Renzi si crede Totti, la Rete lo massacra #RenziRitirati

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di MoVimento 5 Stelle

Renzi crede di essere Francesco Totti. Oggi la pagina Matteo Renzi News (che fa parte della incredibile strategia comunicativa dell’ex premier e voluta direttamente da lui anche se nessuno lo ammette) ha pubblicato un imbarazzante fotomontaggio, condiviso anche dal tesoriere del Pd Bonifazi, che ritrae fianco a fianco Renzi e Totti con la scritta a caratteri cubitali ORGOGLIOSI DI QUESTA GENERAZIONE! DUE GRANDI CAPITANI.

Il commento più tenero è “Ma avete fatto un Master in Comunicazione in Corea del Nord?“. Tutti sapevamo che l’arroganza e l’ego di Renzi sono sconfinati, ma arrivare a paragonarsi a una bandiera del calcio italiano e sottoporti al pubblico ludibrio è oltre qualsiasi aspettativa. Una differenza sostanziale tra i due c’è: Totti ha detto che avrebbe lasciato e l’ha fatto, con grande onore, Renzi ha promesso che si sarebbe ritirato dalla vita politica se avesse perso il referendum e invece è ancora lì. Nota le differenze!

#RenziRitirati che sei sempre in tempo.

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I risparmiatori non devono più essere lasciati soli

di MoVimento 5 Stelle Europa

La situazione di Veneto Banca, di Banca Popolare di Vicenza, di Monte Paschi di Siena e ancor prima delle quattro banche che sono ormai in bail-in, ha evidenziato, a mio modo di vedere, la presenza di una crisi di sistema, quello che fino a oggi si è voluto negare, ma che in realtà viviamo quotidianamente nella disperazione, nelle difficoltà delle persone, in coloro che hanno perso tutto e che hanno, più che altro, smarrito la fiducia in un sistema pubblico del risparmio, in un sistema pubblico di vigilanza sull’operato di chi doveva assicurare e proteggere i legittimi interessi dei cittadini.

La dimensione italiana è una dimensione riduttiva, ormai il sistema di vigilanza è europeo, il mercato bancario è sovranazionale e dunque limitarlo all’Italia sarebbe anche ingeneroso verso la nostra economia: la consapevolezza dev’essere quella che il risparmiatore deve avere una tutela, deve essere protetto. I diritti fondamentali, il risparmio popolare, quel risparmio che è ancorato ai bisogni della persona ancor prima che ai rapporti economici e patrimoniali non può rimanere senza protezione nel nostro ordinamento e nell’Unione Europea e in questo senso noi abbiamo ritenuto di assumere un’iniziativa sovranazionale, al di fuori delle beghe locali di questa situazione conflittuale, anche di interessi tra interessi pubblici e privati, pensiamo soltanto che la nostra autorità di vigilanza vive questa contraddizione di fondo tra un management, una governance sicuramente di nomina pubblica, una natura giuridica di ente pubblico, ma una proprietà delle banche private controllate e, se questo magari può essere formalmente in linea con i principi, diciamo, del nostro ordinamento, in realtà crea un’aporia nel sistema e rafforza quel senso di sfiducia che viviamo e che è vissuto dalle persone nel dramma di questi giorni.

Il tema è delicato ed è amplificato oggi dalle nuove misure. Il clima di sfiducia che ormai si è ingenerato, diffuso e che è stato rafforzato dalle nuove misure in tema di gestione delle crisi bancarie, il fenomeno del bail-in ad esempio, e oggi il sistema pretende alla fine dai risparmiatori una cultura finanziaria, una competenza che, a mio modo di vedere, va oltre quei limiti ordinari. È indispensabile un sistema pubblico di controllo e questo, tra l’altro, noi lo troviamo scolpito nella nostra costituzione all’articolo 47, in particolare al secondo comma laddove, appunto, lo stato incoraggia i risparmi nell’investimento. È dunque inammissibile che il cittadino debba essere così lasciato solo, sono stati lasciati soli tanti risparmiatori che oggi, al di là della qualificazione se truffati o meno, ma che comunque hanno perso tutto e questo, a mio parere, non è un segnale di civiltà giuridica del nostro sistema. Recuperare questa fiducia significa affermare il principio per cui le autorità pubbliche di vigilanza debbano rispondere del loro operato laddove, ovviamente, questo operato sia posto in violazione dei doveri istituzionali e funzionali e abbia creato un danno ai risparmiatori.

