, Russia, Venezuela, Argentina, Cina, Marocco, Cipro, Kazakistan, Azerbaigian, Kyrghistan, Georgia, Finlandia, Grecia, Bulgaria, Romania

ALESSANDRO DI BATTISTA: Libano, Giordania, Kazakistan, Palestina, Israele, Ecuador, colombia, Usa, Russia, Egitto, Grecia

DANIELE DEL GROSSO: Kazakistan, India, Tunisia, Francia, Inghilterra, Spagna, Grecia

MARIA EDERA SPADONI: Palestina, Francia, Spagna, Finlandia, Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Kurdistan, Germania, Grecia, Afghanistan, Inghilterra

SCAGLIUSI: Usa, Inghilterra, Kazakhstan, Azerbaijan, Tagikistan, Austria, Kosovo, Montenegro, Serbia, Finlandia, Bielorussia, Georgia, Mongolia, Svizzera

ORNELLA BERTOROTTA: Usa, Belgio, Colombia, Slovacchia, Palestina, Turchia, Spagna, Argentina, Venezuela

VITO PETROCELLI: Belgio, Birmania, Australia, Venezuela, Argentina, Azerbaijan,Russia, Germania, Cina

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Solitudine e speranza di un Pubblico Ministero

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di Michele Ruggiero, Pubblico Ministero Trani

È davvero incredibile quanto talvolta ci si possa sentire soli nel fare il proprio dovere!

Ad un Pubblico Ministero – il magistrato promotore di giustizia nel sistema penale italiano – capita spesso di avvertire questa sensazione di solitudine nel corso di processi particolarmente delicati: delicati come le verità che in quei processi si tenta di fare emergere, dapprima durante le indagini, poi nel corso del pubblico dibattimento.
Verità che spesso restano sullo sfondo, perché lì è bene che restino…
Verità che finiscono esse stesse sotto processo rischiando la più grave tra le condanne, quella all’oblio.

Un processo decisamente “delicato” è quello celebrato a Trani e concluso ieri…in primo grado.
Un processo ormai a tutti noto, a carico di agenzie di rating accusate di avere decretato e divulgato una serie di declassamenti e giudizi negativi nei confronti della ‘nostra’ Repubblica Italiana nel secondo semestre del 2011 ‘manipolando il mercato’, così calpestando la dignità del nostro Stato sovrano: perché – sia chiaro – subire continui declassamenti e stroncature come era capitato all’Italia in quello scorcio del 2011, passando agli occhi della comunità finanziaria internazionale per un Paese che avrebbe potuto non onorare i suoi debiti, era (ed è) una questione di dignità delle sue istituzioni e, prima ancora, del suo stesso popolo.

Una questione di “dignità nazionale”, anche se quelle stroncature fossero intervenute nel più rigoroso rispetto della normativa europea; figurarsi se, invece, si fosse dimostrato in un processo che quelle stroncature – sentenziate dai supremi giudici dei mercati, quali appunto le agenzie di rating – fossero maturate in spregio ai principi di legalità e trasparenza!

Ho condotto personalmente le indagini preliminari ed ho cercato di capire il come ed il perché di quella singolare sequenza di sonore bocciature: ad un magistrato, in fondo, non si chiede solo di sapere ma anche e, direi soprattutto, di capire.

Ho, dunque, iniziato ad investigare su quei ripetuti declassamenti decretati nei confronti dell’Italia e dell’Europa, misurandomi con la difficoltà di accertare fatti transnazionali complessi e maturati al di là dei confini del nostro Paese; all’esito delle indagini sono riuscito ad ottenere il rinvio a giudizio degli imputati.
Iniziato, quindi, il processo dinanzi al Tribunale, ho seguito ogni singola udienza dibattimentale avvertendo, ogni volta, una profonda ed amara sensazione di solitudine.

Sì, ho detto solitudine: un sentimento che mi assaliva non solo durante le udienze – mentre mi scontravo contro un autentico esercito di esperti avvocati e blasonati consulenti ingaggiando una serrata battaglia tra mille eccezioni, repliche, opposizioni e discussioni – ma anche al termine di esse; ed era proprio alla fine di quelle maratone dibattimentali che quel sentimento si faceva più forte: forse perché lo Stato, tecnicamente parte lesa da quei reati e perciò legittimato a costituirsi parte civile per azionare una pretesa risarcitoria nei confronti degli imputati, non era sceso in campo a lottare a fianco del Pubblico Ministero?

