La grottesca fantasia di Anzaldi

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di Roberto Fico

Non saprei dire se il gesto di Anzaldi sia più grave o grottesco. Estrapolare una frase da uno show e sulla base di questo scrivere una lettera al Ministro dell’Interno a tutela dell’incolumità dei giornalisti è un atto irresponsabile.

Si tratta evidentemente di battute, che spesso Beppe Grillo rivolge direttamente ai presenti in sala. Credo che il Ministro dell’Interno abbia cose più serie da affrontare degli allarmi degli esponenti del Pd, privi di qualsiasi fondamento, frutto della loro fantasia. Anzaldi non scomodi il Ministro dell’Interno a sproposito e si preoccupi un po’ di più delle diffamatorie fake news che partono dal suo partito, come quella di recente rilanciata da Alessandra Moretti su un bimbo morto a Roma perché morso da un topo.

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Investiamo sull’intelligenza italiana!

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di Davide Casaleggio

Ieri sono intervenuto all’#InternetDay organizzato dall’AGI. Ecco il video e di seguito il mio intervento.

Oggi sono qui per parlarvi di investimenti, investimenti sull’intelligenza. Nel 2016 in Italia sono stati investiti circa 160 milioni di euro da parte di Venture Capital nelle startup. Ora questo numero in sé può dirci poco, in realtà nei prossimi 10 minuti cercheremo di capire cosa vuol dire questo numero, cosa vuol dire 160 milioni rispetto al resto d’Europa, cosa vuol dire investire 160 milioni in startup e in quali ambiti ha senso oggi investire. Alcuni di questi dati provengono da un rapporto sull’European Venture Capital, report che ha investigato e investiga tuttora gli investimenti da parte di Venture Capital. Quindi aziende private che possono essere incentivate, aiutate da parte dello Stato verso nuove società, startup che crescono e fanno emergere l’innovazione in Italia e nel resto d’Europa.

Forse conoscerete Yoox: Yoox è forse uno dei pochi esempi di startup italiana che è riuscita nel suo percorso a raccogliere alcuni investimenti privati da Venture Capital italiani ma soprattutto esteri, poi andare in Borsa, poi fondersi con un altro gruppo net-a-porter inglese e quindi diventare un colosso internazionale. Però questo è uno dei pochissimi esempi che noi abbiamo in Italia di startup di successo, che è riuscita a posizionarsi sul mercato grazie a investimenti iniziali soprattutto esteri. C’è anche un Venture Capital italiano che ha collaborato sul suo caso, poi è riuscita a ottenere i suoi 95 milioni di euro dalla ITO quotandosi in Borsa, quindi è un’avventura che è sicuramente un bel caso di successo. Abbiamo più recentemente diverse società che hanno ricevuto investimenti da parte di Venture Capital anche in Italia, per esempio ne cito una, MoneyFarm: ha recentemente cumulato circa 20 milioni di euro di finanziamento da parte dei Venture Capital ed è un’applicazione di intelligenza artificiale applicata alla gestione patrimoniale. L’anno scorso ha aperto anche a Londra, è partita da Cagliari, è una bella avventura.

Ma cosa succede alla maggior parte delle società, delle startup italiane? Raccolgono circa 500mila – 5 milioni di euro, queste sono le cifre che le startup italiane riescono a raccogliere. Forse c’è qualche altra eccezione, per esempio recentemente c’è Musement che ha raccolto circa 15 milioni di euro, però se andiamo a vedere i nostri 160 milioni di euro investiti in startup da parte di Venture Capital in Italia, poi affrontiamo gli altri Paesi europei e vediamo che sicuramente è una cifra che non sta in piedi, che non permette alle aziende italiane di competere sul mercato europeo, tantomeno quello statunitense. Se vediamo la Gran Bretagna, stiamo parlando di 3,2 miliardi di euro investiti nel 2016 -in un anno- la Francia 2,7 miliardi, ed è la nazione che ha visto il balzo più importante perché la crescita dell’anno precedente è enorme, è passata da un miliardo e mezzo a 2 miliardi e 700 con la crescita più importante di investimenti in startup in Europa. Vi ricordo: in Italia 160 milioni.

