Il MoVimento 5 Stelle non ha padroni

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di Danilo Toninelli

Il MoVimento 5 Stelle è una comunità di cittadini al servizio della collettività. Solo negli ultimi mesi, abbiamo approvato due norme importantissime: il whistleblowing che abbatte la corruzione, e una norma di civiltà come il biotestamento.

Immaginate voi cosa potremmo fare al governo, con Luigi Di Maio! Noi ce la metteremo tutta, ma essendo una comunità di cittadini che non ha padroni abbiamo bisogno di un vostro piccolo aiuto. Quindi fateci una donazione, anche piccola, 2 o 10 euro, andando sul sito del MoVimento 5 Stelle #rally per il governo: DONA ORA. Così la vittoria sarà una vittoria di tutti i cittadini italiani.

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Volevo vaccinare mio figlio, ma…

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di Alessandro Di Battista

Buongiorno a tutti sono qui in via Plinio, c’è mio figlio, la mia compagna, in questo quartiere di Roma che si chiama Prati. E questo è il presidio per le vaccinazioni pediatriche. Stamattina siamo venuti a fare i primi vaccini a nostro figlio e dato che si parla solo di vaccini obbligatori, non obbligatori, il Movimento 5 Stelle è contro, tutte queste fakenews, figuriamoci che sono qui a vaccinare mio figlio, vorrei soltanto presentarvi la realtà dei fatti: perché coloro che danno lezioni al MoVimento 5 Stelle hanno sventrato la sanità. Il presidio è aperto per vaccinarsi, senza prenotazione, dalle 7,30 alle 11,30, ma in realtà non ti vaccinano qui, non c’è personale, mancano le persone, ti devi prenotare.

Se ti prenoti, la prima vaccinazione che puoi fare è a luglio. Cioè prenotando oggi… luglio. Allora cosa fanno le persone che non si sono prenotate? Vengono qui la mattina molto presto, alle 5,00, alle 6,00, alle 7,00, molto presto perché ogni giorno ne fanno 20. Dicono che ne fanno fino alle 11:30, cosa che non è vera. Ma io non ce l’ho con le persone che lavorano qui dentro, dovete vedere la situazione, è veramente da terzo mondo, veramente da terzo mondo è sconvolgente.E poi la Lorenzin di permette di attaccare i 5 Stelle? Questi hanno sventrato la sanità, hanno tolto quattrini, hanno reso impossibili alcune visite e molto difficili anche le vaccinazioni pediatriche, molto difficili e si permettono di dare lezioni al Movimento 5 Stelle! Questa è la realtà, uscendo dagli slogan e dalla campagna elettorale, la realtà sono genitori accampati, molti che sono qui da stamattina presto, alcuni prenotati presto ma a cui fanno i vaccini alla fine della mattinata.

Non per responsabilità di coloro che ci lavorano, c’era una persona sola in tutta la sala, ma per responsabilità della politica che ha sventrato il Sistema Sanitario Nazionale, ha reso difficilissimo curarsi in questo Paese, e si permette di dare lezioni agli “inesperti” del MoVimento 5 Stelle. Buona giornata a tutti.

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Petroliera affondata: è ora di cambiare visione energetica

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dei portavoce MoVimento 5 Stelle Camera e Senato delle commissioni, Attività produttive, Ambiente e Industria

Un altro disastro ambientale, un altro ecosistema compromesso, tra i più ricchi e produttivi del pianeta. E ancora una volta sotto accusa è il petrolio. La petroliera affondata nel mar Giallo è un danno ambientale di proporzioni non ancora definibili. Ma quello che fin da adesso possiamo definire e ricordare è il pericolo e il rischio connesso al trasporto dei combustibili fossili. Lo abbiamo detto molte volte: è ora di cambiare visione energetica, è ora di voltare pagina. Il Pianeta non può più permettersi di correre questi rischi.

Con il nostro programma e con il MoVimento 5 Stelle al governo, l’Italia entro il 2050 sarà libera dalle fossili, alimentata con energie rinnovabili e tecnologia all’avanguardia.