Devo, comunque, ammettere che tutte le volte in cui quell’amara sensazione mi pervadeva, un pensiero in fondo assai semplice giungeva in mio soccorso facendomi compagnia: quello che, nonostante la sproporzione tra le forze in campo all’interno dell’aula d’udienza e nonostante quell’inspiegabile assenza processuale dello Stato, lì fuori c’era tutto un popolo silenzioso che sentivo straordinariamente vicino; uomini e donne che lottavano nel lavoro di ogni giorno, faticando e rischiando, soli anche loro, forse molto più di me.

Era per quella gente semplice e silenziosa, il Popolo Sovrano, che dovevo farmi coraggio, resistere ed andare avanti in quell’ardua battaglia giudiziaria.
Se è vero – come qualcuno ha detto – che è impossibile vincere contro chi non si arrende mai, è altrettanto vero che in questo processo sapevo per certo che non avrei perso mai, come non avrebbe perso mai il mio Paese silenzioso, perché non ci saremmo arresi mai.

A tutti i miei fratelli d’Italia, piccoli e grandi, dedico questo enorme sforzo, con l’amarezza di non avere raggiunto – per ora – l’obiettivo, ma con la serenità che mi deriva dall’intima consapevolezza di aver fatto il mio dovere, tutto e fino in fondo.

Quando ci si impegna tenacemente per realizzare quello in cui si crede, si intraprende un cammino ed il risultato finale non conta più, diviene solo un trascurabile dettaglio.

Tutta la vita è un cammino: dovremmo affrontarla con determinazione, entusiasmo e fiducia, animati dallo stesso spirito di chi partecipa ad una staffetta e, dopo aver percorso il proprio tratto, passa nelle mani di un altro il testimone e con esso la Speranza.
Siamo anelli di una catena, siamo parte di un Tutto.

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Terremoto in centro Italia. Manifestazione a Roma

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di Terremoto Centro Italia

Noi non ci stiamo a venire dopo, ad essere sacrificabili, ad abbandonare le nostre terre. Questa lentezza, la burocrazia, stanno soffocando ogni speranza di rinascita.
Sabato 1 aprile i comitati spontanei “Quelli che il terremoto” e “la terra trema, noi no” manifesteranno a Roma: l’appuntamento è davanti a Piazza Montecitorio alle 10. Saremo presenti anche in 10 punti di raccolta lungo il cratere per denunciare la situazione vergognosa del centro Italia.

Ci hanno detto non vi lasceremo soli,
ma lo hanno fatto: nella maniera peggiore. Aiutateci a ad amplificare la nostra voce, condividete questo video, andate punti di raccolta più vicini a voi esponete gli striscioni di sostegno in ogni città e paese d’Italia. Il cuore dell’Italia vuole tornare a battere.

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Debora Serracchiani mentitrice seriale

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di MoVimento 5 Stelle <a href="http://ift.tt/2nCD1wn
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Debora Serracchiani è una mentitrice seriale. Come è ovvio, nel Friuli Venezia Giulia il MoVimento 5 Stelle, infatti, ha votato a favore dell’abrogazione dei vitalizi. I consiglieri pentastellati hanno bocciato invece la legge sui tagli ai costi della politica presentata dall’esecutivo regionale di centrosinistra che, tra i vari articoli inutili, prevedeva uno solo condivisibile: appunto l’abrogazione del vitalizio.

La legge sui tagli ai costi della politica del Fvg è uno dei tanti provvedimenti “made in Debora”, approvati e dati in pasto all’opinione pubblica con unico obiettivo: prendere per i fondelli i cittadini. Tanto per fare un esempio molto concreto, in campagna elettorale Serracchiani aveva promesso un taglio del 50 per cento degli stipendi dei consiglieri regionali. Con la sua legge del giugno 2013, numeri alla mano, il netto in busta paga di un consigliere regionale, al contrario, è stato ridotto appena del 15%. Inoltre la presidente del Friuli Venezia Giulia e numero 2 del Pd nazionale ha pensato bene di aumentare i rimborsi forfettari per gli eletti in Consiglio regionale. Altro che tagli del 50 per cento!

Fatti e non balle. Come gli 800 mila euro che finora i cinque consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle hanno restituito, complessivamente, ai cittadini e alle imprese del Friuli Venezia Giulia dal giorno in cui sono stati eletti nell’aprile 2013. Parliamo di una quota rilevante, che si aggira attorno al 65%, delle indennità ricevute mese per mese, versata nel “Fondo per lo sviluppo” della Regione Fvg. E sono centinaia le piccole aziende che hanno potuto accedere a questo Fondo per realizzare importanti progetti a sostegno dell’economia e dell’occupazione. La rinuncia dei consiglieri M5S al vitalizio – con lettera protocollata – è datata invece giugno 2013 senza aspettare l’abolizione in Aula!