In questa prospettiva di sfiducia del cittadino nei confronti del sistema io credo si inserisca perfettamente l’iniziativa di questo ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, un’iniziativa che è giuridica ma che è anche ispirata a un ideale di politica alto a difesa dei bisogni delle persone e che si ispira direttamente ai valori fondamentali della nostra costituzione, che noi ritroviamo negli articoli 2 e 3 della stessa, la centralità della persona e la prevalenza della persona rispetto al patrimonio, della categoria dell’essere su quella dell’avere, impone a tutti quanti noi la consapevolezza dell’esigenza di rendere adeguate ed effettive le misure a riparo e a tutela di questi diritti fondamentali.

Sapere che c’è un soggetto pubblico che risponde del proprio operato garantisce ancor di più il funzionamento del sistema e quindi il recupero di questa fiducia fondamentale per un corretto funzionamento del mercato bancario.

 Certo, questo ricorso credo abbia proprio la funzione di rappresentare un’iniziativa tesa a costituire una forma di spartiacque tra quello che è stato finora e quello che sarà un domani.

Il ricorso non ha precedenti specifici e, se mi è consentito, non ha nemmeno precedenti il fatto che una forza politica abbia promosso nell’interesse dei cittadini un’iniziativa che è giuridica ma che è ispirata a recuperare dei valori fondamentali del nostro, diciamo, ordinamento e della nostra comunità e in questo senso credo sia una pagina importante nella storia di quelle che sono le pagine del nostro diritto bancario e possa quindi rappresentare un momento di approfondimento necessario e di costruzione per un futuro più equo e più adeguato a quelli che sono gli interessi in gioco.



Il tema della responsabilità dei dirigenti delle aziende bancarie è un tema molto sentito e peraltro, devo dire, ci riporta anche a una giusta dimensione del problema. Teniamo presente che le banche sono anche delle aziende dove lavorano persone che si impegnano, si sacrificano e investono anche la loro dignità e la loro credibilità personale e anche queste persone sono state gravemente danneggiate da questa crisi e dall’inadeguatezza del management in molti casi e dalla mancanza totale di controllo e quindi da questa sensazione di impunità e quindi affermare il principio della responsabilità del management bancario molto spesso pronto ad abbandonare la nave in burrasca con lauti guadagni e poi a guardare dall’alto di qualche altra poltrona la crisi delle famiglie ma anche delle banche stesse ci spinge a un impegno importante, significativo, e a dare, insomma, un segnale forte alle nostre comunità in tal senso.

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Un piano troppo virtuoso

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di MoVimento 5 Stelle

Il Piano per la gestione dei materiali post consumo (rifiuti) di Roma? Per il ministro a discariche e inceneritori Galletti è “troppo virtuoso per essere credibile”. E’ un piano troppo virtuoso, avete letto bene.

Già perché perché sempre Galletti trova “questo piano molto ambizioso: i target che hanno sulla differenziata e sulla prevenzione dei rifiuti sono più virtuosi di quelli individuati dalla direttiva Ue e vengono colti 9 anni prima”.
Quindi ridurre i rifiuti con progetti come (ne citiamo alcuni): mercati rifiuti zero, compostaggio di comunità e domestico, riduzione imballaggi, vuoto a rendere, acqua del rubinetto, massimizzare il recupero di materia attraverso la raccolta differenziata domiciliare con obiettivo della “tariffa puntuale”, costruire isole ecologiche e spazi per riutilizzo-riparazione e recupero materia, impianti di trattamento per l’organico aerobici e recupero di materia è “troppo virtuoso” perché “anticipa gli obiettivi della direttiva UE di nove anni”.

Essere “troppo virtuosi”, “molto ambiziosi”, “i più virtuosi”, e individuare obiettivi su prevenzione (riduzione) e differenziata-riciclo (70% al 2021 oggi è al 44%) in anticipo sugli obiettivi europei crea un problema. A chi? Ai cittadini? All’ambiente?