Poi abbiamo la Francia che sicuramente, come vi ho appena citato, è un esempio importante dal punto di vista sia del volume complessivo, perché sicuramente questi miliardi di euro investiti in startup sono cifre importanti, ma anche dal punto di vista della crescita. Vuol dire che stanno applicando una serie di azioni dal punto di vista del governo ma soprattutto da quello dell’infrastruttura dell’ecosistema delle startup e dei Ventures capital sulla Francia, che permette questa crescita molto importante per l’impresa nuova, l’innovazione in Francia. Vi dico giusto due dati: in Francia oggi è possibile creare impresa in quattro giorni, un giorno in meno della Gran Bretagna, 7 giorni in meno della Germania. Ora questo è un esempio di come le startup in Francia possono essere più avvantaggiate rispetto ad altri paesi d’Europa, ma soprattutto è un incentivo anche per gli investitori ad avere meno burocrazia.

Dal 2012 ad oggi ci sono state diverse azioni anche in Italia, che hanno facilitato l’attivazione di nuove startup. Il problema italiano è sicuramente la parte degli investimenti non solo pubblici ma anche privati, e questi investimenti privati devono avere un ecosistema che gli permetta di svilupparsi. Un altro dato sulla Francia che volevo citarvi: nei primi due mesi, gennaio-febbraio 2017, in Francia sono stati investiti 472 milioni di euro, che vuol dire tre volte quello che è stato investito in tutto il 2016 in Italia. E’ una cifra importantissima, e non possiamo permetterci di avere questo gap in termini di investimento rispetto a un paese d’oltralpe. In Gran Bretagna, che è il Paese in cui abbiamo 3,2 miliardi di euro investiti lo scorso anno, quindi è il Paese che in Europa si è posizionato meglio dal punto di vista degli investimenti in startup, c’è una serie di attività che sono state fatte dallo Stato per incentivare e migliorare le relazioni, quindi anche in termini di servizi per le startup, che hanno permesso questi dati. Se andiamo a vedere -do un’anticipazione di uno studio che presenteremo la prossima settimana sull e-commerce in Italia, in cui faremo un focus anche sugli investimenti nell’ e-commerce in Europa ma soprattutto in Italia-, le prime tre società di e-commerce più finanziate d’Europa non sono italiane. Questa forse non è una sorpresa: abbiamo Hellofresh, Blablacar e Let’s Go, una tedesca, una francese, una spagnola, che hanno ricevuto oltre 300 milioni di euro ciascuna di finanziamento per far partire un’iniziativa nuova, -perché sono tutte iniziative nuove e alcune stanno entrando anche in Italia, una in particolare di queste tre- che permettono a queste società di espandersi e di prendersi ovviamente i vari mercati europei. Oltre 300 milioni di euro vuol dire circa il doppio di quello che in tutto l’anno 2016 tutte le società in Italia hanno ricevuto. Una singola società.
Quindi quello che è importante è capire: se le società italiane ricevono 500 mila euro o fino a 5 milioni di finanziamento per crescere, per potenziarsi, per investire in ricerca e sviluppo, come fanno queste a competere con altre società che dall’estero, d’oltralpe, arrivano e sono state finanziate per la loro ricerca e sviluppo 300 milioni di euro? E’ impossibile.

Questa sfida è impossibile. Quindi è necessario che le società italiane possano avere accesso a finanziamenti per riuscire a crescere e investire. In ricerca e sviluppo, ma anche in presa del mercato, perché uno degli obiettivi delle società e soprattutto nell’ e-commerce, come gli esempi che vi ho portato adesso sul mercato internazionale, è quello di prendere quote di mercato. Quindi fino a quando ci troveremo a competere con società che hanno le risorse per prendersi le nostre quote di mercato in Italia, le società italiane dovranno semplicemente subire l’innovazione portata dall’estero. Se andiamo a vedere tutti gli altri paesi dell’Europa, perché adesso vi ho citato la Francia la Gran Bretagna, la Germania, e anche la Spagna, in realtà noi siamo verso la fine di questa classifica. Ci supera la Finlandia che ha circa il doppio degli investimenti in startup rispetto all’Italia, ma ci supera pure il Belgio. Ora stiamo parlando di Paesi che rappresentano dal punto di vista della popolazione una regione italiana, quindi questo tipo di divario non è più accettabile, e sicuramente è necessario capire come creare un ecosistema, un’infrastruttura per le startup, per l’innovazione generale, che permetta di intercettare quello che sta per arrivare.