Proprio venerdì scorso l’Agenzia internazionale per le fonti rinnovabili in occasione dell’assemblea annuale nel rapporto “Renewable Power Generation Costs in 2017” ha diffuso i dati sui nuovi progetti e le ultime aste indicano che entro il 2020 tutte le tecnologie rinnovabili attualmente commercializzate saranno competitive, e persino più economiche, delle fonti fossili. In linea con il nostro programma di governo.
L’Italia non può più aspettare.

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Reddito di cittadinanza, se al Pd non sanno fare i conti

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articolo tratto da lavoce.info

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle dichiarazioni di Yoram Gutgeld sul reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle.

I partiti e la lotta alla povertà

Siamo ormai nel pieno della campagna elettorale e il primo fact-checking del 2018 non poteva non prendere spunto da un tema trasversale alle proposte delle diverse forze politiche, ossia quello della lotta alla povertà. Sono tre le misure principali di cui si discute: il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle (di cui abbiamo già scritto in un fact-checking su Luigi Di Maio), il reddito di dignità proposto da Silvio Berlusconi (il cui costo per le casse pubbliche è stato stimato da Francesco Daveri e Massimo Baldini) e il reddito di inclusione ideato dal Partito democratico, che è già operativo.

Benché la lotta alla povertà sia l’obiettivo comune, le forze politiche pensano di raggiungerlo attraverso strumenti assai diversi tra loro e che inevitabilmente vengono criticati da parte degli avversari, soprattutto per i costi e le coperture.

Per esempio, Yoram Gutgeld, deputato Pd e commissario alla spending review, con una serie di tweet ha snocciolato conti piuttosto fantasiosi sul reddito di cittadinanza.

Il commissario alla spending review questa volta fa un po’ di confusione sui numeri, ma soprattutto sulla platea degli eventuali beneficiari della misura. Confusione a dir la verità comune nel Partito democratico, se perfino il suo segretario ed ex presidente del Consiglio suggerisce una spesa ancora diversa (84 miliardi), sbagliando a sua volta.

Prima di capire dove sbaglia Gutgeld, è forse utile ricapitolare brevemente il funzionamento del reddito di cittadinanza, visto che è scritto in un disegno di legge depositato, a differenza della proposta sul reddito di dignità che per il momento non è ancora chiara.

Come funziona il reddito di cittadinanza

La proposta del Movimento 5 Stelle (Ddl n. 1148/2013) prevede un trasferimento pari alla differenza tra la soglia di povertà e il reddito familiare effettivamente percepito. La misura usa l’indice di povertà monetaria individuato dall’Unione Europea nel 2014, corrispondente al 60 per cento del reddito mediano netto (in Italia 780 euro mensili, 9.360 all’anno, per un adulto single), ponderato per la composizione del nucleo familiare. In sostanza, si individuano redditi minimi per tutte le diverse composizioni familiari. Se un particolare nucleo familiare non arrivasse a quella soglia, lo stato verserebbe un contributo pari alla differenza tra i due valori (il cosiddetto poverty gap).

Secondo l’audizione dell’Istat sul Ddl, in base ai dati 2015, le famiglie beneficiarie sarebbero 2 milioni e 759 mila, per un totale di circa 8,3 milioni di persone. Il costo stimato dall’Istituto nazionale di statistica è di 14,9 miliardi. Mentre per l’Inps sarebbe di 30 miliardi (audizione del presidente Tito Boeri alla commissione Lavoro del Senato). Un’altra stima è stata data su lavoce.info da Francesco Daveri e Massimo Baldini, secondo cui le famiglie beneficiarie della misura sarebbero 4,9 milioni con un costo per lo stato di circa 29 miliardi di euro.

Vediamo allora qual è l’errore in cui è incappato Yoram Gutgeld.

Un errore di fondo

L’errore principale commesso dal commissario alla spending review è quello di considerare quale destinatario del reddito di cittadinanza il singolo individuo e non il nucleo familiare. La proposta pentastellata, però, è di integrare il reddito della famiglia (e non quello dei singoli soggetti) quando questo sia inferiore a una determinata soglia, che varia in base alla composizione del nucleo familiare.

Dal primo errore, derivano le altre inesattezze. Dal momento che l’unità rilevante è la famiglia, non si può determinare la platea dei destinatari attraverso le dichiarazioni dei redditi, che sono individuali.