Puntare su programmi “troppo virtuosi” produrrebbe un reale cambiamento nella società andando finalmente verso l’economia circolare.
Un sistema “troppo virtuoso”, cancellerebbe gli affari miliardari di chi gestisce discariche, inceneritori e ogni anno punta ad aumentare la produzione di “monnezza”. Se il nostro piano venisse attuato ogni investimento in discariche e costosissimi impianti d’incenerimento non avrebbe più senso e si andrebbe finalmente verso l’economia circolare.
Sappiamo tutti che è una sfida difficile. Ma sono proprio le sfide e battaglie difficili quelle che possono cambiare la nostra casa comune. Iniziando da Roma.
Invito Galletti alla lettura di questi due passaggi dell’Enciclica Laudato Sì.
Troppo virtuosa?
21.”C’è da considerare anche l’inquinamento prodotto dai rifiuti, compresi quelli pericolosi presenti in diversi ambienti. Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili: rifiuti domestici e commerciali, detriti di demolizioni, rifiuti clinici, elettronici o industriali, rifiuti altamente tossici e radioattivi. La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura. Tanto i rifiuti industriali quanto i prodotti chimici utilizzati nelle città e nei campi, possono produrre un effetto di bio-accumulazione negli organismi degli abitanti delle zone limitrofe, che si verifica anche quando il livello di presenza di un elemento tossico in un luogo è basso. Molte volte si prendono misure solo quando si sono prodotti effetti irreversibili per la salute delle persone.
22. Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata. Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi”.

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Per una #PalermoFelice più lavoro e no Tax area con Ugo Forello sindaco

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di Ugo Forello, candidato sindaco 5 Stelle Palermo

Ciao a tutti. Nel programma scritto insieme ai cittadini e che abbiamo chiamato “mappa per una Palermo felice”, c’è una grande priorità, quella del LAVORO.

Per troppo tempo la macchina comunale, soprattutto al Sud, si è trasformata in un centro per l’impiego di tipo clientelare. Oggi non è più possibile. Il Comune può, anzi, DEVE porsi come FACILITATORE di nuove opportunità, di sviluppo e di lavoro.

Mi si chiederà come. Bene! Partendo dal RECEPIMENTO DEI FONDI EUROPEI, dalla semplificazione della BUROCRAZIA e da iniziative di detassazione.

I fondi, infatti, ci sono, ma manca spesso la capacità di intercettarli e di utilizzarli. La comunità europea ci ha messo a disposizione, durante gli ultimi 5 anni, centinaia di milioni di euro che non siamo stati in grado di impiegare.
La nostra proposta è quella di istituire un UFFICIO EUROPA, ovvero un’equipe di professionisti e funzionari, alle dirette dipendenze del sindaco, che serva a intercettare, in maniera trasversale rispetto a tutte le aree assessoriali, l’accesso ai fondi europei.
Un grosso network strategico con l’Università, la Camere di Commercio, le Associazioni di Categoria e il mondo produttivo ed economico. Per dare la possibilità ai giovani palermitani che vogliono fare impresa di aprire delle attività in questo territorio, attraverso delle startup dedicate.

Il secondo punto è la burocrazia. Gli imprenditori non sono nemici da perseguire, ma i nostri migliori alleati nella lotta contro la disoccupazione e nella sfida verso la crescita. E quindi sotto questo punto di vista interverremo sul SUAP e sullo sportello unico dell’edilizia che andranno resi molto più efficienti: con tempi certi, pratiche rapide e una riorganizzazione degli uffici.

E arriviamo al terzo punto: quello delle tasse. Prima di curarsi che le aziende abbiano un buon rapporto con l’amministrazione, bisogna spendersi affinché queste possano aprire e perché ne aprano il più possibile. Bene, nel nostro programma abbiamo previsto una NO TAX AREA, ovvero una misura di DEFISCALIZZAZIONE TOTALE dai tributi comunali per le nuove imprese aperte da giovani, da donne, aperte in periferia e soprattutto da artigiani.

Ma c’è un ulteriore questione di assoluta importanza che ormai non può più essere prorogata: mi riferisco all’innovazione, anche sul campo sociale.

L’innovazione cambierà Palermo: creeremo un assessorato dedicato ai giovani e all’innovazione sociale, e contemporaneamente, anche una figura assessoriale che unirà il lavoro, le attività produttive e il turismo, per valorizzare in chiave economica il patrimonio turistico che noi abbiamo.

Infine metteremo a disposizione di tutti i cittadini l’enorme patrimonio comunale in disuso per dare avvio ad una rivoluzione gentile. Abbraccerà sia il settore sociale e culturale, ma per avere anche delle referenze su quello economico.

E allora, i presupposti per vedere una nuova rinascita di Palermo ci sono, dipende dal potere che i cittadini palermitani avranno il prossimo giugno e dipende quindi da un voto libero e consapevole. #RiprendiamociPalermo e facciamolo insieme! A presto.