Fatti e non balle. Come il caso del vitalizio europeo della stessa Debora Serracchiani. È dal dicembre 2013 che il M5S Fvg chiede con atti ufficiali alla presidente della Regione Fvg se ha rinunciato a questo ulteriore – odioso – privilegio. Fra 16 anni, quando avrà 63 anni, Serracchiani, per essere già stata parlamentare europea, prenderà un vitalizio di oltre mille euro al mese. Che sommerà a tutti gli altri privilegi acquisiti finora. Da Debora finora nessuna smentita o conferma!

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Il commento di Beppe Grillo sulla Brexit che il Guardian non ha pubblicato

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Il Guardian ha chiesto a Beppe Grillo un commento sulla Brexit, che gli ha mandato un testo. Il Guardian però ha fatto sapere che avrebbe pubblicato una versione tagliata. Beppe si è rifiutato. Pubblichiamo qui sotto la versione integrale inviata al Guardian in italiano e in inglese.

di Beppe Grillo

A dare orecchio ai media chiedere il parere dei cittadini sarebbe tendenzioso, mentre lasciar fare a dei banchieri è democrazia. E’ come per i contratti in cui entri con qualche parola al telefono (spesso neppure quella) e per uscirne ci vuole l’avvocato. A Roma si percepiva solo il fantasma dei 500.000 di cittadini europei, fra le nebbie in cui naviga il Titanic: arroganza e sorrisi. Odio malcelato persino fra chi ci guadagna. Virginia Raggi ricorda nel suo discorso che l’Europa è dei popoli… e subisce la censura.
Ma è lo strumento referendario quello davvero censurato! Guai a chiedere ai cittadini… poi succede una Brexit“… forse, Brexit, è il sostituto di “48” per indicare il caos sullo Zanichelli dell’immaginario collettivo. Ma non possono essere i media a dare il senso alle cose, alle parole e agli strumenti della democrazia!
C’è da chiedersi se “democrazia” e “referendum” ci siano ancora in quel l’immaginario collettivo che questi credono di avere ancora sotto ipnosi. Certo che c’è. L’Europa con il Marco travestito da Euro resta priva della legittimazione popolare sin dall’inizio: i cittadini devono vivere nell’austerità come Hansel e Gretel: pronti per le fauci bancarie… favole che, per chi è adulto, sono incubi.
Si riuniscono a Roma fra mille allarmi di ogni genere: l’unica cosa che il nostro Paese può vantare è il numero di poliziotti schierati. La gente è stordita: come nella pubblicità della amplifon vive nella bolla; sopportando i servi di chi le bolle ha creato. Virginia Raggi parla, gli Inglesi hanno parlato ma… un po’ di frettolose strette di mano fra croupier insiste nel colpevolizzarli.

Non voglio paragonare il sindaco di Roma a tutti gli inglesi messi insieme: ma loro hanno la fortuna del voto, noi qui censuriamo persino un sindaco.
Il TG1 l’ha miracolata, trasformandola in qualche spot intervallato da pubblicità. Questi sono governi che hanno paura del popolo, come monarchie strafatte, incomplete, con i musi piantati nei loro trogoli. Con i mille pretesti di una provvidenziale tensione sono stati sbrigativi e sintetici, come robot.

Ma è un’altra bolla: lo strumento referendario è ancora lì: possiamo ancora mettere mano a questo palcoscenico. Hanno preteso di recitare senza pubblico ancora una volta, neppure un poker ma un semplice solitario giocato in 27 avanzi di democrazia. Junker, con il suo libro bianco per uscire dalla crisi ha presentato un libro di pagine bianche oppure il manuale per la sopravvivenza delle giovani marmotte tedesche. Nel frattempo gli inglesi hanno ripreso a determinarsi liberamente.