Veniamo poi ai calcoli che Gutgeld ha fatto nel secondo tweet. Ha preso come platea di riferimento tutti i contribuenti con un reddito inferiore ai 10 mila euro, che sono 12,8 milioni. Perché proprio questa cifra? Pensiamo che il motivo sia che la proposta del M5S comporterebbe l’erogazione fino a 9.360 euro all’anno per un adulto single (780 euro al mese), quindi ipotizziamo un arrotondamento per eccesso a 10 mila. Ma si tratta solo di un possibile ammontare di integrazione di reddito perché le soglie variano in base a quanto percepito dalla famiglia e alla sua composizione. Quindi, è come se Gutgeld avesse ipotizzato che tutti i 12,8 milioni con reddito minore di 10 mila euro siano esclusivamente adulti single. Una volta individuati i beneficiari, ne ha moltiplicato il numero per l’integrazione media di reddito, secondo lui di 5.550 euro, di cui non conosciamo l’origine (nonostante il commissario inviti tutti alla trasparenza).

Il costo stimato da Gutgeld è quindi per forza di cose in eccesso rispetto alle altre stime, perché individua beneficiari individuali e non interi nuclei familiari.

Il verdetto

La stima di Gutgeld ha un vizio di fondo perché non riflette il reale funzionamento del reddito di cittadinanza indicato nel Ddl depositato. Un disegno di legge di cui si parla da anni e sul quale sarebbero necessarie chiarezza e trasparenza, sia da parte dei proponenti che dei detrattori. Tanto più quando i commenti sono del commissario del governo alla spending review, che dovrebbe fondare la propria credibilità sulla correttezza dei numeri, e che invece sbaglia in modo elementare la quantificazione della spesa richiesta. Perché la dichiarazione di Gutgeld non può essere altro che FALSA.

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Iniziano le #Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle: buon voto a tutti!

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di MoVimento 5 Stelle

Iniziano le parlamentarie del MoVimento 5 Stelle! Mentre tutti i partiti decidono nelle segrete stanze chi mettere nelle liste bloccate che si sono approvati con il Rosatellum, noi utilizziamo un metodo democratico e all’avanguardia in tutto il mondo: la votazione online e diretta da parte dei nostri iscritti. Tutti i candidati che troverete nelle liste hanno accettato il nostro Statuto e il nostro Codice Etico, che definisce regole chiare per evitare i voltagabbana e gli approfittatori, e ne rispettano i prerequisiti.

Si vota su Rousseau oggi martedì 16 gennaio e domani mercoledì 17 gennaio dalle ore 10 alle ore 21. Nel caso si creasse, per la grande partecipazione, l’effetto di coda virtuale ai seggi nelle ultime ore che potrebbe causare difficoltà ad accedere al sito, la scadenza sarà prorogata e sarà possibile votare dalle 10 alle 14 di giovedì 18 gennaio.

In ogni caso si suggerisce di non aspettare all’ultimo per votare. VOTA SUBITO!

Ogni iscritto potrà esprimere tre preferenze per i candidati nel proprio collegio plurinominale alla Camera e tre preferenze per quelli nel proprio collegio plurinominale al Senato. Possono partecipare alle votazioni tutti gli iscritti alla nuova Associazione MoVimento 5 Stelle con documento certificato. Gli iscritti non possono più fare modifiche al profilo fino alla fine delle votazioni. Non verranno certificati ulteriori documenti per nuove iscrizioni.

Partecipate, partecipate, partecipate! Buon voto a tutti!

REGOLAMENTO PER LA SELEZIONE DEI CANDIDATI NEI COLLEGI PLURINOMINALI E UNINOMINALI

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Una inchiesta rivela le amicizie pericolose del Commissario tedesco con gli uomini della ‘ndrangheta

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articolo di Pablo Petrasso pubblicato sul Corriere della Calabria