Prima abbiamo avuto Cingolani che ci ha parlato di innovazione e robotica, sicuramente la parte robotica è una parte dell’innovazione che sta per arrivare, l’altra parte è l’intelligenza artificiale che assieme alla robotica probabilmente porterà uno sviluppo. L’Istituto Italiano di Tecnologia è sicuramente un’eccellenza italiana dal punto di vista della ricerca, e dobbiamo riuscire a capire come investire anche in impresa e come fare in modo che l’impresa italiana possa intercettare questo trend che sta arrivando, questa nuova dimensione che Accenture così descrive: “Le tecnologie di intelligenza artificiale porteranno entro il 2035 a un raddoppio annuale della crescita economica in 12 economie sviluppate, e miglioreranno la produttività fino al 40%.” Ora se noi abbiamo la capacità di investire in questa direzione come Stato, come imprese, e come ecosistema, riusciremo a essere uno di questi 12 Paesi e quindi riusciremo a intercettare questa crescita. Se non intercetteremo questo trend, non faremo parte di questi 12 Paesi e quindi non andremo a competere sull’innovazione, non andremo a competere sulla tecnologia, andremo a competere probabilmente con i salari cinesi.
Per darvi un’idea di quanto si sta investendo, già l’anno scorso 2016 sull’intelligenza artificiale in giro per l’Europa: stiamo parlando di 1,8 miliardi investiti in startup per questo tipo di tecnologia. Oggi rappresenta circa il 10% degli investimenti totali in startup e innovazione dal punto di vista dei Ventures Capital, probabilmente sarà uno dei trend più importanti nei prossimi anni e già a partire dal prossimo anno. Se andiamo a vedere quali sono i Paesi che stanno investendo di più in questo ambito, quindi dell’intelligenza artificiale, vediamo la barretta in alto -spero si veda- è la Gran Bretagna. E’ più difficile trovare l’Italia, che se scorrete verso il basso vedrete che rappresenta circa l’1% degli investimenti da parte di Venture Capital in tecnologia di intelligenza artificiale. Ora noi dobbiamo riuscire a capire come portare quella barretta in alto, magari anche a superare la Gran Bretagna. Come fare per ottenere questo risultato? Sicuramente dobbiamo avere investimenti statali in questa direzione, nella direzione dell’intelligenza artificiale, nella ricerca, questo è sicuramente un un ambito molto importante, ma anche in impresa. Stimolare le università a sviluppare dei progetti legati all’intelligenza artificiale, investire nelle infrastrutture, proprio questo mese in Francia a Parigi è stato aperto il più grande campus delle startup al mondo, la Station F, con investimenti anche da parte di Facebook. Perché non possiamo essere in grado di aprire noi il più grande campus delle startup al mondo? Perché noi non possiamo aprire il più grande centro di ricerca legato all’intelligenza artificiale, compreso il coinvolgimento delle imprese in questo senso? Questa è sicuramente la direzione che dobbiamo prendere nei prossimi mesi, nelle prossime settimane.