Versione in inglese
If we listen to the media, asking citizens for their opinion it is biased, while letting bankers do what they want is democracy. It’s like the contracts which you agree to by phone (and sometimes not even that) but it takes a lawyer to get out of them. In Rome, all we saw was the ghost of the 500 million European citizens in the fog of the Titanic: arrogance and smiles. The ill-concealed hatred, even among those who benefit it. Virginia Raggi reminds everyone in her speech that Europe belongs to the people, and she gets censored. But the referendum is the tool that is really censored ! “But don’t ask the citizens … or you’ll get a Brexit!” … maybe Brexit is the synonymous of “ ’48 ” (i.e. “all hell breaks loose”, byt the 1848 European revolution movements) which on the renown Italian Zanichelli dictionary means total chaos. The media can’t be the ones who give meaning to things, words and the tools of democracy. We have to ask if democracy and referendum still exist in the collective imagination – which these people think they have hypnotized. Of course it’s there. This Europe, with a Deutsche Mark dressed up as a Euro, has lacked popular legitimacy from the start. Citizens still have to live with austerity like Hansel and Gretel. These are fairytales which are nightmares for those who are adults. They gathered in Rome amid a thousand alerts of every kind. The only thing that our Country can boast of is the number of deployed police officers. People are stunned, living in a bubble, as slaves of those who created the bubble. Virginia Raggi speaks, the English citizens have spoken but … they are being found guilty after a few handshakes among the card dealers. I do not want to compare the mayor of Rome to all the English people, but they were lucky to have had a vote, here we even censor a mayor. By interrupting her speech with commercials, public television news TG1 turned her into a miraculous success, treating her as a commercial herself. These are governments that are afraid of the people, like incomplete, gluttonous monarchies, with their mugs stuck in the ditches. With a thousand excuses for their providential tensions they are succinct, like robots. But that’s just another “bubble”, the referendum tool is still there, we can still affect this stage. They wanted to perform without an audience once again, it is not a poker game but a solitaire played by 27 leftovers of democracy. With his White Paper to emerge from the crisis, Juncker presented a book of white sheets of paper, a survival manual for the young German marmots. Meanwhile the English people are freely moving to self-determination.

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#ProgrammaEsteri: Russia, un partner economico e strategico contro il terrorismo

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di Fulvio Scaglione – Giornalista e reporter di guerra

Nel dicembre del 2016, quando l’Unione Europea ha deciso di prolungare di altri sei mesi le sanzioni economiche varate nel marzo del 2014 contro la Russia, il danno per l’Italia era ormai arrivato a 10 miliardi di euro in mancate esportazioni. Tutti sulle spalle del nostro Paese, che nel 2013 era il secondo esportatore verso la Russia tra i Paesi dell’Unione Europea, e registrava con la Russia un interscambio commerciale del valore di 40 miliardi di euro l’anno.

Per avere un’idea di che cosa significano cifre come queste, basterà ricordare che il valore dell’intera legge di stabilità varata dal Parlamento italiano nel 2016 è stato di 35 miliardi. Per non parlare poi di quanto successo nel complesso dell’Unione Europea, dove secondo uno studio dell’Istituto per gli Studi Internazionali di economia di Vienna, nello stesso periodo 2014-2016 il danno è arrivato a sfiorare i 45 miliardi di euro, con la perdita di 900 mila posti di lavoro. Insomma un disastro economico che non ci possiamo permettere, e che non ha contribuito in alcun modo alla risoluzione del problema per cui le sanzioni erano stati adottate: la crisi in Ucraina e la riannessione della Crimea da parte della Russia.

Ma per quanto siano clamorosi i dati, l’aspetto economico della relazione con la Russia non è nemmeno il più importante. Assai più decisiva è la necessità di recuperare un rapporto costruttivo con un Paese, la Russia, che può offrire un contributo decisivo nelle relazioni internazionali. Oggi la Russia è protagonista in Medioriente, dove ha impresso una svolta sia alla complessa trattativa che ha portato all’accordo sul nucleare iraniano, che al sanguinoso conflitto in Siria. E lo è anche nell’Africa del Nord, dove è diventata un partner strategico dell’Egitto, e negli ultimi tempi anche un attore sempre più influente nella crisi libica. Stiamo parlando del nostro Mediterraneo, una frontiera d’acqua ormai decisiva come la questione dei flussi migratori, per fare solo un esempio, dimostra. Perché dobbiamo privarci della collaborazione con la Russia?

In Europa, poi, un cambio di atteggiamento è ancora più urgente. Per lunghi anni la Russia post-sovietica ha intrattenuto con l’Unione Europea, e con quasi tutti i Paesi che la compongono, rapporti cordiali segnalati dal reciproco interesse economico (tra il 2000 e 2005 il commercio tra le due entità è cresciuto del 70%) ma anche da una prospettiva più ampia che sarebbe giusto definire “civile”. Nel dicembre del 2010, quando Unione europea e Russia raggiunsero una serie di accordi per l’adesione della Russia all’Organizzazione Mondiale del Commercio, Vladimir Putin in un’intervista al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung, si spinse ad immaginare un’unica area di libere relazioni economiche da Lisbona a Vladivostok, dall’Atlantico al Pacifico. E questo un anno dopo la decisione dell’Unione Europea di varare il partenariato orientale, per attrarre nell’orbita di Bruxelles i paesi dell’ex blocco sovietico.