Negli anni 90 Guenther Oettinger era “soltanto” il capo della Cdu nel Parlamento di un Land tedesco. Adesso è il potente commissario europeo al Bilancio (e tra il 2010 e il 2014 lo è stato all’Energia, poi all’Economia, prima del passaggio alla nuova delega nella squadra di Juncker). Il suo nome fa rumore, specie se associato a quello che gli investigatori italiani ritengono uno dei centri dell’espansione della ‘ndrangheta in Germania. Il capitolo dei ristoranti italiani è preminente quando si cerca di descrivere il contatto tra le cosche calabresi e il territorio tedesco. Nel caso dell’operazione “Stige”, secondo la Dda di Catanzaro agricoltori e commercianti trapiantati in Germania sono stati costretti ad acquistare i prodotti esportati dalle ditte legate al clan Farao-Marincola. Concorrenza sleale, con la ‘ndrangheta che – manu militari – impone i prodotti. Per capire come questa storia possa creare imbarazzo addirittura alla Commissione europea bisogna fare diversi passi indietro. Mario Lavorato – ristoratore di Mandatoriccio finito in manette martedì assieme a oltre 160 persone – gestisce da molti anni una pizzeria vicino a Stoccarda. Un posto rinomato, di quelli che i tedeschi individuano con l’espressione «il mio italiano» quando decidono di andare a cena in un locale in cui si mangi bene. Negli anni 90, secondo quanto risulta dai rapporti della polizia tedesca, la pizzeria di Lavorato è, per Oettinger, «il mio italiano». Sempre in quegli anni, gli investigatori italiani che cercano riscontri sull’espansione delle ‘ndrine in Europa, ipotizzano che l’uomo originario di Cariati sia un esponente di spicco della criminalità organizzata; che addirittura organizzi trasporti di droga e di armi e riciclaggio di denaro. È a quel tempo – e nel corso di quelle indagini – che spunta fuori Oettinger: gli agenti monitorano il telefono della pizzeria e ascoltano una conversazione in cui appare presidente del gruppo parlamentare della Cdu nel parlamento del Land del Baden-Wuerttemberg (cioè Guenther Oettinger).



INTERCETTAZIONI PERICOLOSE
L’attuale commissario era un frequentatore abituale del ristorante di Winnenden. Era anche un amico del proprietario. A punto che nella pizzeria, era stata anche organizzata una “serata calabrese” a sostegno della Cdu. La vicinanza tra due mondi apparentemente diversi era di pubblico dominio, al punto che l’allora ministro della Giustizia del Baden-Wuerttemberg, il cristiano democratico Thomas Schaeuble (Cdu), pensò bene di informare il collega di partito sui sospetti del pubblico ministero nei confronti del suo amico italiano e consigliò al politico di non effettuare più telefonate nel ristorante. Quelle intercettazioni avevano passato il confine che separa la cronaca giudiziaria dalla politica. E anche il ministro dell’Interno, il socialdemocratico Frieder Birzele (Spd), informò Oettinger di quei colloqui “pericolosi”. Le due segnalazioni, oltre a mettere a parte il politico dell’inchiesta che lo sfiorava, sollevarono un polverone tale che il parlamento statale istituì una commissione d’inchiesta che doveva occuparsi della «pratica del monitoraggio telefonico» nel land di Stoccarda. Ma – in questo probabilmente la Germania e l’Italia un po’ si somigliano – la nascita di una commissione d’inchiesta spesso preannuncia un insabbiamento. E la maggioranza dei commissari giunse alla conclusione che era «giustificato e necessario» informare Oettinger, perché «la strumentalizzazione dei politici» appartiene alla tipica procedura della criminalità organizzata perché «è pratica comune usare la conoscenza con i politici per aumentare il loro prestigio e mostrare presunta influenza». Da allora, Oettinger ha ripetutamente sottolineato di non avere più alcun contatto con Mario Lavorato. Ma quelle frequentazioni, dopo il blitz, sono tornate a scuotere l’opinione pubblica tedesca, anche per via di due dettagliati servizi giornalistici pubblicati da Welt e Frankfurter Allgemeine Zeitung.