Oggi vi ho parlato di intelligenza artificiale, sicuramente volevo lasciarvi anche con un pensiero legato all’intelligenza partecipata. Oggi in Italia noi abbiamo un esempio di un primato italiano, un unicum al mondo dal punto di vista dello sviluppo di un’attività, che ha permesso a persone di mettersi assieme e creare un’intelligenza collettiva. Rousseau infatti ha permesso diverse attività che non erano mai state fatte al mondo online da parte di un movimento politico, per esempio la scelta dei candidati online nel Parlamento europeo ma anche in quello italiano. Nel Parlamento europeo abbiamo avuto circa 80mila persone che potevano candidarsi, 5000 persone che si sono candidate, 80 persone circa che sono finite nelle liste, e oggi abbiamo 15 parlamentari europei. Semplicemente da una selezione online in cui c’è stata una partecipazione collettiva. Stiamo in realtà creando il programma online anche in queste settimane, con un coinvolgimento attivo delle decine di migliaia di iscritti che ogni volta partecipano alla costruzione di questo programma. Abbiamo le leggi presentate in Parlamento, ma anche a livello regionale ed europeo, che vengono discusse online con tutti gli iscritti prima di essere depositate. Abbiamo Lex Iscritti che permette ai cittadini di presentare le proprie proposte, oggi ne abbiamo raggiunte circa 800 di cui 14 sono già state presentate in Parlamento perché votate da parte di tutti gli altri iscritti. Volevo lasciarvi con un ultimo messaggio: che sia intelligenza artificiale o intelligenza collettiva, sicuramente dobbiamo iniziare a investire nell’ intelligenza italiana, e dobbiamo creare l’infrastruttura per permettere a Venture Capital, Stato o chiunque di poter investire e sviluppare nell’intelligenza italiana. Vi ringrazio.

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Legge elettorale: partiamo dal Legalicum

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di seguito l’intervista rilasciata da Luigi Di Maio ad Emanuele Buzzi del Corriere della Sera

«Matteo Renzi la deve smettere di fare la politica dei due forni: ci dica se vuole fare una legge elettorale con Silvio Berlusconi per arrivare a un inciucio 2.0 o fare una legge seria»: Luigi Di Maio dopo l’intervento di Sergio Mattarella che ha chiesto con urgenza l’approvazione di una legge, prende posizione.

Dopo le parole del capo dello Stato siete disposti a trattare con il Pd?
«Ringrazio il presidente per l’appello, che dimostra quanto il Pd e il governo siano in difficoltà su questo tema. Per noi si parte dal Legalicum (la legge elettorale frutto delle correzioni della Consulta ndr), ma in commissione si può discutere di eventuali modifiche che ci vengano sottoposte come abbassare la soglia per il premio di governabilità».

Quindi sarete favorevoli a modifiche sul premio?
«Questo fa parte del dibattito in commissione. Per noi il Legalicum non è inscalfibile».

Nei sondaggi siete sempre in testa, ora Grillo ha strizzato l’occhio ai mercati finanziari. Vi preparate a incontrare nuovi interlocutori?
«Quel post di Grillo (pubblicato sul blog giovedì, ndr) è la dimostrazione di come gli economisti non ne azzecchino una. Brexit, Trump, referendum: le loro previsioni sono solo un tentativo di terrorizzare. Noi non siamo nemici dei mercati finanziari. Anzi vogliamo portare investimenti e imprenditori in Italia con piani a lungo termine».

Lei la prossima settimana andrà a Harvard a spiegare il ruolo della democrazia diretta in Italia. Cosa dirà?
«Racconterò anzitutto cosa è il Movimento e sarà una grande occasione per rispondere alle loro domande».

Come è nato questo viaggio?
«Si tratta di un viaggio non politico nato dall’invito di gruppi studenteschi, esteso poi al corpo docente e al rettore».

Incontrerà anche imprenditori e la comunità italiana a Boston: cosa si aspetta?
«Sarò al Mit e sì vedrò anche la comunità italiana. È una occasione per creare relazioni con il mondo universitario statunitense e ponti che possano aiutare lo sviluppo economico, l’istruzione, la ricerca».

Cosa pensa di Trump? Come giudica i primi mesi della sua amministrazione?
«Adesso è troppo presto per fare un bilancio. Noi ci siamo sempre espressi chiaramente, sia apprezzando le sue mosse sul rifiuto di alcuni trattati internazionali sia criticandolo per il suo operato in Siria».

In Europa non prendete posizione sulle prossime elezioni. Perché?
«Non è intelligente fare il tifo per un candidato o un altro: si rischia di fare la figura di Renzi con Clinton, da lui supportata, e Trump. In Francia entrambi i candidati sono distanti da noi, ma chi vincerà diventerà — se dovessimo governare — il nostro interlocutore istituzionale».