Queste prospettive hanno disturbato “l’amico americano”, che infatti si è dato molto da fare sfruttando le relazioni con una serie di Paesi che prendono i soldi a Bruxelles ma gli ordini a Washington, e infine contribuendo a provocare la crisi in Ucraina, affinché la relazione cordiale tra l’entità Europea e lo Stato russo fosse interrotta. Noi ora vediamo tutti i danni arrecati da quella strategia: c’è la guerra in Europa; la tensione ai confini esterni del continente cresce fino a prospettare un confronto tra le forze Nato e quelle russe; l’Unione europea è sempre più divisa; la Russia non crolla ma volta le spalle all’Occidente, costruisce relazioni strategiche con altri grandi paesi come la Cina, e recupera quelle in crisi come con la Turchia. E’ un braccio di ferro che ha conseguenze solo negative per l’Europa, e di certo non fa cambiare la Russia, nemmeno nel senso di quella maggiore democratizzazione che molti dicono di auspicare

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I parlamentari devono avere una pensione come tutti #PuniteAncheMe

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di MoVimento 5 Stelle

Sui vitalizi della Casta dei parlamentari non molliamo di un centimetro. Continueremo a denunciare quello che è successo in Parlamento, perché gli italiani sappiano che mentre loro faticano ad arrivare a fine mese e devono fare una vita di lavoro per prendere uno straccio di pensione, alla Camera e al Senato si prendono la pensione dopo soli 4 anni e 6 mesi su una poltrona e ci sono ancora tantissimi ex deputati ed ex senatori che prendono vitalizi d’oro.

Per aver osato raccontare questa verità ai cittadini, e per aver svelato il bluff del PD e degli altri partiti sulle pensioni, 42 portavoce del Movimento 5 Stelle sono stati sospesi: 10 giorni a chi ha esposto i cartelli #SiTengonoIlVitalizio; 12 giorni per chi ha protestato sotto i banchi della presidenza; 5 giorni per chi ha aspettato fuori l’Ufficio di Presidenza solo per guardare in faccia coloro che avevano votato per tenersi il vitalizio mascherato e 15 giorni per chi ha tentato di entrare.

Quelli che a voi hanno imposto una riforma delle pensioni lacrime e sangue e che per loro stessi si sono lasciati la pensione privilegiata, accusano il M5S di “aver attentato al funzionamento delle istituzioni! Sono gli stessi che ogni giorno attentano ai principi costituzionali di uguaglianza e giustizia, gli stessi che hanno salvato dalla decadenza il senatore forzista Augusto Minzolini condannato in via definitiva, gli stessi che tengono al governo un ministro indagato per rivelazione di segreto istruttorio e favoreggiamento!

Sappiano, questi signori, che ogni giorno di sospensione è una medaglia che ci appuntiamo al petto.

La sospensione è stata decisa dagli stessi deputati che il 22 marzo scorso in Ufficio di Presidenza hanno bocciato la nostra proposta di abolire la pensione privilegiata dei parlamentari attualmente in carica e di applicare loro la legge Fornero, esattamente come tutti i normali cittadini. E invece no, si sono tenuti stretti la pensione che scatterà a settembre e in più, per lavarsi la coscienza, hanno approvato una delibera bluff, spacciandola come riforma dei vitalizi. Ma vi stanno prendendo in giro: con la complicità della stampa, vi vogliono far credere che hanno tagliato fino al 40% dei vitalizi, ma è una bufala! Quello che hanno deciso è di prelevare 100 euro l’anno a chi prende 71mila euro di pensione all’anno! I tagli sono sulle eccedenze e non sulla cifra totale: chi prende una pensione d’oro continuerà a prenderla, questa è la realtà.

Avrebbero voluto che gli italiani abboccassero all’amo, che vivessero felici e contenti con la consolazione che il PD aveva tagliato i vitalizi: balle! Non gli è andata giù che gli abbiamo rovinato il giochino, ma devono metterselo in testa: noi andremo avanti fino a quando non cancelleremo i loro vitalizi mascherati.

Se anche voi siete “colpevoli” di volere la pensione dei parlamentari come quella dei cittadini sosteneteci con hashtag #PuniteAncheMe


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