«O ACCATTI O ACCATTI»
Se da un ristorante si può arrivare a ipotizzare rapporti tra clan e politica, figuriamoci cosa può nascere da una mappa organica di più locali. È quella che la Dda di Catanzaro ha tracciato e inserito negli atti dell’operazione Stige: un quadro riassuntivo «delle attività commerciali operanti in Germania che, dalle captazioni eseguite, risultavano essere intestate o comunque collegate a esponenti della cosca o a persone vicine alla cosca cirotana». Decine di colloqui captati dai carabinieri del Ros disegnano la rete di relazioni di Lavorato e sottolineano l’importanza, in questo quadro, dell’Armig e V (Associazione dei ristoratori mandatoriccesi in Germania), grimaldello utilizzato dal ristoratore per piazzare i prodotti che, per gli investigatori, il clan crotonese avrebbe “spinto” nell’area di Stoccarda. C’era anche un altro «front man» nell’area ristorazione della holding Farao-Marincola. Sarebbe Vittorio Farao, l’uomo al quale i fornitori si rivolgevano alla minima difficoltà. Il suo intervento negli affari spiega quanto fosse “facile” (e alterato) il mercato: «Il vino – spiegano gli investigatori nell’ordinanza di custodia cautelare – veniva spedito a prescindere dalla richiesta del cliente». La capacità di smerciare i prodotti scelti dalla cosca emerge da diverse intercettazioni. Così come il ruolo di Giovanni Caruso, «figura di raccordo tra la cosca Farao e l’amministrazione comunale di Mandatoriccio, dove lavorava come segretario particolare del sindaco». Caruso ha parenti in Germania che gestiscono un ristorante a Francoforte sul Meno. È lui stesso a meravigliarsi delle capacità “imprenditoriali” del gruppo: «Ma come fanno a smerciare tutta questa roba, guagliò». I viaggi dei Farao in Germania testimoniano, per gli inquirenti, il loro strapotere: «I ristoratori di origine italiana – scrivono – non avevano la forza per contrastare a quelle che solo formalmente erano delle offerte commerciali che celavano delle imposizioni attesa la caratura criminale di chi le formulava». «Vogliono vendere tutto loro – dicono i ristoratori intercettati -. O accatti o accatti». È la libertà di scelta offerta dalla ‘ndrangheta ai suoi clienti.

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Liberiamo l’Università dai baroni

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Appuntamento giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 al Museo del Patrimonio Industriale, sala auditorium, via Della Beverara 123, Bologna, per la presentazione del Programma Università del MoVimento 5 Stelle. Partecipano Michela Montevecchi, Gianluca Vacca, Francesco D’Uva, Luigi Gallo e Alessandro Di Battista.

SCARICA QUI IL VOLANTINO

di Giuliano Gruner

Salve a tutti mi chiamo Giuliano Gruner sono avvocato cassazionista e ricercatore universitario confermato, quindi a tempo indeterminato, in servizio presso il dipartimento di diritto pubblico dell’università di Roma Tor Vergata. Nel 2013 ho conseguito l’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di professore universitario di prima fascia di diritto amministrativo e vorrei raccontarvi questa storia.

Nel 2015 io ho proposto un ricorso in sede di giustizia amministrativa avverso la chiamata, come professore di seconda fascia, di un mio collega. Nulla di personale contro questo collega che stimo personalmente, ma ho contestato le modalità attraverso le quali è avvenuta questa chiamata, vale a dire senza una valutazione comparativa con me che pure avevo i titoli per partecipare. Non so come andrà a finire questo ricorso, siamo in attesa della sentenza: forse vincerò, forse prenderò. Questo ancora non lo so ma la storia è un’altra.

Poco dopo la presentazione del ricorso al TAR ho cominciato a subire quelle che io ho percepito come delle vere e proprie minacce affinché ritirassi questo ricorso.

In particolare ho avuto un colloquio con il rettore dell’ateneo, professor Giuseppe Novelli, e l’ho registrato a sua insaputa con il mio telefonino ma, non perché io sia uso a registrare conversazioni tra presenti, l’ho fatto perché avevo precedentemente subito diverse minacce.

Durante questo colloquio il rettore Novelli ha rivolto a me delle parole che ho ritenuto gravissime. In seguito ho continuato a subire altre minacce affinché ritirassi questo ricorso fino a che la situazione è divenuta intollerabile per me e quindi ho preso carta e penna e ho scritto una denuncia alla Procura della Repubblica per raccontare l’accaduto.