Ha fatto molto discutere la classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere. Grillo anche ieri ha attaccato i giornalisti. Ma non state sbagliando con i media? Possibile che la classifica sia attendibile solo quando non vi criticano?
«Personalmente siamo sorpresi che ci sia Grillo tra i problemi della libertà di stampa quando un ex premier possiede tre televisioni e il premier nomina i vertici Rai. Per noi c’è molto da fare. Dobbiamo risolvere il conflitto di interessi e la lottizzazione delle tv pubbliche: dopo aver sciolto questi nodi sono sicuro che ci sarà un rapporto più tranquillo con i media».

Lei a messa dal Papa, Grillo intervistato da Avvenire, ma anche gli interventi duri della Cei verso di voi. Si è discusso molto di una vostra affinità con il mondo cattolico. Lei cosa ne pensa?
«Credo che su alcune cose la pensiamo in modo simile e su altre abbiamo opinioni più distanti. Nell’ultimo mese ci sono state prese di posizione della Cei più che legittimamente critiche su alcuni temi etici o sui migranti e posizioni invece più affini su temi come il reddito di cittadinanza. Questo dimostra che non ci sono alleanze o accordi, ma che ognuno porta avanti i propri punti di vista. Quanto alla messa: l’ho vissuta da cattolico, da fedele. Per me è stato emozionante essere lì».

A Genova Marika Cassimatis ha deciso di correre da sola e mettere fine alla bagarre giudiziaria. Però il fronte Cinque Stelle, ex compresi, ora ha tre candidati. Non rischia di diventare una gara a perdere?
«C’è una sola lista del Movimento con candidato sindaco Luca Pirondini, gli altri fanno la loro corsa. Vedremo. Decideranno i cittadini di Genova, Verona e degli altri comuni che sindaco vogliono. Noi ci proponiamo come alternativa a chi ha governato finora».

Si parla molto della questione migranti e Ong. Lei chiede rispetto per il procuratore di Catania Zuccaro, ma è un tema delicato e lei è intervenuto con parole dure.
«Credo che nei prossimi giorni molti mi dovranno chiedere scusa. Io dico che c’è chi salva vite in mare e c’è anche lo spettro che possa esistere chi specula sulle vite dei migranti. Su un versante operano la Marina e alcune Ong, sull’altro c’è un procuratore che ha delle prove ma non le può usare in Italia e un ministro che lo richiama anziché aiutarlo. Io ho scoperchiato un vaso di Pandora: vediamo cosa accade».

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#NonLasciamoSoloZuccaro: verità sulle Ong e sul Cara di Mineo

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di Giuseppe Brescia

Quale è il motivo di tutto questo accanimento da parte del Governo su un uomo dello Stato come il Procuratore di Catania Zuccaro, che sta invece chiedendo aiuto per arrivare alla verità sui presunti business di migranti gestiti dai criminali e che vedrebbero coinvolte alcune ONG?

Il motivo per caso è l’indagine che sta portando avanti sempre lo stesso procuratore Zuccaro sul CARA di Mineo e che mira a farlo chiudere, perché al centro di una serie di atti illegali.

Ecco allora perché il Governo ed il PD lo attaccano, anziché elogiarne il lavoro e sostenerlo.

L’indagine del Procuratore probabilmente sta andando a colpire gli interessi economici legati alla gestione e accoglienza dei migranti e riconducibili alle cooperative utilizzate dal NCD di Alfano. Quelle sotto inchiesta per probabili assunzioni in cambio di voti politici. Ecco a chi sta dando anche fastidio l’indagine.

E tutto questo con la chiara complicità del PD che, ricattato da Alfano, ha bocciato una mozione del M5S che prevedeva la chiusura dei CARA di Mineo a seguito degli illeciti riscontrati.

Il M5S non lascerà solo il Procuratore Zuccaro, così come non lascera’ mai soli tutti coloro che vogliono arrivare all’accertamento della verità. Andremo fino in fondo! Solidarietà e sostegno per Zuccaro.

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Sospetti di manipolazioni a fini economici e politici degli atti umanitari

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di L’Osservatorio Romano

Non bastano gli orrori della guerra, gli stenti di fughe interminabili, i rischi del mare aperto, lo sfruttamento economico e sessuale. Sulla pelle dei migranti sta emergendo un ennesimo scandalo: il sospetto — che purtroppo non sembra totalmente privo di fondamento — di una manipolazione a fini economici e politici anche delle operazioni di salvataggio.