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Per una #PalermoFelice più lavoro e no Tax area con Ugo Torelli sindaco

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di Ugo Forello, candidato sindaco 5 Stelle Palermo

Ciao a tutti. Nel programma scritto insieme ai cittadini e che abbiamo chiamato “mappa per una Palermo felice”, c’è una grande priorità, quella del LAVORO.

Per troppo tempo la macchina comunale, soprattutto al Sud, si è trasformata in un centro per l’impiego di tipo clientelare. Oggi non è più possibile. Il Comune può, anzi, DEVE porsi come FACILITATORE di nuove opportunità, di sviluppo e di lavoro.

Mi si chiederà come. Bene! Partendo dal RECEPIMENTO DEI FONDI EUROPEI, dalla semplificazione della BUROCRAZIA e da iniziative di detassazione.

I fondi, infatti, ci sono, ma manca spesso la capacità di intercettarli e di utilizzarli. La comunità europea ci ha messo a disposizione, durante gli ultimi 5 anni, centinaia di milioni di euro che non siamo stati in grado di impiegare.
La nostra proposta è quella di istituire un UFFICIO EUROPA, ovvero un’equipe di professionisti e funzionari, alle dirette dipendenze del sindaco, che serva a intercettare, in maniera trasversale rispetto a tutte le aree assessoriali, l’accesso ai fondi europei.
Un grosso network strategico con l’Università, la Camere di Commercio, le Associazioni di Categoria e il mondo produttivo ed economico. Per dare la possibilità ai giovani palermitani che vogliono fare impresa di aprire delle attività in questo territorio, attraverso delle startup dedicate.

Il secondo punto è la burocrazia. Gli imprenditori non sono nemici da perseguire, ma i nostri migliori alleati nella lotta contro la disoccupazione e nella sfida verso la crescita. E quindi sotto questo punto di vista interverremo sul SUAP e sullo sportello unico dell’edilizia che andranno resi molto più efficienti: con tempi certi, pratiche rapide e una riorganizzazione degli uffici.

E arriviamo al terzo punto: quello delle tasse. Prima di curarsi che le aziende abbiano un buon rapporto con l’amministrazione, bisogna spendersi affinché queste possano aprire e perché ne aprano il più possibile. Bene, nel nostro programma abbiamo previsto una NO TAX AREA, ovvero una misura di DEFISCALIZZAZIONE TOTALE dai tributi comunali per le nuove imprese aperte da giovani, da donne, aperte in periferia e soprattutto da artigiani.

Ma c’è un ulteriore questione di assoluta importanza che ormai non può più essere prorogata: mi riferisco all’innovazione, anche sul campo sociale.

L’innovazione cambierà Palermo: creeremo un assessorato dedicato ai giovani e all’innovazione sociale, e contemporaneamente, anche una figura assessoriale che unirà il lavoro, le attività produttive e il turismo, per valorizzare in chiave economica il patrimonio turistico che noi abbiamo.

Infine metteremo a disposizione di tutti i cittadini l’enorme patrimonio comunale in disuso per dare avvio ad una rivoluzione gentile. Abbraccerà sia il settore sociale e culturale, ma per avere anche delle referenze su quello economico.

E allora, i presupposti per vedere una nuova rinascita di Palermo ci sono, dipende dal potere che i cittadini palermitani avranno il prossimo giugno e dipende quindi da un voto libero e consapevole. #RiprendiamociPalermo e facciamolo insieme! A presto.

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Abbattere Imu, Tari e Irap per le giovani imprese si può

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di Luca Pirondini, candidato sindaco M5S Genova

Con gli artigiani di Confartigianato Liguria in Piazza De Ferrari, per dare loro il mio supporto e quello di tutto il M5S. Lo stato di salute del comparto è pessimo: in un anno abbiamo perso il 5,6% di imprese artigiane giovanili in Liguria, oggi poco più di 4.900. Quando il presidente Grasso (Confartigianato) dice che la politica ha il dovere di dare “più sostegno ai giovani” ha ragione. In gioco c’è non solo il loro futuro, ma anche il nostro. Per questo nelle città dove amministriamo, come ad esempio Torino, ci siamo dati da fare, perché tutti noi sappiamo quanto sia complicata la vita delle piccole e medie imprese italiane, aziende spesso a conduzione familiare in cui tutti i rischi e le difficoltà ricadono sulle spalle delle poche persone che ci lavorano.

I primi passi da compiere sono:

1. Un abbattimento dell’Imu,
2. Un abbattimento della Tari,
3. Una riduzione dell’Irap.

Il tutto per i giovani artigiani.