Ad oggi il rettore Giuseppe Novelli è indagato, anzi per l’esattezza è imputato per il reato di tentata concussione ai miei danni in relazione alle parole che mi ha rivolto e che io ho registrato. Ora, qui a me non interessa molto parlare delle vicende processuali perché, delle vicende processuali si parla soltanto nelle sedi appropriate vale a dire nei processi. A me interessa raccontare, e anzi sono il primo in quanto giurista a conoscere molto bene l’articolo 27 comma 2 della Costituzione per cui l’imputato non è considerato colpevole sino a sentenza di condanna definitiva.

Il punto è un altro a mio avviso. Ci sono dei fatti a prescindere dalla loro rilevanza penale che possono avere una loro rilevanza enorme sul piano politico amministrativo e sul piano dell’etica pubblica. Ritengo che le parole che il rettore mi ha rivolto e che sono state pubblicate da tutti i maggiori quotidiani nazionali e riprese da importanti trasmissioni televisive come Le Iene, quindi che tutti conoscono, siano parole gravi oltre il fatto che siano un reato o meno.

Già nel mese di marzo scorso scrissi una PEC alla ministra Valeria Fedeli allegando le registrazioni, gli articoli di giornale e anche l’avviso di conclusione indagini nei confronti del rettore chiedendole di voler dare un forte segnale di discontinuità, vale a dire di censura non sul piano giudiziario ovviamente ma rispetto al comportamento. La ministra Fedeli a quella PEC non rispose, poi verso la fine di settembre siamo stati invitati io e il mio collega professore di chirurgia generale Pierpaolo Sileri dalla ministra Fedeli abbiamo accettato di buon grado subito e ci ha chiesto di rappresentarle la nostra la nostra vicenda.

Gliel’abbiamo rappresentata, lei ci ha ascoltato e per questo le siamo stati davvero molto grati. Tuttavia io ad oggi ho un sentimento di forte rammarico rispetto alla ministra Fedeli per una ragione semplicissima: le avevamo chiesto, sia io sia Pierpaolo Sileri, di voler prendere una posizione pubblica, netta, in ordine alle parole che il rettore Novelli ha rivolto nei miei confronti, e come la direttrice del Policlinico generale di Tor Vergata ha sempre rivolto alla sua persona.

La signora ministra in realtà questa dichiarazione di censura, lo ripeto ancora una volta non sul piano giudiziario, sul piano politico amministrativo, su quello dell’etica pubblica, l’aveva già rilasciata alla trasmissione Le Iene e che quindi non avrebbe più rilasciato dichiarazioni.

E’ passato parecchio tempo questo servizio delle Iene non mi risulta assolutamente che sia andato in onda.

Poi a seguito di altri articoli di giornale che sono usciti sulla stampa nazionale naturalmente riguardanti la nostra vicenda, Io ho scritto una seconda PEC alla ministra Fedeli mettendo in conoscenza tutti i giornalisti che si sono a vario titolo occupati della nostra vicenda tra cui lo stesso Marco Travaglio, Gian Antonio Stella, Alessandro Mantovani e Antonio Massari de il Fatto Quotidiano e così ho messo in conoscenza anche il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone per chiedere per l’ennesima volta alla ministra, proprio in quanto ministra, di dare un forte segnale di discontinuità rispetto al vicende di questo genere, una censura sul piano dell’etica pubblica rispetto alle parole del rettore Novelli.

Sono estremamente rammaricato del fatto che ad oggi la ministra Fedeli continui a tenere una posizione, un atteggiamento di assordante silenzio rispetto a tutte le vicende di Tor Vergata.

Chiudo questo video ringraziando il MoVimento 5 Stelle e in particolare l’onorevole Gianluca Vacca che peraltro ha proposto varie interrogazioni parlamentari alla ministra Fedeli, senza ottenere alcuna risposta.

Abbiamo costituito insieme ad altri colleghi docenti universitari tutti di ruolo una associazione si chiama trasparenza è merito e abbiamo un sito http://ift.tt/2FFIoUi chiunque vuole può recarsi sul sito può iscriversi gratuitamente, l’associazione si propone lo scopo primario di sostenere tutti coloro i quali intendano denunziare episodi gravi. Non farli sentire isolati e consigliare loro le vie da intraprendere meno costose e più efficaci. Ringrazio tutti.

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