La questione è stata portata alla ribalta dalle dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che sta indagando, così come avviene da parte di altre procure siciliane, su presunti contatti tra alcune ong presenti nel Mediterraneo con proprie imbarcazioni e gruppi di scafisti. Il sospetto è che le navi delle organizzazioni non governative vengano utilizzate come una sorta di taxi dai trafficanti di esseri umani per fini tutt’altro che umanitari. Un atto doveroso e irrinunciabile, come quello di salvare vite umane, verrebbe così stravolto, infangato da interessi e giochi di potere. Così come è già accaduto per l’accoglienza diventata occasione di speculazione da parte di organizzazioni criminali.

Le polemiche di questi giorni non aiutano a chiarire la questione. E la paura che venga meno lo sforzo generoso di molti per il salvataggio dei migranti non può portare a semplificare il problema negandone l’esistenza. È necessario liberare il campo da posizioni preconcette o utilitaristiche, così come è indispensabile tenere costantemente presente il dovere di salvare i migranti anche dallo sfruttamento che può essere fatto del loro dramma. Uno degli obiettivi delle indagini della procura di Catania è quello di accertare la provenienza dei fondi con i quali le ong sostengono le ingenti spese per il mantenimento delle navi in mare. In tutto questo c’è chi punta a garantire alternative ai viaggi della disperazione. Grazie ai corridoi umanitari, sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino altri 57 profughi siriani, dopo i 68 di ieri e i circa 700 dei mesi scorsi. Provengono soprattutto dalle città di Homs e Aleppo ed erano rifugiati in campi in Libano.

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A Perugia per il Reddito di Cittadinanza

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di Barbara Lezzi

L’economica italiana sappiamo tutti che è ferma. L’Italia non merita di restare il fanalino di coda dell’Europa. E’ per questo che per noi il reddito di cittadinanza è una vera e propria manovra economica. Perché? Perché farebbe ripartire immediatamente i consumi e quindi ci sarebbe un circolo virtuoso a favore anche delle nostre piccole e medie imprese. E allora facciamo ripartire la nostra economia passo dopo passo. Vi aspettiamo a Perugia il 20 maggio.

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Lo scandalo derivati

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di Elio Lannuti

Mentre il rapporto di Reporters Sans Frontieres appena pubblicato, addebita a Beppe Grillo ed al M5S la causa del problema della libertà di stampa in Italia, incurante della lottizzazione Rai, la censura sistematica dei quotidiani spesso utilizzati come manganelli mediatici, le intimidazioni di Bankitalia, Consob ed altri potentati verso i rarissimi giornalisti ed associazioni di consumatori che hanno denunciato anni prima l’omessa vigilanza ed i crac bancari che hanno azzerato oltre 1 milione di famiglie per 108 miliardi di euro, si occultano notizie scomode per i governi ed il potere, in merito alle politiche di austerità del primo governo non eletto di Mario Monti, costate 300 miliardi di euro di Pil, ed i derivati tossici, il cui impatto disastroso sul bilancio pubblico ha avuto un costo di 8,3 miliardi di euro solo nel 2016, ben 24 miliardi di euro in 4 anni, tra il 2013 ed il 2016.

Secondo le ultime statistiche di Eurostat, i derivati (scommesse rischiose, in grado di generare guadagni elevati e perdite consistenti per assicurare strumenti finanziari, come ad esempio un titolo di debito a un prezzo prefissato, flussi di cassa, un tasso di interesse fisso con uno variabile, o un importo in una valuta con una diversa), hanno avuto sul bilancio pubblico italiano un impatto negativo di oltre 8,3 miliardi nel 2016.

Gli esborsi pari a 4,250 miliardi, aggiunti agli aggiustamenti contabili che incidono sul debito pubblico, hanno raggiunto 8,324 miliardi, che cumulati tra il 2013 ed 2016 sono costati ben 24 miliardi (13,7 i soli esborsi), in media 6 miliardi di euro l’anno, mentre negli altri Stati europei, gli stessi strumenti derivati hanno un impatto negativo inferiore in Germania, di 4,5 miliardi tra 2013 e 2016, in Francia di 293 milioni, mentre hanno ridotto l’indebitamento di 11,8 miliardi in Olanda.