Questa, sia chiaro, non è una promessa. Non vi sto dicendo che sarà facile. E, ripeto, non vi sto promettendo nulla perché non è nostra consuetudine farlo. Vi dico invece che investiremo ogni energia per raggiungere questo obiettivo. Che si può fare, se c’è volontà. E che ridurre il carico fiscale alle giovani imprese oggi è, indiscutibilmente, una priorità, se vogliamo salvare il tessuto commerciale di Genova.

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#ProgrammaSicurezza: Il futuro della Polizia Locale

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di Diego Porta

Come già evidenziato in un precedente post, in Italia, dopo la riforma del titolo V della Costituzione varata nel 2001, la materia dell’”ordine pubblico e sicurezza” è prerogativa dello Stato; tuttavia, oggi è la stessa Costituzione, all’art. 118 comma 3, a prevedere la necessità di stabilire per legge statale forme di coordinamento tra centro e periferia.
Pur non essendosi ancora realizzata una piena attuazione dell’art. 118, comma 3, Cost. sono state sottoscritte numerose convenzioni tra il Ministro dell’Interno, le Regioni e gli enti locali, soprattutto dopo l’entrata in vigore del citato art. 1, comma 439, della legge 296 del 2006.

Da ultimo, al decreto Minniti convertito in legge lo scorso aprile, va riconosciuto il merito di definire e restituire centralità ai concetti, fino ad ora tralasciati dal legislatore (che nel 2008 aveva delegato la materia a un decreto del Ministero dell’Interno), di sicurezza urbana e di sicurezza integrata;
per sicurezza integrata si intende l’insieme degli interventi assicurati dallo Stato, dalle Regioni, dagli enti locali e da altri soggetti istituzionali, al fine di concorrere, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità, alla promozione e all’attuazione di un sistema unitario e integrato di sicurezza per il benessere delle comunità territoriali;
la sicurezza urbana è definita come il bene pubblico relativo alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso il contributo congiunto degli enti territoriali attraverso interventi di: riqualificazione e recupero delle aree o dei siti più degradati; prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio; promozione del rispetto della legalità; più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile.

1. La Polizia Locale ovvero:
le Polizie Municipali e le Polizie (Metropolitane e) Provinciali
Attualmente per Polizia Locale si intende il servizio prestato dalle Polizie Municipali (meglio note come Vigili Urbani) e dalle Polizie Provinciali che hanno competenza solo sul territorio di riferimento dell’Ente locale, come Città Metropolitana, Provincia o Comune. Necessariamente si deve parlare al plurale in quanto sono diversi i Corpi che dipendono da amministrazioni locali diverse e non sono costituiti su una base nazionale. Sono alle dirette dipendenze quindi gerarchiche e funzionali dei sindaci per la Polizie Municipali e dei Presidenti di Città Metropolitane e Province per la Polizie metropolitane e provinciali. Nelle Aree Metropolitane le Polizie Provinciali sono destinate a confluire preferibilmente nei Corpi di Polizia Municipale dei Capoluoghi di Provincia ed in alternativa negli altri Corpi dei Comuni facenti parte del territorio che rientrava nella provincia sostituita dalla Città Metropolitana. Detta confluenza seppur prevista per legge è ancora disapplicata in numerose Città Metropolitane.
1.1 Cosa fanno
1.1.1 Polizia Locale ovvero: Polizie Municipali e (Metropolitane e) Provinciali (le funzioni sono le medesime)
• Polizia Giudiziaria illimitata in flagranza di reato e ordinariamente relativa alle materie di competenza.
• Polizia Amministrativa (ambientale ed ittico-venatoria, edilizia ed urbanistica, sanitaria e cimiteriale, sicurezza urbana, commerciale, demaniale e vigilanza sulle case popolari, affissioni e pubblicità).
• Polizia Tributaria, limitatamente ai tributi di competenza comunale.
• Polizia Stradale.
• Ausilio alla Polizia di Stato nelle funzioni di pubblica sicurezza previa concessione del Sindaco o dei Presidenti delle Provincie o delle Città Metropolitane a richiesta dell’Autorità di Pubblica Sicurezza.
• Concorso alle operazioni di soccorso e protezione e sicurezza civile, relativamente alle proprie funzioni di Polizia Stradale, con possibilità di estensione delle funzioni su altri territori in caso di calamità previo accordo tra enti.

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