#ProgrammaEsteri: Russia, un partner economico e strategico contro il terrorismo

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di Fulvio Scaglione – Giornalista e reporter di guerra

Nel dicembre del 2016, quando l’Unione Europea ha deciso di prolungare di altri sei mesi le sanzioni economiche varate nel marzo del 2014 contro la Russia, il danno per l’Italia era ormai arrivato a 10 miliardi di euro in mancate esportazioni. Tutti sulle spalle del nostro Paese, che nel 2013 era il secondo esportatore verso la Russia tra i Paesi dell’Unione Europea, e registrava con la Russia un interscambio commerciale del valore di 40 miliardi di euro l’anno.

Per avere un’idea di che cosa significano cifre come queste, basterà ricordare che il valore dell’intera legge di stabilità varata dal Parlamento italiano nel 2016 è stato di 35 miliardi. Per non parlare poi di quanto successo nel complesso dell’Unione Europea, dove secondo uno studio dell’Istituto per gli Studi Internazionali di economia di Vienna, nello stesso periodo 2014-2016 il danno è arrivato a sfiorare i 45 miliardi di euro, con la perdita di 900 mila posti di lavoro. Insomma un disastro economico che non ci possiamo permettere, e che non ha contribuito in alcun modo alla risoluzione del problema per cui le sanzioni erano stati adottate: la crisi in Ucraina e la riannessione della Crimea da parte della Russia.

Ma per quanto siano clamorosi i dati, l’aspetto economico della relazione con la Russia non è nemmeno il più importante. Assai più decisiva è la necessità di recuperare un rapporto costruttivo con un Paese, la Russia, che può offrire un contributo decisivo nelle relazioni internazionali. Oggi la Russia è protagonista in Medioriente, dove ha impresso una svolta sia alla complessa trattativa che ha portato all’accordo sul nucleare iraniano, che al sanguinoso conflitto in Siria. E lo è anche nell’Africa del Nord, dove è diventata un partner strategico dell’Egitto, e negli ultimi tempi anche un attore sempre più influente nella crisi libica. Stiamo parlando del nostro Mediterraneo, una frontiera d’acqua ormai decisiva come la questione dei flussi migratori, per fare solo un esempio, dimostra. Perché dobbiamo privarci della collaborazione con la Russia?

In Europa, poi, un cambio di atteggiamento è ancora più urgente. Per lunghi anni la Russia post-sovietica ha intrattenuto con l’Unione Europea, e con quasi tutti i Paesi che la compongono, rapporti cordiali segnalati dal reciproco interesse economico (tra il 2000 e 2005 il commercio tra le due entità è cresciuto del 70%) ma anche da una prospettiva più ampia che sarebbe giusto definire “civile”. Nel dicembre del 2010, quando Unione europea e Russia raggiunsero una serie di accordi per l’adesione della Russia all’Organizzazione Mondiale del Commercio, Vladimir Putin in un’intervista al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung, si spinse ad immaginare un’unica area di libere relazioni economiche da Lisbona a Vladivostok, dall’Atlantico al Pacifico. E questo un anno dopo la decisione dell’Unione Europea di varare il partenariato orientale, per attrarre nell’orbita di Bruxelles i paesi dell’ex blocco sovietico.

Queste prospettive hanno disturbato “l’amico americano”, che infatti si è dato molto da fare sfruttando le relazioni con una serie di Paesi che prendono i soldi a Bruxelles ma gli ordini a Washington, e infine contribuendo a provocare la crisi in Ucraina, affinché la relazione cordiale tra l’entità Europea e lo Stato russo fosse interrotta. Noi ora vediamo tutti i danni arrecati da quella strategia: c’è la guerra in Europa; la tensione ai confini esterni del continente cresce fino a prospettare un confronto tra le forze Nato e quelle russe; l’Unione europea è sempre più divisa; la Russia non crolla ma volta le spalle all’Occidente, costruisce relazioni strategiche con altri grandi paesi come la Cina, e recupera quelle in crisi come con la Turchia. E’ un braccio di ferro che ha conseguenze solo negative per l’Europa, e di certo non fa cambiare la Russia, nemmeno nel senso di quella maggiore democratizzazione che molti dicono di auspicare

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