Il ministero dell’Economia, che ha sostenuto di aver utilizzato i derivati come assicurazione contro il rischio di aumento dei tassi, ha contratti derivati per 161 miliardi di euro, il cui ‘market to market’ negativo a fine 2016 era di 37,8 miliardi (-36,7 miliardi di fine 2015), ha pagato oneri per circa 1 miliardo di euro l’anno scorso, per l’esercizio di una clausola di estinzione anticipata da parte di una banca controparte in derivati, che si aggiunge a 3,1 miliardi di euro versati all’inizio del 2012 dal governo Monti a Morgan Stanley, che fece appello a un codicillo che le consentiva di chiudere in anticipo il contratto Isda Master Agreement sottoscritto nel 1994 con il Tesoro (di cui all’epoca era direttore generale Mario Draghi) facendosi restituire l’intero importo.

Le stesse politiche di austerità e di macelleria sociale del governo tecnico di Mario Monti, insediatosi a fine novembre 2011, invece di salvare l’Italia con la riforma delle pensioni, il dramma degli esodati ed altre misure salva banche, non hanno fatto ripartire l’economia, ma ammazzato la crescita economica, aggravando la crisi con un costo di circa 300 miliardi di euro sul Pil, come annotato dal ministero dell’Economia, in una paginetta a pagina 17 del Piano nazionale di riforma (Pnr), del Def approvato dal governo il 12 aprile, dal titolo (link allegato): “Una valutazione del ‘Salva Italia’ con la nuova variante del modello Igem con frizioni finanziarie”.

La stima degli economisti del Tesoro, pubblicata a pag 17 (pag.407 del Def, come è stato riportato oggi da un raro articolo del Fatto Quotidiano firmato Carlo Di Foggia e Marco Palombi), ha deteriorato le condizione di offerta di credito, causando un aumento medio del rapporto tra le sofferenze (i crediti inesigibili) e il capitale bancario pari al 6,2% tra 2011 e 2015″, aggravando col decreto “Salva Italia” gli effetti recessivi del consolidamento fiscale sia sul Pil sia sulle principali componenti della domanda (consumi e investimenti). L’austerità imposta dal Fiscal Compact ai Paesi Ue e realizzata in Italia dal governo Monti, ha ridotto di quasi il 10% gli investimenti e del 3,6% i consumi tra il 2012 e il 2015, riducendo gli effetti sulla ricchezza prodotta in Italia (il Pil) del 4,7% in media, cioè circa 75 miliardi l’anno per quattro anni, vale a dire circa 300 miliardi di euro. La stretta fiscale ammontava a 26 miliardi nel 2012, per poi salire a 31 nel 2013 e a 33 miliardi nel 2014, divisi nel triennio tra 65 miliardi di “maggiori entrate” (Imu, Tares, aumento dell’ addizionale Irpef regionale, 25 miliardi di “minori spese” (cioè tagli). Invece di ridurre il deficit pubblico e far calare il rapporto debito/Pil rassicurando i mercati, provocò un aumento dello spread, in precedenza attestato sotto i 400 punti, fino a 515 punti del 23 dicembre 2011 quando il testo fu approvato dal Parlamento”.
Il Mef ha confermato che le politiche di austerità imposte dal fiduciario scelto dalla Troika, di tagli, tasse e stretta sulle pensioni, invece di salvare l’Italia dalla bancarotta nel dicembre 2011, con il piano di lacrime e sangue, (lacrime gratis della ministra Elsa Fornero, sangue a pagamento di esodati, pensionati,famiglie saccheggiate ed impoverite), hanno ammazzato la crescita, aumentato disuguaglianze e povertà, compresso i consumi, finito di distruggere l’economia con una minor crescita per circa 300 miliardi di euro dal 2012 al 2015, aggravando una crisi economica, politica e sociale, che è ancora tutta da risolvere.

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